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DIARIO DA MADRID

Il Papa spiega la missione del docente universitario

«...L’università è stata ed è tuttora chiamata ad essere sempre la casa dove si cerca la verità propria della persona umana...»

Attualità 19_08_2011
gmg  madrid 2011
19 AGOSTO

Nel secondo giorno della sua permanenza in Spagna, dopo la grande festa di accoglienza che ieri sera si è tenuta a piazza Cibeles, Benedetto XVI ha tenuto un grande discorso sull'università, un'istituzione che "non a caso", ha spiegato, "la Chiesa ha promosso".

Ecco un passaggio del discorso di Ratzinger: "Talvolta si ritiene che la missione di un professore universitario sia oggi esclusivamente quella di formare dei professionisti competenti ed efficaci che possano soddisfare la domanda del mercato in ogni momento preciso. Si afferma pure che l’unica cosa che si deve privilegiare nella congiuntura presente sia la pura capacità tecnica. Certamente, oggi si estende questa visione utilitaristica dell’educazione, anche di quella universitaria, diffusa specialmente a partire da ambiti extrauniversitari. Tuttavia, voi che avete vissuto come me l’università, e che la vivete ora come docenti, sentite senza dubbio il desiderio di qualcosa di più elevato che corrisponda a tutte le dimensioni che costituiscono l’uomo. Sappiamo che quando la sola utilità e il pragmatismo immediato si ergono a criterio principale, le perdite possono essere drammatiche:  dagli abusi di una scienza senza limiti, ben oltre se stessa, fino al totalitarismo politico che si ravviva facilmente quando si elimina qualsiasi riferimento superiore al semplice calcolo di potere. Al contrario, l’idea genuina di università è precisamente quello che ci preserva da tale visione riduzionista e distorta dell’umano. In realtà, l’università è stata ed è tuttora chiamata ad essere sempre la casa dove si cerca la verità propria della persona umana".

17 AGOSTO

Ho trascorso cinque ore sotto il sole, al «Parque del retiro» di Madrid, dove è stato montato il più grande confessionale del mondo all’aria aperta e dove una parte del mezzo milione di giovani che hanno invaso le strade di Madrid si è rifugiata per cercare un po’ di ristoro nelle ore più calde.

La vigilia dell’arrivo del Papa alla GMG è stata una giornata impegnativa: le catechesi dei vescovi hanno impegnato tutta la mattinata. Non ho seguito quelle – i testi peraltro sono online – perché La Stampa mi ha chiesto di intervistare una decina di giovani, facendo loro qualche domanda sul futuro, sull’incertezza globale a cui ci ha ormai abituati questa crisi che non passa e che anzi assume contorni sempre più inquietanti.


Vedendo le immagini Tv di questo tipo di raduni, rischia talvolta di far passare l’idea di manifestazioni di massa, celebrazioni dell’«orgoglio cattolico», quasi prove di forza, per di più in un Paese, come la Spagna, considerata la patria del nuovo laicismo europeo.


Invece i pellegrini della GMG, provenienti da 193 Paesi diversi, vanno incontrati di persona, per scoprire che ci sono ancora giovani (e grazie a Dio non sono pochi) per i quali la fede ha ancora a che fare con la vita di ogni giorno e permette di sperimentare quel «centuplo quaggiù» promesso al Nazareno ai suoi seguaci insieme alla vita eterna.