a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Il matrimonio di Arzoo Raja non è valido

 

Il matrimonio di Arzoo Raja non è valido perché ha solo 14 anni e non 18 come si voleva far credere. In Pakistan l’età minima per sposarsi è 18 anni e quindi un matrimonio non è legale se uno dei due contraenti è minorenne.  Così si è espressa il 10 novembre la Alta Corte della provincia del Sindh in merito al caso della piccola cristiana rapita a Karachi lo scorso 13 ottobre da un musulmano di 44 anni, Ali Azhar, che l’ha costretta a convertirsi all’Islam e a sposarlo. Il 29 ottobre lo stesso tribunale aveva stabilito che Arzoo aveva scelto liberamente di abiurare e sposarsi. Poi il 2 novembre aveva invece ordinato l’arresto di Ali Azhar e il trasferimento di Arzoo in una casa rifugio per donne. Per dimostrare l’innocenza del rapitore di Arzoo era stato diffuso un video in cui la ragazzina affermava di chiamarsi Syeda Arzoo Fatima, di essere diventata musulmana e di essersi sposata per sua libera volontà; e chiedeva di essere lasciata in pace con la sua nuova famiglia, accusava i suoi genitori di averla picchiata spesso e la comunità cristiana di aver rivolto false accuse a suo marito. Agli occhi di molti musulmani poteva apparire una credibile difesa di Ali Azhar, ma non a quelli dei cristiani, convinti che Azroo abbia subito pressioni e intimidazioni. Sta di fatto che la sentenza giustamente non prende in considerazione questo aspetto. I giudici hanno deliberato che il matrimonio è nullo perché Arzoo è minorenne. Per qualche motivo non divulgato la ragazzina sembra che non voglia tornare dai suoi genitori, almeno per il momento. Quindi abiterà  nella Pana Shelter Home, la casa rifugio dove le saranno garantite sicurezza e scuola. Con una dichiarazione congiunta, il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, il vescovo anglicano Kaleem John e i leader di altre confessioni hanno condannato i frequenti rapimenti di giovani donne cristiane e hanno sollecitato le autorità ad applicare la legge contro i matrimoni precoci varata dalla provincia del Sindh e ad approvare al più presto quella contro le conversioni forzate presentata all’Assemblea provinciale nel 2016.