• TRA LE MACERIE DEL SISMA

Il segno di Zagabria: intatta l’immagine del Beato

Tra i danni causati dal terremoto di grado 5,3 della scala Richter che ha devastato Zagabria, molti quelli a chiese e conventi. Gravemente danneggiata la Basilica del Sacro Cuore: intatto però il quadro, nemmeno fissato al muro, del beato Ivan Merz. Le scosse non l’hanno spostato di un millimetro. Integra pure la sua tomba. Segno che la santità è la strada che Dio vuole per noi.

Domenica 22 marzo, alle 6:24 di mattina, la città di Zagabria e le zone circostanti sono state colpite da un terremoto di grado 5,3 della scala Richter con epicentro a 20 km a nord della città. Tra le moltissime scosse di assestamento che hanno seguito la prima, quella più forte ha avuto luogo circa mezz'ora dopo il primo evento, alle 7:01, ed è stata di grado 5,0 della scala Richter.

L'ultimo forte terremoto a colpire la capitale della Croazia era stato il 9 novembre 1880, quando un sisma di grado 6,3 della scala Richter fece due vittime e moltissimi danni, distruggendo numerose chiese tra le quali la cattedrale di allora e il santuario della Madonna di Remete.

Il terremoto di domenica scorsa ha provocato la morte di una ragazzina di quindici anni, colpita alla testa da una trave nella sua abitazione del centro di Zagabria, e 27 feriti. Notevoli i danni alle abitazioni, non soltanto a Zagabria, ma anche in tutta la cintura della città che si trova sotto le pendici del monte Medvednica (un terzo del territorio cittadino è in area collinare e montuosa) e nella regione dello Zagorje, che si trova a est della città e ai piedi delle pendici del Medvednica, opposta a quella dove si trova Zagabria.

Oltre che a numerose case, in città il sisma ha provocato gravi danni a ospedali e ad altri edifici pubblici, ad esempio al Palazzo del Parlamento; l'’edificio dove ha sede la Facoltà di Giurisprudenza si è spostato di dieci centimetri dalla sua posizione precedente al terremoto ed è del tutto inagibile.

In questo quadro di distruzione, chiese e conventi - alcuni molto antichi - non potevano certo essere risparmiati. Mentre il santuario mariano nazionale di Marija Bistrica, non lontano dall'epicentro del sisma, ha subito solo lievi danni, sono state gravemente danneggiate moltissime chiese parrocchiali nello Zagorje e nella fascia submontana nella parte orientale del territorio cittadino di Zagabria, nonché la chiesa barocca di Santa Caterina d’Alessandria e quella di San Marco in Città Alta.

Anche la Cattedrale neogotica, posta sul colle di Kaptol, completamente ricostruita dopo il  terremoto del 1880, ha subito gravissimi danni. Oltre ai danni all’interno della chiesa, è crollata la cuspide di uno dei due campanili. La parte in cemento, lunga circa otto metri, è precipitata nel cortile del Palazzo Arcivescovile, adiacente alla Cattedrale; mentre la croce metallica posta sulla cima, alta due metri e pesante una tonnellata e mezzo, secondo quando riferiscono alcune fonti giornalistiche è volata fino a cadere sul tetto del Palazzo Arcivescovile, sfondandolo, e terminando la sua corsa proprio davanti alla stanza da letto dell’arcivescovo, cardinale Josip Bozanić, il quale è rimasto illeso. In generale, il Palazzo Arcivescovile stesso ha subito gravissimi danni ed è inagibile.

Nella chiesa di San Pietro, sempre in centro, massi caduti dall'alto hanno mozzato con precisione chirurgica la testa della statua di San Paolo apostolo, che comunque non è caduta. La spada e il libro, elementi che non mancano mai nelle statue di San Paolo, sono rimasti intatti. Anche la Basilica del Sacro Cuore di Gesù, gestita dai padri gesuiti, amatissima dai fedeli di Zagabria, e situata nella centralissima Palmotićeva ulica a poche centinaia di metri dalla Cattedrale, ha subito danni gravissimi a causa del crollo del soffitto della chiesa, in pratica l’interno della Basilica (vedi foto) è oggi ridotto a un cumulo di macerie, anche se le mura esterne hanno resistito.

