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Il Sacro Monte di Varese, un baluardo contro Lutero

A oriente del massiccio di Campo dei Fiori, a nord di Varese, sorge il Monte Orona lungo le cui pendici si snoda un percorso devozionale dedicato alla contemplazione dei misteri del santo Rosario. É una via sacra, di circa due chilometri, lungo la quale le cappelle, come grani di un rosario, sono disposte a gruppi di cinque.

Una veduta del Sacro Monte di Varese

A oriente del massiccio di Campo dei Fiori, a nord di Varese, sorge il Monte Orona lungo le cui pendici si snoda un percorso devozionale dedicato alla contemplazione dei misteri del santo Rosario. É una via sacra, di circa due chilometri, lungo la quale le cappelle, come grani di un rosario, sono disposte a gruppi di cinque. Se ne contano quattordici. La quindicesima corrisponde al Santuario di Santa Maria del Monte, sulla vetta del rilievo. 

Già piccolo oratorio e meta di pellegrinaggio nel Medioevo, luogo dove la leggenda vuole che S. Ambrogio avesse fatto erigere una cappella in segno di ringraziamento per la vittoria contro gli ariani, dall’XI secolo è documentato come santuario, attorno cui si sviluppò un intero borgo. Fu Gian Galeazzo Sforza, sesto duca di Milano, a promuoverne la ristrutturazione quattrocentesca che coinvolse diversi artisti tra cui Andrea da Milano, artefice del gruppo scultoreo dell’Adorazione dei Magi. A questo periodo risale l’intervento dell’architetto Bartolomeo Gadio che modulò lo spazio in tre absidi e tre navate, di cui quella centrale, successivamente, venne prolungata verso l’ingresso.

Il complesso del Sacro Monte si sviluppò in seguito, a partire dal XVI secolo, contribuendo così, con altri edifici intitolati alla Madre di Dio, alla difesa contro il dilagare dell’offensiva luterana. La sequenza delle cappelle venne affidata alla regia dell’ingegnere Giuseppe Bernascone, detto il Mancino, che intraprese la sua opera nel 1604, strutturando lo spazio in base al suo spiccato spirito scenografico. Lo stesso cardinale Federico Borromeo, dopo la visita pastorale del 1612, scrisse dettami che disciplinassero in modo particolare il programma iconografico del Sacro Monte per il quale vennero assoldati diversi artisti tra i quali Carlo Francesco Nuvolone, Antonio Busca e il Morazzone, che più di ogni altro si fece interprete dello spirito pedagogico perseguito dal Borromeo. A lui si devono le scene della cappella della Flagellazione, la settima lungo il percorso. L’episodio è rivissuto da otto statue di terracotta: il Cristo è al centro circondato dagli sgherri. Morazzone nel 1609 dipinse sulle pareti circostanti le splendide immagini del Cristo davanti a Caifa e di Cristo con Barabba. 

Come Padre Nostro archi e fontane, in stile manieristico, interrompono l’ascesa delle cappelle. E così, oltrepassato il primo fornice, il pellegrino si imbatte nel fonte della Samaritana che introduce alla contemplazione dei misteri gaudiosi, così come l’arco di San Carlo inizia il tratto dei misteri dolorosi e quello di Sant’Ambrogio immette negli episodi gloriosi. «Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronuncia menzogna, chi non giura a danno del prossimo. Otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Ecco la generazione che Lo cerca, cerca il Tuo volto, Dio di Giacobbe». 

 

 

 

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