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RITORNO A SCUOLA

Il garante della privacy: no alle liste dei prof. no-vax

Pasquale Stanzione, il Garante della privacy, si oppone alla compilazione delle liste dei professori che non si sono vaccinati, prima del ritorno delle lezioni in presenza. Si tratta, infatti, di una violazione della privacy sui dati sanitari. Anche perché lo stesso Green Pass non distingue chi si è vaccinato da chi è guarito o comunque è negativo al Covid.

Educazione 26_08_2021
Pasquale Stanzione

Da quando è scoppiata la pandemia uno degli interrogativi più ricorrenti riguarda la possibilità di sospendere il diritto alla privacy per tutelare più efficacemente la salute. La questione si sta riproponendo con rinnovata problematicità da quando è stato introdotto l’obbligo di Green Pass, certificato ottenibile con il vaccino, con il tampone o con la guarigione dal Covid. Ma sul piano formale il Green Pass di un vaccinato non dovrebbe essere riconoscibile rispetto a quello di un tamponato o di un guarito. Hanno una durata diversa ma la loro validità è identica. E dalla loro verifica non si può in alcun modo ricavare l’informazione sulla validità temporale. Ecco perché suonano come irricevibili le pretese di inserire in liste specifiche i nominativi dei docenti non vaccinati e risultano di dubbia liceità le previsioni normative di classi pienamente a norma solo una volta completato il ciclo di vaccinazione.

Il caos regna sovrano in queste ore nel mondo scolastico perché presidi, docenti e altro personale fanno fatica a capire con quali regole dovranno assicurare il pieno ritorno in aula di milioni di studenti. Come detto, il check del green pass non prevede nella schermata la data di scadenza, né la modalità usata per ottenerlo (vaccino, guarigione o tampone) per garantire la protezione dei dati sensibili. Di conseguenza i dirigenti, o meglio i loro delegati, dovranno effettuare il controllo giornalmente. Questo rallenterà le operazioni di accesso alle aule scolastiche. Si immagini cosa accadrà nelle scuole prive di corridoi e spazi congrui per scaglionare gli ingressi, soprattutto durante l’inverno con pioggia e freddo. E al momento non ci sono spazi per accelerare la procedura.

Il Garante della privacy, infatti, ha opportunamente messo i puntini sulle “i”, richiamando il valore intangibile della riservatezza sulle scelte sanitarie individuali. In altri termini, sono contrarie alla normativa sulla privacy le liste dei prof “no vax” che qualche esponente del Governo aveva immaginato di poter richiedere ai presidi. Pasquale Stanzione, Presidente dell’Autorità garante, è molto netto: «Non è consentita la verifica diretta delle scelte vaccinali e della condizione sanitaria da parte dei dirigenti scolastici: devono limitarsi a verificare il possesso di una certificazione valida».

L'ipotesi che le scuole possano avere gli elenchi dei 'prof' vaccinati è dunque da rigettare con forza. «Questa soluzione –aggiunge Stanzione - solleva più d’una perplessità, non solo in termini di privacy ma anche di ragionevolezza della misura. In tal modo, ad esempio, non si potrebbe accertare se un vaccinato nel frattempo si è contagiato, vanificando il senso del Green Pass. E per quanto riguarda i certificati di esenzione, servono cautele per evitare la rivelazione di dati sanitari e patologie».

Dunque sono vietate le discriminazioni in base alle scelte vaccinali dei singoli e va censurata ogni indebita conoscenza, da parte di soggetti non legittimati (come i presidi e i dirigenti delle scuole) dei dati sanitari degli interessati.

Il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, per uscire dall’impasse ed evitare la paralisi dell’attività scolastica in presenza, aveva suggerito nei giorni scorsi la strada dell'autocertificazione per controllare le certificazioni verdi. Ma Stanzione è cauto: «Anche in questo caso, questa forma di attestazione non è attualmente prevista dalla normativa vigente. Se venisse introdotta per legge, ci si dovrebbe comunque limitare alla sola certificazione dell’assenza di condizioni che impediscono l’ingresso a scuola, senza riferimento a dati ulteriori». E allora il pallino torna nelle mani del Ministero dell’Istruzione, che farà di tutto per evitare una falsa partenza dell’anno scolastico. Ma quale, visto che i diritti di un non vaccinato devono essere equipollenti a quelli di un vaccinato?

Si vedrà. Di certo è apprezzabile la coerenza con la quale il Garante della privacy, con le sue esternazioni, prova a fare da contrappeso ad alcuni discutibili colpi di mano delle autorità sanitarie e governative. Nella democrazia l’equilibrio è fondamentale e occorre sempre individuare un punto di mediazione tra diversi diritti ugualmente meritevoli di tutela. Il Green Pass, per come è stato introdotto, non rappresenta di certo un esempio di bilanciamento virtuoso.