• IL DOCUMENTO

Iran e Fratelli Musulmani, il patto scellerato in Turchia

Un documento del Ministero dell'intelligence iraniano, trapelato alla stampa, rivela il legame solido fra il regime rivoluzionario sciita e la Fratellanza Musulmana, movimento fondamentalista sunnita, un incontro avvenuto in Turchia. Teoricamente dovrebbero essere nemici, ma hanno nemici in comune: Israele e Arabia Saudita.

Truppe iraniane in parata

Settecento è il numero delle pagine di un documento proveniente dal MOIS, il Ministero per l’Intelligence e la Sicurezza iraniano, improvvisamente nelle mani della rivista The Intercept.

Spedito da fonte anonima, tradotto dal persiano in collaborazione con il New York Times, arriva direttamente dall'archivio segreto del ministero iraniano e dimostra lo sforzo di distensione delle due organizzazioni più importanti in termini di influenza del Medio Oriente. Stiamo parlano del braccio militare del Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica dell'Iran, noto come al-Quds, e la Fratellanza Musulmana, un movimento politico islamista tentacolare con un’influenza significativa in tutta la regione, ma non solo. Le due organizzazioni avrebbero deciso di incontrarsi nel 2014, secondo quanto emerge dal documento, in un albergo in Turchia – Paese considerato sicuro per il vertice, in quanto uno dei pochi in buoni rapporti sia con l'Iran che con i Fratelli musulmani (di cui l'AKP è espressione locale).  

Quell'incontro, per valutare una probabile collaborazione, arrivava all'indomani di un momento delicato sia per la Fratellanza, in seguito alla rimozione di Morsi dal potere -  una pesante sconfitta subita in Egitto in seguito alla rivolta popolare spalleggiata dall’esercito che aveva portato al tracollo del governo islamista - che per l'Iran, in balia dell'avanzata del jihadismo di stampo sunnita in Iraq. Apparentemente al-Quds e la Fratellanza Musulmana sembrerebbero acerrimi nemici. 

Ma non stupisce che certe informazioni vengano fuori oggi, quando i Fratelli Musulmani restano indeboliti dalla sconfitta in Egitto e dall’isolamento del Qatar – loro principale sponsor – dalle altre potenze sunnite. Mentre l’Iran è letteralmente in balia della nuova linea di Trump che, con una politica di “massima pressione” ha inferto un duro colpo alla Repubblica islamica, acuendo le già evidenti fratture interne al regime religioso. Dal documento emergono le complessità esasperanti del panorama politico in Medio Oriente e la difficoltà, per chi ne è estraneo, compresi i funzionari statunitensi, a capire cosa stava e sta realmente accadendo nella regione. E ora quelle pagine offrono un ritratto dettagliato di quanto aggressivamente Teheran abbia lavorato per inserirsi negli affari iracheni e del ruolo unico del generale Suleimani, capo della potente al- Quds.

È una trama di spionaggio, costruita negli anni, e che sembra strappata al copione delle migliori serie televisive, quella che le pagine raccontano. Riunioni organizzate in vicoli bui e centri commerciali o sotto la copertura di un'escursione di caccia o di una festa di compleanno. Informatori nascosti all'aeroporto di Baghdad che scattano foto di soldati americani e controllano i voli militari della coalizione. Emerge persino cosa le fonti abbiano ricevuto in dono - pistacchi, acqua di colonia e zafferano. E che ai funzionari iracheni sono state offerte tangenti. 

A quell’incontro la Fratellanza Musulmana era rappresentata da tre dei suoi più importanti leader egiziani in esilio: Ibrahim Munir Mustafa, Mahmoud El-Abiary e Youssef Moustafa Nada - e se i primi due non si sono fatti trovare dalle due testate giornalistiche, l'ultimo ha negato ogni cosa e persino di essere mai stato a conoscenza dell'incontro. I Fratelli volevano la pace in Iraq, afferma la delegazione nel documento. Se c'era un posto nella regione in cui era necessario un aiuto per colmare il divario tra sunniti e sciiti, era lì, e forse la Fratellanza e al-Quds potevano cooperare. Là l'Iran rappresenta da tempo una presenza importante, in particolare a sud. Dove ha aperto “uffici religiosi” nelle città sante dell'Iraq e ha tappezzato le strade di striscioni del leader rivoluzionario iraniano, l'Ayatollah Ruhollah Khomeini. Supporta alcuni dei più potenti partiti politici nel sud, invia studenti iraniani a studiare nei seminari iracheni e invia operai edili iraniani a costruire hotel e santuari iracheni.

Ma a far sedere dallo stesso lato del tavolo la Forza Quds e i Fratelli Musulmani sono stati i due nemici in comune: Israele e Arabia Saudita. Quest'ultima attiva sia in Yemen che in Siria contro la presenza sciita e in chiave anti-Fratellanza. E, infatti, come riporta il New York Times, si sarebbe discusso anche di Yemen, con i Fratelli Musulmani che avrebbero proposto  un impegno comune nel far cessare le ostilità tra gli Houthi filo-iraniani e le tribù sunnite per indirizzare gli sforzi in chiave anti-saudita. Inoltre, secondo quanto riportato dal documento del MOIS, i leader della Fratellanza avrebbero chiesto agli iraniani di restare fuori dall’Egitto per evitare che la propria credibilità nella lotta interna contro il governo di Abdel Fattah al-Sisi venisse compromessa. Le informazioni trapelate mostrano con evidenza le affinità ideologiche e politico strategiche capaci di tenere insieme il mondo sunnita e quello sciita nel sogno, per entrambi, di creare uno stato islamico fondato sulla shari'a, oltre alla dimensione di un islam capace di andare oltre il settarismo nella contrapposizione all’occidentalizzazione. Niente di nuovo, però, agli occhi della storia che vide i Fratelli Musulmani appoggiare la rivoluzione iraniana considerandola una rivoluzione islamica a tutti gli effetti contro lo scià troppo occidentale. Ed era il 2017 quando iraniani e i Fratelli Musulmani si incontrarono ancora a Teheran in occasione della conferenza sull’intifada palestinese e uno degli appelli più forti venne lanciato contro la normalizzazione dei rapporti con Israele da parte dei Paesi arabi. In quell’occasione si discusse del  “bisogno” del jihad globale atto ad unire tutti i fedeli musulmani sotto la bandiera dell’islam.

E così che subentra l’altro nemico comune, Israele. E non è un caso che Hamas – il braccio palestinese della Fratellanza – riceva aiuti dall’Iran. Come non lo è il fatto che la  “Jihad islamica Palestinese” (PIJ) è stata lasciata libera di operare a Gaza, dove governa Hamas, proprio in questi giorni.