Il terremoto è giunto ad aggravare l'emergenza dovuta alla pandemia di Coronavirus, sebbene la situazione in Croazia sia molto meno peggiore che in Italia - a tutto il 24 marzo si sono registrati complessivamente 382 casi di infezione, dei quali solamente 6 necessitano di un respiratore -, tanto più che proprio domenica 22 marzo è stata la prima domenica nella storia della Repubblica di Croazia senza Sante Messe con la presenza dei fedeli, dopo una decisione presa in questo senso dal governo croato, che ha vietato ogni tipo di assembramento, cui si sono accodati, non senza contrasti interni, i vescovi. I quali hanno inoltre stabilito la sospensione a tempo indeterminato di tutti i sacramenti, a meno di immediato pericolo di vita.

Molti avvenimenti collegati a questo terremoto possono essere considerati come veri e propri segni e ammonimenti, e in questo quadro drammatico non è mancato un forte segno della presenza del Signore accanto ai Suoi figli che soffrono.

Proprio nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù si trova la tomba del beato Ivan Merz (16 dicembre 1896 - 10 maggio 1928), apostolo dell’Azione Cattolica croata negli anni Venti del secolo scorso, elevato agli onori degli altari da san Giovanni Paolo II il 22 giugno 2003 a Banja Luka, in Bosnia-Erzegovina, città natale di Merz.

Il portale web dell'IKA, l'agenzia informativa ufficiale della Conferenza episcopale croata, ha pubblicato le fotografie dell'altare laterale sotto il quale si trovano i resti mortali del Beato. Nel caos di detriti, polvere, banchi rovesciati, e poco più in là, nella navata centrale, di macerie del tetto crollato, il quadro del Beato è rimasto intatto, e sebbene esso non fosse in alcun modo fissato alla parete, bensì soltanto appoggiato al muro e sull'altare, si trova nella stessa posizione in cui si trovava prima del sisma, non muovendosi di un millimetro dalla sua posizione nonostante le forti scosse. Anche la tomba del Beato è rimasta intatta.

Lasciando intatta l'immagine del beato Ivan Merz, il Signore ci ha voluto mostrare che la conversione e la santità è la strada da percorrere se vogliamo che Egli ci sia accanto e ci protegga in questi tempi difficili. Se ci affidiamo a Lui, e meritiamo con una vita santa la Sua protezione, Egli sarà per noi riparo e conforto.

Va da sé che la fede non è un talismano con il quale tenere lontano da noi ogni contrarietà: sappiamo anzi che il Signore ha sempre mostrato la Sua predilezione verso i Suoi santi permettendo che essi percorressero la stessa Via santa che Egli ha percorso, il Calvario. E lo stesso beato Ivan Merz, frequentemente malato, è morto a soli 31 anni a causa dei postumi di un'infiammazione mandibolare.

Tuttavia, se ci convertiamo e cerchiamo di vivere santamente, il Signore ci sarà vicino, ci preserverà da ogni male, spirituale e anche materiale, ci riempirà di ogni benedizione, e ci libererà da ogni male terreno e dal male assoluto, la morte eterna.

In questo senso fu anche la reazione delle autorità zagabresi dopo il terremoto del 1880. Nel Katolički List del 13 novembre 1880, leggiamo che «per piegare Dio alla misericordia, e allontanare la Giustizia di Dio affinché non colpisse ulteriormente», il sindaco (!) di Zagabria, Mrazović, vietò «severamente imprecazioni e bestemmie»; chi non avesse ottemperato a tale ordine veniva punito «a una pena da sei ore a quattordici giorni di reclusione». Si ordinava inoltre che venisse «rigorosamente osservato il precetto domenicale e festivo secondo le prescrizioni in vigore».

Il popolo comprese il messaggio divino rappresentato dal terremoto. Il giornale descrive infatti la forte affluenza di popolo alle Sante Messe e osserva come «i sacerdoti ascoltavano le confessioni secondo le necessità, poiché la gente faceva penitenza».