Il piccolo gregge dei cattolici vietnamiti
La maggior parte dei fedeli sono praticanti e ogni anno si contano almeno 30.000 nuovi battezzati
La Chiesa cattolica in Vietnam è un “piccolo gregge”: 7,5 milioni di fedeli su una popolazione di 102 milioni, vale a dire il 7,3%. Consta di 27 diocesi. I sacerdoti, diocesani e religiosi, sono 7.453, i religiosi sono 27.000, i seminartisi sono 2.500, in seminari maggiori. 70.000 giovani catechisti prestano servizio nei consigli pastorali e nelle associazioni cattoliche. Circa il 75-80% dei fedeli sono attivamente praticanti e ogni anno si contano circa 30.000 nuovi battezzati. A fornire questi dati è monsignor Joseph Vu Van Thien, arcivescovo di Hanoi, la capitale, e vicepresidente della Conferenza episcopale del Vietnam, intervistato dall’agenzia di stampa Fides, al termine di una visita ad limina apostolorum. “Ci sono tanti giovani che decidono di consacrarsi al sacerdozio, alla vita religiosa o che si impegnano a livello pastorale nelle parrocchie – ha detto rispondendo al giornalista che gli chiedeva di parlare della vita religiosa dei fedeli – per comprendere la ragione di questa fioritura, dovremmo dire che prima di tutto è un’opera ed è volontà Dio; poi il ‘segreto umano’ è la famiglia, il fondamento della fede vissuta in famiglia”. “La società vietnamita è guidata dal Partito Comunista, che è ateo – ha spiegato a proposito dell’opinione che nel paese si ha della Chiesa e dei cattolici – i cattolici sono solo una minoranza in una società in maggioranza buddista o che segue credenze animiste e popolari. Da un lato, una propaganda cerca di dire che il cristianesimo è ‘venuto dall’estero’, è stato portato da stranieri, dunque resta estraneo alla nostra cultura e alla nazione. Questo tipo di propaganda si avverte non solo nell'informazione, ma anche nel sistema di istruzione. Si cercano di collegare i primi missionari con il colonialismo, dandone una immagine negativa. E’, questo, un errore storico, ma deliberato. Sappiamo che i primi missionari sono arrivati in Vietnam nel XVII secolo, mentre i francesi sono arrivati solo alla fine del XIX secolo. Secondo un’altra prospettiva, agli occhi dei non cattolici, della Chiesa cattolica si apprezza che è una realtà ben organizzata, ben strutturata gerarchicamente, quindi solida, che offre certezze. I cattolici, in linea generale, sono stimati per il contributo al bene della società con le opere sociali e caritative. E anche gli ufficiali governativi, quando abbiamo l'opportunità di fare un dialogo con loro, notano che, laddove ci sono molti cattolici, c’è meno criminalità. Nelle grandi città, dove la popolazione ha un più elevato livello di istruzione, la gente comprende meglio il cattolicesimo e ha buona opinione delle nostre comunità, per le opere caritative e perché esse offrono valori positivi alla società e ai giovani. Nei piccoli villaggi e nelle aree remote, invece, l’immagine della Chiesa non è così buona a causa degli effetti della propaganda”.

