• GLI INDIZI E LA PROVA

Il vero obiettivo della Dad? Il transumanesimo

I danni sugli adolescenti causati da Dad e isolamento sono crescenti, perché allora si alternano chiusure e riaperture delle scuole? Dopo aver ascoltato parole e numeri ufficiali si capisce che non sono veritieri. L’obiettivo? Favorire un modo di essere che risponde agli interessi della rete, controllata da alcune élites. Tutto ciò porterà a un mondo transumano che si adatta al giro d’affari amplificato in questi mesi dalle Big Tech. Perciò bisogna reagire.

In questi ultimi periodi molte voci si sono levate contro il massiccio impiego della DAD. Vari rappresentanti dell’opinione pubblica, sollecitati da manifestazioni di genitori, esperienze personali e articoli di esperti, hanno ammesso, anche per opportunismo, il disagio psicofisico che tale metodologia didattica comporta per gli alunni.

Gli aumenti costanti di casi di instabilità e di sofferenza nei giovani sono riportati, parzialmente, dai quotidiani: da attacchi di panico sempre più gravi e frequenti all’autolesionismo, dalle tendenze suicidarie alla sindrome on line brain. Di fronte a tali dati ci si è convinti di quanto sia indispensabile il ritorno a scuola dei ragazzi (intervista alla neurologa Rosanna Chifari Negri del 10-3-21).Si è rafforzata anche la convinzione che non siano le sedi scolastiche la fonte primaria di contagio, bensì le numerose occasioni in cui gli adolescenti si frequentano al di fuori dell’orario delle lezioni, terminata la DAD. È naturale che da più parti ci si chieda: perché allora dall’inizio dell’anno si continua ad alternare chiusure e riaperture limitate degli istituti scolastici? Proliferano ipotesi diverse: dall’ansia di molti genitori a dirigenti scolastici che preferiscono non assumersi ulteriori responsabilità, da insegnanti timorosi alla codardia di politici e sanitari che speculano sulla situazione creatasi, fino alle convenienze economiche e al narcotraffico (articolo Crepet del13-03-21).

Dopo aver cercato una risposta plausibile nei volti espressivi e negli sguardi intelligenti, dispensatori di speranza dei massimi responsabili politici e sanitari e aver ascoltato parole e numeri, ormai palesemente inattendibili, mi sono ulteriormente convinto che probabilmente da loro non giungono indicazioni veritiere. Vorrei allora esplorare una possibile lettura dei fatti, perché possa stimolare il nostro pensiero verso una maggiore consapevolezza.

Personalmente ritengo che il blocco costante alla riapertura totale delle scuole e l’alternanza tra periodi di apertura (sempre più brevi) e di chiusura (tendenzialmente ampliati il più possibile) siano decisi scientemente e (ir)responsabilmente, in quanto ritenuti passaggi imprescindibili per promuovere la destrutturazione degli adolescenti. L’obiettivo? A mio avviso, un progetto già in atto da tempo: condizionarne e dirigerne un modo di essere nel mondo e di vivere la propria esistenza che risponde alle direttive e agli intenti della rete, controllata da alcune élites di potere.

La tesi va approfondita in quanto può rischiare di essere catalogata come“complottista” o fake, termini promossi e diffusi dalla stessa rete globale al fine di svilire e rendere apparentemente insensata qualsiasi forma di visione critica o non allineata con il “pensiero unico”.

Il fine primario del mantenimento, a qualsiasi costo, del blocco alterno delle lezioni in presenza ritengo sia mantenere gli adolescenti, in particolare la fascia di età dai 14 ai 19 anni, in uno stato di dipendenza multipla, già purtroppo tipico di molti giovani, e incrementarlo il massimo possibile, agendo contemporaneamente anche su altri ambiti relazionali (si veda qui).

Costringere i ragazzi a vivere in un isolamento continuo, limitandone le occasioni di contatto sociale reale, quindi con tutta la persona, corpo compreso, privandoli della crescita intellettuale e culturale che la scuola promuove, vietando o complicando la pratica dell’attività fisica, soffocandone la riflessione interiore, il potenziamento del vero sé, che scaturisce anche dall’incontro con il tu dell’altro, significa deliberatamente impedire la formazione della giovane persona nella totalità delle sue potenzialità e nella sua libertà.

L’obiettivo consiste dunque nel condizionare lo sviluppo psicofisico degli adolescenti di questa generazione, deprivandola e orientandola con interventi strategici e ben definiti (magari con un algoritmo) affinché mente, corpo e psiche siano asserviti ai canoni del pensiero dominante.

Condivido la posizione di Eugenio Capozzi che con i suoi testi e i suoi articoli (anche su queste pagine) descrive in modo preciso la visione del mondo che le élites economiche vogliono imporre ai giovani: «Un ideale di vita basato sull’assoluta fluidità, assenza di radici, identità cangianti, mescolanza tra culture, l’equivalenza di qualsiasi stile di vita e l’identificazione tra desideri soggettivi e diritti».

