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ILVA, la decrescita felice è il suicidio dell'Italia

La rescissione del contratto con lo Stato italiano da parte di Arcelor Mittal, il gruppo siderurgico che avrebbe garantito la sopravvivenza di ILVA (20mila lavoratori più l'indotto), è l'esito di un atteggiamento autolesionista del governo italiano. Ma soprattutto dei 5Stelle che perseguono un programma di de-industrializzazione, che distrugge l'economia italiana.

È fatta, Taranto e l’Italia non avranno più ILVA, la più grande acciaieria d’Europa, e i quasi 20.000 addetti non avranno più lavoro, la decrescita felice voluta dai 5Stelle mette a segno un altro trionfale risultato.

Ieri mattina Arcelor Mittal, il gruppo siderurgico franco-indiano che aveva firmato un complicato accordo con lo stato italiano per garantire la sopravvivenza di ILVA, ha notificato la decisione di rescindere il contratto con cui si impegnava a reiniziare l’attività produttiva dell’acciaieria di Taranto nonché degli insediamenti di Novi Ligure e Cornigliano.
La causa è semplice: dopo aver firmato l’accordo, il governo italiano ha cambiato unilateralmente alcuni dei punti dello stesso, inserendo nuovi obblighi e nuove procedure a carico della società franco-indiana. In particolare è stato cancellato lo scudo legale per la società, che metteva al riparo i nuovi dirigenti da eventuali inadempienze o reati compiuti precedentemente al loro ingresso.

Si badi bene che il contratto prevedeva il preciso diritto di Arcelor Mittal di rescindere l’accordo in caso di mutate condizioni. E il tema dello scudo legale era stato segnalato da tempo e pubblicamente come dirimente, il governo e il mondo della politica ne erano e ne sono perfettamente al corrente.
Non è dunque un fulmine a ciel sereno ciò che è accaduto, ma qualcosa che era previsto e preventivato, e che il governo, spinto dai 5Stelle ma anche, alla fine, dal consenso del PD, ha consapevolmente scelto.

Immediata la reazione dei sindacati. Il leader della Fim Marco Bentivogli ha dichiarato che il disimpegno di Arcelor-Mittal costituisce una vera “bomba sociale”, la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan parla di un fatto gravissimo che chiama in causa la responsabilità del governo e della politica.
Numerosi anche i commenti dal fronte industriale, che esprimono fortissima preoccupazione per la perdita di una produzione essenziale per l’economia italiana .
Mentre l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro parla di disastro sociale per la città e per l’intera regione.

E in realtà di un vero disastro si tratta, e su diversi fronti: su quello occupazionale abbiamo già ricordato i quasi 20.000 addetti complessivi tra Taranto, Novi Ligure e Cornigliano, a cui vanno aggiunti altrettanti addetti all’indotto. Sul versante industriale basta ricordare che l’Italia, paese manifatturiero, è grande consumatrice di acciaio, e ora dovrà più che mai dipendere dall’importazione.

Ma ancora più grave, se si può, è il danno di immagine e di sostanza che l’Italia si è autoinflitta nel mondo dell’economia mondiale e dei mercati mondiali. Sappiamo tutti quanto siano importanti gli investimenti per risollevare il nostro PIL, e quanto abbiamo bisogno di investimenti stranieri, accanto a quelli italiani. Ebbene, c’è da chiedersi quale sarà e se ci sarà una nuova multinazionale disposta a scommettere un solo euro per un investimento in Italia, un paese che ha un governo che non rispetta gli accordi economici che lui stesso ha sottoscritto.

Provvisoria conclusione: ILVA aveva provocato nel corso della sua storia numerosi problemi di natura ambientale e di inquinamento, problemi anche gravi e molto gravi, con ricadute sulla salute dei lavoratori e degli abitanti del quartiere. Per questo era stata fatta oggetto di parecchi provvedimenti e poi chiusa.
Ma tutte le persone moralmente oneste sanno che oggi questi problemi ambientali sono tutti risolvibili, e si può produrre acciaio senza ledere la salute di chi ci lavora. A questo mirava l’accordo sottoscritto, e lo garantiva. Aver fatto saltare l’accordo, si badi bene per una ragione giuridica e non di difesa della salute, realizza ciò che i 5Stelle hanno sempre sostenuto: chiudere ILVA, iniziare da Taranto la decrescita felice. Ora, con la complicità dei due governi di cui sono stati protagonisti, ce l’hanno fatta.