• EDITORIALE

Il paravento dell'Onu per un'Italia senza giudizio

Affermare che l'Italia non farà nulla senza autorizzazione Onu, nasconde la mancanza di un giudizio su quale siano gli interessi del nostro paese, ed esprime una concezione dell'Onu lontana dalla realtà.

Enrico Letta

“L’Italia non farà nulla senza autorizzazione dell’Onu”. La posizione del nostro governo sull’iniziativa franco-americana che intende attaccare il regime di Assad in Siria è stata ribadita più volte in questi giorni, ultimo il presidente del Consiglio Enrico Letta al vertice dei G20 a San Pietroburgo. Sulla reale consistenza della posizione italiana si è già espresso chiaramente Gianandrea Gaiani su queste colonne nei giorni scorsi, ma vale la pena riprendere questa affermazione perché – seppure suoni bene e faccia riscuotere consensi – implica una concezione dell’Onu e del ruolo dell’Italia che dovrebbe preoccupare.

Intanto si fa riferimento all’Onu come se fosse un’entità terza da cui l’Italia prende semplicemente ordini, e non già un organismo di cui l’Italia è parte e del quale concorre a prendere le decisioni. E’ vero che le decisioni vere, in caso di conflitto, provengono dal Consiglio di Sicurezza in cui l’Italia non è presente, ma questo non giustifica una posizione di pura passività. Una posizione chiara può anche essere fatta pesare sugli alleati che invece nel Consiglio di sicurezza seggono. In ogni caso qualsiasi sia la posizione a cui i membri dell’Onu arrivano, nulla può sostituire la posizione e gli interessi del singolo paese. Anzi, l’Onu per sua natura è un forum dove si cerca di comporre gli interessi dei singoli paesi in vista di un bene comune. Perciò una posizione chiara, un giudizio sulla situazione dovrebbe essere un dovere per i singoli paesi. Affermare che faremo ciò che deciderà l’Onu – senza dare un giudizio che è comunque quello del nostro paese - è una confessione di grave debolezza e di mancanza di idee chiare su quali siano gli interessi nazionali.

Ma c’è un altro aspetto, se possibile ancora più grave. Ovvero si tende ad attribuire all’Onu una autorevolezza morale capace di trasformare in buone cose che altrimenti sarebbero cattive. “La guerra alla Siria non va bene, ma se lo decidesse l’Onu invece andrebbe bene”, questo significa in altre parole la posizione espressa dall’Italia. E chi dà all’Onu questa autorità morale? E su quale base? Una decisione, un intervento militare è giusto o sbagliato a prescindere da quelle che sono le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Se fare la guerra alla Siria è sbagliato per principio e oltretutto va contro i nostri interessi nazionali, anche se l’Onu decidesse che l’attacco è legittimo, rimarrebbe comunque un errore e sarebbe gravemente sbagliato paarteciparvi.

Certo, si può ritenere giusta una certa azione – come l’intervento militare – però rinunciarvici perché all’Onu c’è una spaccatura su questo e allora i costi politici di quell’azione supererebbero i benefici. Ma non è questo il caso dell’Italia, perché non abbiamo sentito con chiarezza esprimere quale è il nostro giudizio morale sulla guerra in Siria e su un eventuale attacco di forze internazionali. Né dire che speriamo in una soluzione diplomatica è di grande aiuto.

Allora l’impressione è che il governo italiano non abbia in realtà una posizione precisa sulla Siria né abbia chiaro quali siano i nostri interessi nazionali nella fattispecie e quindi usa l’Onu come paravento per non assumersi la responsabilità che invece gli compete. Un atteggiamento davvero desolante, che apre la possibilità a qualsiasi avventurismo, come già accaduto per la Libia, dove abbiamo grottescamente combattuto contro i nostri interessi, e quelli del popolo libico.