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IL GARANTE

Intelligenza artificiale: rischi per la privacy

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«Alla infinita volontà di potenza della tecnica, deve porsi un indirizzo e un limite, etico e giuridico, a tutela della dignità della persona». Così il Garante della privacy nel corso dell'annuale relazione alla Camera. 

Attualità 07_07_2023

L’intelligenza artificiale e il metaverso rappresentano grandi scoperte sul piano dell’innovazione tecnologica, ma rischiano di compromettere lo sviluppo delle persone e delle società, producendo situazioni alienanti e autodistruttive. Non sono scenari apocalittici di qualche vate in cerca di visibilità, bensì le autorevoli valutazioni che il Presidente dell’Autorità garante della protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione ha espresso nella sua Relazione annuale illustrata ieri alla Camera. 

Una relazione molto ricca, che ha spaziato dal potere degli algoritmi alla tutela dei minori e dai rischi generati dalle intelligenze artificiali e dal metaverso alla necessità di disciplinare l’oblio oncologico, fino ad arrivare alla puntualizzazione dei doverosi confini tra giornalismo e diritto di cronaca per evitare derive in termini di voyeurismo e di lesione della privacy dei protagonisti delle vicende di interesse pubblico.  

Ma nel mirino del Garante sono finiti soprattutto intelligenza artificiale e metaverso. «Tra le garanzie necessarie per impedire effetti socialmente regressivi dell’intelligenza artificiale - si legge nella Relazione - quelle già sancite dalla disciplina di protezione dei dati - dal divieto di uso discriminatorio al diritto alla spiegazione oltre, appunto, al principio di proporzionalità - rappresentano un presidio essenziale. E concorrono alla definizione del limite che l’uomo deve saper (op)porre alla tecnica, il diritto al potere, la democrazia all’ideologia del controllo». Quanto allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, secondo Stanzione esso va indirizzato «in una direzione compatibile con la tutela della persona. Alla infinita volontà di potenza della tecnica, a ciò che si è definito il playing God, deve porsi un indirizzo e un limite, etico e giuridico, a tutela della dignità della persona - ha sottolineato -. Il rischio, altrimenti, è che le tecniche divengano sempre più opache, mentre le persone sempre più trasparenti, secondo l’idea dell’uomo di vetro cara a sistemi tutt’altro che democratici. 

Ciò che emerge con urgenza, secondo il Garante, è la necessità di uno statuto, giuridico ma anche etico, delle neotecnologie, che ne promuova massimamente lo sviluppo ma al servizio della persona, della solidarietà, dei diritti fondamentali. Gli interventi del Garante hanno consentito, come nel caso di ChatGPT, di indirizzare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa in una direzione compatibile con la tutela della persona, contrastando lo sfruttamento di quei frammenti dell’io che sono i dati personali.  

Un monito da Stanzione è arrivato anche sull’uso del metaverso, su cui il Garante ha detto: «Andranno adottate tutte le misure necessarie ad impedire un’eccessiva dipendenza, soprattutto dei giovani, da questa dimensione quasi onirica, capace di alienarli dalla realtà e di svincolarli dal rapporto con essa, proiettandoli nello spazio dell’infinitamente possibile». 

«L’esperienza immersiva e totalizzante che il metaverso consente - ha sottolineato il presidente Stanzione - rendendo l’utente protagonista e non solo fruitore del suo mondo, avrà un impatto non trascurabile sul rapporto tra uomo e tecnica. Alcuni ricercatori prefigurano, addirittura, un’ibridazione così profonda tra reale e virtuale nella percezione degli utenti, da potersi ipotizzare persino delle cyberemozioni, in grado di trasformare l’esperienza soggettiva». 

Il Garante ha anche insistito sulla tutela dei minori e sulla necessità di verificare la loro età prima della discesa nell’agone virtuale. «Stabilire la soglia di accesso autonomo dei minori alla rete è un tema cruciale per impedire i rischi della ‘solitudine digitale’ e, quindi, dell’esposizione del minore a contenuti potenzialmente lesivi per lo sviluppo della sua personalità, senza neppure la mediazione degli adulti di riferimento», ha ribadito Stanzione.  

Non si tratta di proibire l’uso dei social ma certamente di renderlo più sicuro; per i minori innanzitutto. Ricordiamo che spesso i giovani fanno esperienza del mondo tramite il web, senza tuttavia disporre degli strumenti per comprenderlo, imbattendosi in contenuti inadatti alla loro età, con attitudine manipolativa.  

Guardando anche alla recente attualità, il Garante ha dedicato una riflessione anche alla «ricerca spasmodica, da parte dei giovani, di una ‘visibilità’ sui social spinta sino al punto di mettere a rischio la vita degli altri». Si rischia «di divenire spettatori inerti del male o, come nel recente caso di cronaca, di sacrificare la vita di un bambino per un like in più». 

Il Garante ha infine puntato il dito contro il capitalismo delle piattaforme, che tendono in maniera oligopolistica a gestire i dati degli utenti e a monetizzarne l’utilità, spesso compromettendo le libertà individuali. Occorrerà vigilare e c’è da auspicare che soprattutto la nuova normativa europea in materia di intelligenza artificiale possa realizzare un bilanciamento virtuoso tra libertà e responsabilità. L’Europa per prima si accinge a normare la materia, puntando a una soluzione mediana tra la deregulation selvaggia, che delega al mercato la definizione degli equilibri economici e giuridici in Rete e lo statalismo dei regimi più repressivi. Impresa ardua che andrà valutata nelle sue applicazioni concrete.