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In morte di Iannaccone, l'apologetica perde un altro maestro

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È morto a soli 62 anni Mario A. Iannaccone, autore prolifico e firma della Bussola. Si muoveva con disinvoltura dalla saggistica al giallo, capace di "esaurire" qualsiasi argomento esplorasse, dalla rivoluzione psichedelica alle persecuzioni anticristiane: dopo di lui nessuno riusciva più ad aggiungere altro.

Cronaca 20_05_2026

Dopo Vittorio Messori, se ne va Mario Arturo Iannaccone. «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti», dice la Scrittura. È valso per Messori, che se ne è andato ottantino. Ma non per Iannaccone, che di anni ne aveva sessantadue, gli ultimi due spesi a combattere contro il male del secolo scorso che continua esponenzialmente nell'attuale (qualcuno prima o poi dovrà spiegare questa epidemia di cancri, il male che decenni  di telethon e “ricerca” divora-soldi non sono riusciti a contenere). E il cancro Mario lo aveva proprio nell'organo che lo qualificava, il cervello. Perché questo lui era, un cervello. Sebbene si considerasse un mio discepolo, era vero il contrario, giacché gli invidiavo la sua capacità di ricerca, la sua perfezione come saggista, la sua capacità di muoversi nell'informatica. Grazie a quest'ultima, aveva esplorato, e da par suo, l'esplorabile, internazionalmente parlando, nell'ambito delle cure sui tumori. Non so se e quante ne avesse provate, ahimè invano.

La sua produzione letteraria è sterminata e, soprattutto, variegata. Era a suo agio col romanzo storico e anche con quello utopico, e perfino col giallo. Ma era nella saggistica che dava il meglio di sé, passando tranquillamente dalle grandi persecuzioni sui cristiani (guerra civile di Spagna, guerra Cristera in Messico) alle biografie più disparate (Dickens, san Giovanni della Croce, Huxley), ai fenomeni contemporanei come il movimento hippie e le droghe lisergiche, o addirittura i serial killer, ai “misteri”: Rennes-le-Chateau, i Templari, gli Illuminati, Giordano Bruno. Ma anche l'analisi approfondita di grandi classici anglosassoni come Il grande Gatsby di Francis F. Fitzgerald o Ritratto di signora di Henry James. Col suo modo di fare placido e suadente era capace di farsi mettere a disposizione l'archivio di Fernanda Pivano, che fu la musa di scrittori americani come Hemingway e gli altri di quella stagione.

Ma, soprattutto, di lui mi lasciava quasi senza fiato la sua capacità di esaurire un argomento. Cioè, quando affrontava un tema, nessuno dopo di lui poteva aggiungere altro: lui l'aveva sviscerato in modo preciso, minuzioso, completo e totale. Per esempio, volete sapere tutto-ma-proprio-tutto sulla rivoluzione psichedelica degli anni Sessanta? Leggete il suo libro. Mi raccontava ridendo, al proposito, che quel suo testo aveva spopolato, chissà perché, tra i bykers, i gruppi  di motociclisti tipo Easy Rider o gli Hell's Angels californiani. Una volta riuscì a convincermi ad aprire con lui una scuola di “scrittura creativa”. Ho detto “riuscì” perché non credevo che la creatività si potesse insegnare. E ancora sono piuttosto scettico.

Era un'estate milanese, dunque non proprio fresca. In un'aula messa a disposizione (dietro pagamento) dai salesiani, che di aule ne hanno a iosa. Io facevo in pratica solo da testimonial, mentre lui dottamente disquisiva su “prospettive diegetiche” e quant'altro. Era talmente professionale che mi impedì di aprire la finestra perché da fuori, in lontananza, proveniva il rumore di un martello pneumatico. Naturalmente, l'aula salesiana era sprovvista di condizionatore. Non ripetemmo l'esperienza perché, mi  spiegò, in diversi avevano hackerato il nostro sito e chi credeva di iscriversi da noi finiva in realtà nelle fauci di qualcun altro. Ho omesso, qui, i suoi titoli perché avrebbero intasato lo spazio a mia disposizione. Li trovate tutti in internet.

Sono sempre i migliori che se ne vanno, verrebbe da dire. Beh, sennò il Paradiso sarebbe pieno dei peggiori, verrebbe da rispondere. Sì, ma in questa Valle di Lacrime l'apologetica perde un altro pezzo.

Il direttore e la redazione de La Nuova Bussola Quotidiana si uniscono al cordoglio per la morte di Mario ed esprimono le più sentite condoglianze alla moglie e al figlio. I funerali si svolgeranno giovedì 21 maggio alle ore 15 presso il santuario del Carmelo di Monza. 
 



IL LIBRO

Iannaccone narra i serial killer. Dal freak al buon padre

18_10_2017 Rino Cammilleri

Meglio regnare all’inferno di Mario A. Iannaccone è la più completa ricerca sul fenomeno dei serial killer apparsa in Italia. Fenomeno trattato anche in innumerevoli opere letterarie e cinematografico, il personaggio del serial killer preferito dagli autori contemporanei è ... il buon padre di famiglia cristiano.

ricordo

Così Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetica

07_04_2026 Rino Cammilleri

Due vite parallele, una lettera e un romanzo che inizialmente nessuno voleva pubblicare, ma che attirò l'attenzione del già celebre autore di Ipotesi su Gesù. Ne venne fuori una trentennale amicizia tra due grandi firme dell'apologetica, fondata su una sintonia più forte di qualche screzio che pure non mancò.
- "Non era un apologeta", la sciocchezza di Avvenire, di Riccardo Cascioli

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29_06_2023 Mario Iannaccone

Ripercorriamo l'opera dell'autore di "Non è un paese per vecchi", recentemente scomparso. Lasciata l'educazione cattolica, lo scrittore continuava però ad attingere con rispetto alla Bibbia, tanto da essere definito "strongly catholic".

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Il cinema ha contribuito a cambiare i costumi, la visione del mondo, la psicologia dei singoli. Oggi i cinque principali studios hanno contenuti obbligati, in omaggio alle ideologie dominanti. Il libro dello psicologo Roberto Marchesini, edito dalla Nuova Bussola, aiuta a capire le dinamiche in atto, con esempi illuminanti.