• IL LIBRO DI GULISANO

"Indagine su Sherlock Holmes" e sul suo creatore

Indagine su Sherlock Holmes (Ares, pp. 232, €. 14) è un libro in cui Paolo Gulisano ripercorre le biografie dell’autore, Arthur Conan Doyle, e della sua straordinaria creatura, il «consulente di investigatori» che è un’icona dell’immaginario mondiale.

Paolo Gulisano non è solo il medico che scrive per la Nuova Bussola Quotidiana, ma anche un grande conoscitore di storia e letteratura anglosassone, temi ai quali ha dedicato numerosi saggi. Oggi (sì, perché la sua produzione è tale che pare ne sforni uno al giorno) pubblica Indagine su Sherlock Holmes (Ares, pp. 232, €. 14).

Il libro ripercorre le biografie dell’autore, Arthur Conan Doyle, e della sua straordinaria creatura, il «consulente di investigatori» che è un’icona dell’immaginario mondiale. Tanto amato da avere dato luogo a un numero spropositato di film e di «apocrifi» (cioè, storie che Doyle non ha mai scritto ma che legioni di devoti vorrebbero avesse fatto). Moltissimi attori hanno dato il volto al detective londinese e Gulisano elenca i principali, pur se trascura, per mancanza di spazio, Leslie Howard (l’Ashley di Via col vento), Charlton Heston e il recentissimo Henry Cavill (l’ultimo Superman, gonfio di muscoli e naso dritto: insomma, improbabile) nel perdibile Enola Holmes (ennesimo apocrifo che immagina una sorella di Sherlock).

Sherlock Holmes è, insomma, un personaggio così azzeccato e planetariamente amato da costituire l’invidia di ogni scrittore. Anche mia, tant’è che a suo tempo mi cimentai con un apocrifo, Sherlock Holmes e il misterioso caso di Ippolito Nievo, che uscì per la San Paolo e poi fu riedito in un Giallo Mondadori. Ora, dovete sapere che c’è un sacco di gente che tratta Sherlock Holmes come se fosse realmente esistito. Me ne accorsi mio malgrado quando ambientai vagamente il mio apocrifo «attorno» al 1892. Non l’avessi mai fatto. I cultori del Canone (i fans hanno ricostruito la «vita» del Detective così minuziosamente che chi osa discostarsene perde un sacco di punti con ciò stesso) mi aggredirono: nel 1892 Holmes non poteva essere dove l’avevo messo io, bensì altrove. Credo che questo involontario scivolone abbia influito negativamente sulle vendite, ma vi dimostra qual sia il fanatismo (fan è abbreviazione di fanatic) che da sempre circonda il personaggio.

L’inventore del Canone fu (e ti pareva) un prete, Ronald Knox, convertito (e perciò diseredato dal padre, che era un vescovo anglicano) e amico di Hilaire Belloc. Che era amico di Chesterton, il quale proprio dal successo di Holmes fu spinto a creare il suo Padre Brown (che Gramsci, sì, proprio lui, preferiva a Sherlock Holmes), portato sullo schermo nel 1954 dal grande Alec Guinness ma inferiore in popolarità proprio perché filosoficamente più raffinato. Se l’inventore del Canone era un convertito al cattolicesimo, l’autore di cotanto personaggio fece il cammino opposto: nato cattolico e studi dai gesuiti, divenne positivista e infine spiritista. Fu un editore americano a praticamente lanciarlo nell’empireo: propose a lui e a Oscar Wilde (altro convertito) di scrivere qualcosa, ovviamente a pagamento cash. I due si misero alacremente all’opera e Wilde sfornò Il ritratto di Dorian Gray, mentre Doyle Il segno dei quattro, che fu un successo formidabile. La rivista The Strand Magazine volle un racconto al mese: vendeva mezzo milione di copie alla volta e ci scrissero H.G.Wells, Rudyard Kipling, Edgar Wallace, Georges Simenon, P. G. Wodehouse, perfino Winston Churchill.

Com’è noto, Doyle a un certo punto si stufò dei ritmi forsennati a cui era costretto e, avendo altre ambizioni letterarie, fece morire il suo personaggio. Ma fu costretto a risuscitarlo a furor di popolo. E pure il figlio di Doyle, Adrian, dovette mettersi al lavoro dopo la morte del padre. Doyle, che era medico, conosceva i lavori di Ezechia Lombroso (ebreo che si faceva chiamare, chissà perché, Cesare), medico militare nella campagna contro i «briganti» meridionali? Certo, visto che le teorie di Lombroso avevano interessato anche Freud e Jung. Ma, per nostra fortuna, Sherlock Holmes non le prese neppure in considerazione: i criminali si scoprono con la deduzione, non per le orecchie a sventola. Infine, la prima volta che fui a Londra mi precipitai al 221B di Baker Street solo per scoprire che c’era una banca. Adesso c’è il museo del Consulting Detective. Che invidia…