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Ora di dottrina / 108 – Il supplemento

Il Papa legittimo e l’accettazione universale della Chiesa

Nell’opera L'Église du Verbe Incarné, il grande teologo Charles Journet argomenta che la Chiesa universale non può errare nel sottomettersi ad un papa non legittimo. Similmente, Louis Billot spiega che questo fatto dogmatico discende dalla promessa di Cristo.

Catechismo 17_03_2024
Il cardinale e teologo Charles Journet (1891-1975)

L'accettazione da parte della Chiesa del papa scelto dai cardinali non è un mero pro forma, ma l'atto fondamentale con cui la Chiesa universale riconosce il proprio capo, Vicario di Cristo, e vi si sottomette. Perché la sottomissione al papa legittimo, quando egli comanda all'interno dei limiti della propria potestà suprema, è indispensabile per appartenere alla Chiesa.

Riprendendo le considerazioni di Giovanni di San Tommaso (vedi qui), il cardinale Charles Journet (1891-1975), indiscusso teologo e autore della “summa” di ecclesiologia L'Église du Verbe Incarné, ricordava che l'accettazione pacifica universale «è un atto con cui la Chiesa impegna il suo destino. È quindi un atto di per sé infallibile e immediatamente conoscibile come tale»; la conseguenza di questa infallibilità è che questa accettazione manifesta e perciò riconoscibile assicura che «tutti i requisiti per la validità dell'elezione sono stati soddisfatti» (op. cit., I, 1955, p. 624). L'accettazione, secondo Journet, si verifica in due in due modi: negativamente, se l'elezione non viene contestata; positivamente, quando «l'elezione viene dapprima accettata da coloro che sono presenti e in seguito dagli altri».

Il punto centrale, nell'esposizione di Journet, è che la Chiesa ha il diritto di eleggersi un papa, perché Cristo stesso ha fondato la Chiesa su Pietro e sui suoi successori, che sono principio di unità, regola della fede, sede della giurisdizione suprema. Da questo diritto discendono due diritti conseguenti fondamentali: il primo è che la Chiesa ha il diritto di sapere con certezza chi sia concretamente il papa; è per questa ragione che il papa, la cui elezione non è contestata, una volta che egli acconsente e la sua elezione viene resa manifesta, è veramente papa. Il secondo è il diritto della Chiesa a giudicare il papa dubbio, come di fatto è accaduto nella storia. Di particolare interesse è la seguente affermazione del cardinal Journet: «Fin tanto che persiste il dubbio sull'elezione e che il consenso tacito della Chiesa universale non ha rimediato ai possibili vizi dell'elezione, non c'è il papa, papa dubius, papa nullus». Journet riporta la convinzione comune che la pacifica universalis ecclesiæ adhæsio è in grado di rimediare a qualunque vizio di elezione possa essersi verificato, precisamente per il fatto che la Chiesa universale non può errare nel sottomettersi ad un papa che in realtà non sarebbe tale.

Quest'ultima affermazione è fondata su un duplice aspetto dell'infallibilità della Chiesa: in una prima prospettiva, non è altro che l'estensione della fondamentale infallibilità della Chiesa in credendo: così come la Chiesa universale non può errare credendo una verità di fede, analogamente non può errare nel credere un fatto dogmatico, come la legittimità del papa riconosciuto universalmente. Su un secondo versante, possiamo dire che l'infallibilità dell'adesione pacifica e universale è legata all'infallibilità del Magistero ordinario disperso nel mondo; nel nostro caso, ciò significa che la Chiesa gerarchica dispersa nel mondo, ossia l'intero episcopato, non può sbagliarsi nell'insegnare che “Tizio è il papa” e nell’aderire a Tizio come al papa.

Il cardinale gesuita Louis Billot (1846-1931), anch'egli autore di una monumentale produzione teologica, riteneva «come elemento incrollabile e al di là di ogni dubbio» che l'adesione della Chiesa universale a tale papa «è sempre di per sé il segno infallibile della legittimità della persona del Pontefice, e quindi dell'esistenza di tutte le condizioni richieste per questa legittimità» (De Ecclesia Christi, II, 1909, p. 620). Di nuovo, la pacifica e universale adesione gode di un’infallibilità tale da chiudere ogni questione su eventuali dubbi circa le condizioni che renderebbero illegittima l'elezione del pontefice. Attenzione all'argomentazione: non è perché si siano previamente risolti tutti i dubbi circa le condizioni di un’elezione legittima che si considera l'accettazione universale come segno infallibile che tale papa sia papa, ma il contrario. È l'accettazione universale che assicura la legittimità del pontefice e dunque tronca alla radice ogni altro eventuale dubbio in merito ai requisiti della persona, alla legalità delle votazioni, alla legittimità del Conclave, etc.

Billot incalza, spiegando che questo fatto dogmatico discende dalla promessa di Cristo che le porte degli inferi non avrebbero prevalso (cf. Mt 16, 18): se infatti la Chiesa aderisse a un falso pontefice, aderirebbe «a una falsa regola di fede, poiché il Papa è la regola vivente che la Chiesa deve seguire nel credere, e di fatto segue sempre. Dio può talvolta permettere che una sede apostolica vacante si protragga a lungo. Può anche permettere che sorgano dubbi sulla legittimità di questa o quella elezione. Non può però permettere che tutta la Chiesa accetti come pontefice qualcuno che non lo è veramente e legittimamente». Se così fosse, le porte degli inferi avrebbero prevalso, portando tutta la Chiesa a seguire una regola della fede fasulla, il corpo ad unirsi ad una testa non sua, il popolo di Dio e la gerarchia ad obbedire ad un'autorità suprema e universale fittizia. Questa argomentazione è la chiave di volta della questione: la Chiesa universale non può errare nel riconoscere il papa legittimo; dunque, qualunque sia la ragione che fonderebbe il dubbio sulla legittimità del pontefice, essa decade di fronte all'accettazione pacifica e universale della Chiesa.

Ricordiamo ancora una volta che, quando si parla del papa come regola della fede vivente, lo si intende nell'esercizio della sua prerogativa di insegnare infallibilmente o in modo definitivo quanto appartiene alla fede e alla morale. Pertanto è pacifico che il papa possa errare quando si pronuncia su altro e/o allorché non stia definendo qualcosa, anche qualora utilizzasse strumenti ufficiali, come encicliche, esortazioni apostoliche, etc. Ed è ancora più pacifico che il papa possa essere... un pessimo papa.

Il punto è che Dio ha posto al male un limite invalicabile, tale per cui non è mai possibile, nemmeno nel tempo in cui i falsi profeti inganneranno molti (cf. Mt 24, 11), che la Chiesa venga ingannata nella sua universalità su un punto così sostanziale come il riconoscimento del papa legittimo. Per questo, conclude Billot, «la suddetta adesione della Chiesa cura alla radice ogni difetto dell'elezione e prova infallibilmente l'esistenza di tutte le condizioni richieste», per cui «non è più lecito dubitare dell'esistenza di alcun difetto nell'elezione o dell'assenza di alcuna condizione necessaria per la legittimità».



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