• IL BELLO DELLA LITURGIA

In 215 figure la moltitudine esultante dell’Apocalisse

Nel 1500 Ludovico Brea ricevette l’ordine di un dipinto per Tutti i Santi, raffigurati nell’atto di assistere all’Incoronazione della Vergine Maria. Il primo cerchio è popolato dai giusti ancora in terra, il secondo è il mondo celeste. Il Brea traduce la «moltitudine immensa» dell’Apocalisse in 215 figure, ciascuna delle quali, per la precisione dell’artista, è una gioia per gli occhi. E ricorda che tutti siamo chiamati alla santità.

Ludovico Brea, Pala di Ognissanti, Genova – Museo della Chiesa di Santa Maria del Castello

… ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello» (Ap 7, 9-10).

Ludovico Brea è un nome poco noto ai più. Eppure fu pittore di una certa rilevanza ai suoi tempi e nel suo ambito, vale a dire il territorio ligure, per lo più ponentino, sul crinale tra Quattro e Cinquecento. Da lui, nizzardo di nascita e figlio di artigiani bottai, furono firmate numerose locali pale d’altare, commissionate in primis dai frati domenicani, attraverso cui diffuse in Liguria un linguaggio dal sapore fiammingo e lombardo insieme, rinascimentale a tutti gli effetti.

Nel 1500 accadde che la nobildonna Teodorina Lomellini, vedova Spinola, gli ordinò un’opera per la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria del Castello a Genova, successivamente spostata nell’attiguo museo per motivi conservativi. Come la cappella, anche il dipinto fu intitolato a Tutti i Santi. E come spesso accade in questi casi, il pittore decise di ritrarre i personaggi, protagonisti del tema suddetto, mentre assistono all’Incoronazione della Vergine. Da qui il titolo, anche se la pala è altrimenti nota come “Paradiso” o “Vocazione dei giusti”.

I convocati sono davvero tanti ed è una gioia per gli occhi soffermarsi su ciascuno di loro, considerando la precisione con cui il pittore individua le singole fisionomie che hanno fatto pensare a ritratti veri e propri. Sono disposti in due ordini distinti che si snodano, concentrici, attorno alla mandorla che racchiude la Trinità e Maria incoronata, fulcro dell’intera composizione.

Il primo cerchio, quello più vicino a chi osserva, è popolato dai giusti viventi; il secondo, quello a ridosso dell’investitura della corona sul capo della Regina, è il mondo celeste, il Paradiso appunto. A fare da spartiacque tra i due livelli c’è una catena di angeli.

La distribuzione dei santi segue un ordine preciso, tale per cui nel registro più basso, tra diaconi e dottori, trovano posto le vergini, mentre, più su, ci sono i profeti e gli apostoli. Dall’umile abito che indossa, tessuto con peli di cammello, riconosciamo, sulla sinistra, san Giovanni Battista accanto al quale san Pietro è identificabile dalla barba bianca che gli incornicia il viso e dalle chiavi strette nella sua mano. In posizione simmetrica rispetto a loro, l’altro Giovanni, l’Evangelista, mostra la penna con cui scrisse i testi sacri. I domenicani sui lati fanno da intermediari tra la terra e il cielo.

È una “moltitudine immensa” quella che osserviamo nel dipinto del Brea che ha tradotto la citazione apocalittica in ben duecentoquindici figure, interpretando quasi alla lettera quanto scritto nel Martirologio Romano che così introduce la liturgia della solennità di Tutti i Santi:

Oggi, in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.

Una moltitudine di cui anche noi, e tutti, siamo invitati a fare parte.