Le attuali tendenze del “pensiero unico” evidenziano la promozione e la progressiva affermazione di giovani sempre meno “umani” e sempre più coinvolti nelle svariate evoluzioni delle tecnoscienze. Costantemente connessi, relegati in un mondo virtuale, costretti a relazioni “a distanza”, allontanati dai coetanei e dalla realtà di ogni giorno, coartati nel loro sviluppo fisico e condizionati mentalmente perché non entrino in contatto con il loro vero sé e non sviluppino invece un pensiero critico personale.

I pensatori illuminati del regime sanitario, declinando il loro decalogo politicamente corretto, stanno forse “immaginando” (uso appositamente questo verbo che richiama il testo musicale, visionario, allucinogeno e programmatico, di John Lennon del 1971) un mondo in cui l’innesto sempre più intenso della tecnologia nella vita biologica e psicologica degli adolescenti porterà a un mondo non più umano, ma transumano? Il giovane che hanno in mente questi poteri sarà finalmente privo di limiti, capace di prestazioni perfette, non soggetto alle emozioni, in grado di controllare totalmente il proprio corpo, un soggetto che vale per quello che sa fare e non semplicemente per quello che è? Va in questa direzione il “Nuovo Umanesimo” che compare sempre più spesso negli interventi di intellettuali, di politici e, purtroppo, di esponenti ecclesiali? In questo anno di pandemia quanto si è intensificata la presenza del digitale nella vita dei nostri ragazzi, tanto da sostituire ormai la realtà? Quanto le varie Big Tech capitanate da GAFAM (acronimo di Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) si sono ancor più insediate nelle loro camere, inserendosi progressivamente nei loro cervelli, nei loro muscoli e nei loro cuori? Questo impegno continuo per una progressiva integrazione tra l’essere umano e le tecnologie, favorendone al contempo il ritiro sociale e l’autoreferenzialità costante, li sta allontanando sempre più dalla realtà, dal mondo vero e della natura per portarli a dimorare in un “paradiso digitale in terra” propagandato e diffuso dai Big Media, che operano in perfetta sintonia a livello mondiale.

Le grandi lobby del ceo-capitalismo, ultima e radicale trasformazione del capitalismo, dominato da impersonali super manager, e le grandi agenzie finanziare hanno interesse a rendere i giovani sempre più “consumatori inconsapevoli”, che consentano loro profitti in aumento costante e garantiti per il futuro (basti vedere gli aumenti incalcolabili del giro d’affari e l’incremento azionario che tutte le multinazionali del Big Tech hanno registrato in questo periodo). Ritengo che la pandemia abbia fornito un assist clamoroso al mondo economico parassitario, che non produce ma solo spinge al consumo. Ora è il momento delle grandi aziende farmaceutiche, le Big Pharma, che con i vaccini hanno sviluppato introiti inimmaginabili (tranne probabilmente da alcuni veggenti illuminati) e destinati a durare negli anni: infatti è presumibile che i vaccini diventeranno obbligatori per tutti e saranno da ripetere, magari più volte l’anno, nel prossimo futuro.

Credo che queste constatazioni siano sotto gli occhi di tutti noi, alle prese con la sopravvivenza quotidiana, ormai allo stremo psicofisico ed economico. Tuttavia è necessario reagire, soprattutto per i giovani: proprio sulle opportunità e modalità di reazione vanno investite le energie. Riservandomi di indicare a breve alcune proposte concrete, per ora concludo tornando alla frequenza della scuola in presenza: è la prima azione concreta di tutela da sostenere. Si tratta dell’ambito fondamentale per la formazione umana ed intellettuale dei ragazzi e non casualmente per buona parte dei nostri governanti, affetti da “sindrome del Gulag” (disturbo questo da sempre caratteristico dei guardiani nazi-comunisti), il primo intervento consiste nel chiudere gli istituti scolastici e l’ultimo nel riaprirli. Ora che ci troviamo in fase di riapertura degli stessi si nota in modo ancor più evidente quanto il procedere tra aperture e chiusure abbia favorito nei ragazzi una reazione intensa di paura e angoscia, tanto da temere di riprendere la frequenza scolastica.

Personalmente sto assistendo al diffondersi di richieste di poter continuare ad utilizzare la DAD da parte di genitori che si sentono così più tranquilli e al disagio di adolescenti che temono il ritorno alla normalità della frequenza con coetanei e docenti. Per questo è ora indispensabile mantenere le lezioni in presenza, ridurre e in tempi brevi abbandonare definitivamente la DAD, perché i ragazzi riscoprano la vera dimensione umana, sperando di non ritrovarsi nuovamente di fronte a esperti che “diano ancora i numeri”per riportare le scuole a chiudere i battenti: questa volta, non sarebbe più tollerabile.