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Il turismo religioso sfida la crisi

È l'unico settore che non conosce flessione. Verso santuari e luoghi di fede si muovono ogni anno oltre 300 milioni di pellegrini.

San Giovanni Rotondo

Il turismo religioso rappresenta il 30% dell'intero movimento turistico mondiale, che nel 2011 ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di persone. È la cifra fornita nel corso del  convegno “Arte, fede, ambiente”, svoltosi recentemente presso il Santuario di San Francesco di Paola, in Calabria, sotto il vessillo di “Aurea – Borsa del Turismo Religioso e delle Aree protette” e con il patrocinio della CEI.
Almeno 300 milioni di turisti religiosi dunque si muovono ogni anno verso santuari e luoghi sacri, un movimento enorme che richiede dunque una messa a fuoco. Che cosa si deve intendere infatti per turismo religioso? Quali sono le caratteristiche che lo differenziano dal turismo comunemente inteso?


In primo luogo – secondo mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto e membro della commissione episcopale “Cultura e comunicazioni sociali”– è necessario prestare attenzione ai termini utilizzati. Nel momento in cui si parla di turismo religioso, infatti, implicitamente si ammette che l’aggettivo “sostantivi il sostantivo”, altrimenti si sarebbe di fronte al turismo comunemente inteso, ossia vacanziero e commerciale.

In tal senso, sarebbe forse meno ambiguo parlare – aggiunge don Mario Lusek, Direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI – di itinerari di fede, definizione che si presta meno ad essere interpretata in senso prettamente consumistico e che ha il pregio di sottolineare come il fedele si faccia protagonista di un cammino alla ricerca di sé e dei propri valori.
Il fine ultimo del ‘turismo religioso’, dunque, è precisamente quello di “risvegliare l’umano nell’uomo”. Caratteristica alla quale è strettamente connesso anche il concetto di Bellezza, intesa nel senso più alto del termine. Un atteggiamento religioso tout court, infatti, non si limita ad un godimento puramente estetico del Bello, bensì rispecchia in esso una manifestazione del Creatore. La vera arte, infatti, ha come fine quello di elevare lo sguardo a Dio, di aiutare le persone – attraverso i sensi – a cogliere una realtà Altra.
Quel che è certo è che nel contenitore ‘turismo religioso’ rientrano diverse tipologie di viaggio, che vanno dal pellegrinaggio strettamente inteso, alla visita di musei inerenti la fede, o alla partecipazione a mostre di presepi, e via discorrendo.
Ma quali sono le mete religiose più gettonate?
Per quanto riguarda l’ambito italiano, al vertice della classifica dei luoghi di fede più visitati si colloca la Basilica di San Pietro, la quale accoglie ogni anno ben sette milioni di pellegrini. A seguire, troviamo la località di San Giovanni Rotondo, con i suoi sei milioni di fedeli; la città di Assisi, che ospita cinque milioni e mezzo di pellegrini; la Madonna di Loreto, la quale attira ben quattro milioni e mezzo di devoti; ed, infine, Pompei, che si attesta su quattro milioni e duecentomila visite annuali.
In riferimento al panorama europeo, invece, le maggiori destinazioni sono Lourdes, con sette milioni di pellegrini ogni anno; Fatima, che nel 2017 godrà del centenario della prima apparizione; il cammino di Santiago de Compostela, che viene percorso annualmente da ben cinque milioni di persone; e il pellegrinaggio a Czestochowa, alla Madonna Nera di Jasna Gora, compiuto ogni anno da quattro milioni di fedeli.
Numericamente rilevante – in quanto superiore ai quattro milioni di unità – risulta essere anche il numero di credenti che si reca annualmente a Medjugorje. Riguardo a tale meta turistica, tuttavia, è doveroso evidenziare come la Santa Sede non si sia ancora espressa in merito, in quanto le apparizioni della Madonna, che hanno luogo oramai da trent’anni, non sono ancora cessate. 
Un altro dato statistico meritorio di menzione è che solamente il 25%-30% del prodotto del turismo o del pellegrinaggio religioso viene proposto nell’ambito di una realtà ecclesiastica, da sacerdoti che abbiano una conoscenza in merito, mentre la percentuale restante dell’offerta viene venduta dalla rete di distribuzione professionale.
Veniamo ora a dettagliare l’identikit del pellegrino, che nel 57% dei casi è di sesso femminile e che, per circa il 74%, ha un’età superiore ai 51 anni.
Dai dati raccolti risulta inoltre che nel 37% dei casi la gente fa un pellegrinaggio “per stare in compagnia” e che ben 73% delle persone che partecipano a questi viaggi si definisce “serena”.
Nonostante la crisi, il turismo religioso non presenta flessione, anzi. Proprio a causa delle difficoltà economiche, sociali e lavorative, la gente è spinta a riscoprire taluni aspetti che esulano dalla nuda materialità.
Inoltre, l’11 ottobre è cominciato l’“Anno della Fede”, proclamato da papa Benedetto XVI, evento che dovrebbe dare un'ulteriore spinta a questo movimento. L'Anno della Fede è infatti un invito rivolto ad ognuno a “mettersi in cammino”: sia in senso metaforico, ossia riscoprendo o approfondendo il senso del sacro insito nel cuore di ogni uomo; sia in senso concreto, organizzando un viaggio atto a riscoprire le nostre radici cristiane.