• L’ANNIVERSARIO

Il Duomo di Volterra, quanta musica sacra in nove secoli

Novecento anni fa, il 20 maggio 1120, avveniva la dedicazione della Basilica Cattedrale di Volterra a Santa Maria Assunta. Nella città toscana venne nel 1989 san Giovanni Paolo II parlando del primo successore di san Pietro: san Lino. E da quel duomo sono passati tanti maestri di cappella che con la loro musica hanno dato onore alla liturgia.

Novecento anni fa, il 20 maggio 1120, avveniva la dedicazione della Basilica Cattedrale di Volterra a Santa Maria Assunta.

Patria di Guido d’Arezzo, Luigi Boccherini, Luigi, Cherubini, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni e Domenico Bartolucci, per citarne alcuni, sede di tre Congressi Nazionali dell’Associazione Italiana di Santa Cecilia (a Pisa nel 1909, a Firenze nel 1934, ancora a Pisa nel 1959), la terra di Toscana ha sempre coltivato la musica sacra e l’antica e illustre città di Volterra non fa eccezione.

Arroccata su unaltura al centro della Toscana centro-occidentale, questa, che Gabriele DAnnunzio definì la «città di vento e di macigno sospesa su la bolgia tra le mura della Rocca piene di colpa e le case di San Girolamo piene di demenza» (G. D’Annunzio, Forse che sì forse che no, romanzo, Treves, Milano 1921, p. 179), è una delle diocesi più antiche in quella regione.

Nel 1989 san Giovanni Paolo II venne a Volterra «con emozione ed affetto, nel ricordo di quanto la tradizione antica afferma circa la figura del primo successore dellapostolo Pietro sulla Cattedra episcopale romana, il Pontefice san Lino. Egli era originario della Tuscia, e precisamente di questa vostra terra. Da sempre, pertanto, voi lo considerate come vostro concittadino, e lo venerate come patrono principale della diocesi. Questa circostanza, ovviamente, suggerisce sentimenti di spirituale vicinanza tra il mio ministero pontificale e voi tutti, conterranei del primo Papa succeduto al pescatore di Galilea» (Giovanni Paolo II, Discorso alla cittadinanza e alle autorità di Volterra in Piazza Martiri della Libertà, 23 settembre 1989).

Le Poste Italiane, in emissione congiunta con le Poste Vaticane, celebrano questo nono centenario con un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica «Il Patrimonio artistico e culturale italiano»?  Noi qui, pensando agli innumerevoli credenti che, anche a Volterra, «hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri credenti e divenute parte della liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso svolgimento» (Giovanni Paolo II, Lettera agli Artisti, 4 aprile 1999, n. 12), vogliamo fare qualche accenno ad alcuni, poco noti ma significativi, maestri di cappella di quel duomo romanico.

Biagio Pesciolini (1535-1611), sacerdote da Prato, fu eletto cantore e maestro di cappella nella cattedrale di Volterra con delibera comunale del 22 agosto 1561. Di questo «huomo per certo singularissimo», come lo definisce Antonio Brunelli, suo successore alla Pieve di Prato (A. Brunelli, Regole et Dichiarazioni di alcuni Contrappunti Doppii, Marescotti, Firenze 1610,) si conoscono tre raccolte di madrigali (il Primo libro di madrigali a 5 e 6 voci fu scritto proprio a Volterra nel 1563) su versi di Petrarca e di Sannazzaro; e due raccolte di musica sacra (Missæ, Motecta, Canones e Magnificat da 5 a 12 voci) pubblicate rispettivamente nel 1599 e nel 1605. Qui si può ascoltare un estratto del madrigale Misera che farò, contenuto nel Terzo libro.

Girolamo Bartei (1560 ca.- 1618 ca.), agostiniano di Arezzo, fu nominato maestro di cappella della cattedrale il 4 febbraio 1604 e mantenne tale incarico fino al 1607. Nel suo ultimo anno di servizio a Volterra pubblicò una raccolta di Responsori per la Settimana Santa a voci pari, Responsoria omnia, quintae, ac sextae Feriae Sabbathique maiores (sic) Hedbomadae, Paribus vocibus... una cum Zachariae cantico, ac Davidis Psalmo, ipsis feriis accomodata. Degni di ricordo sono pure alcune Messe a 8 voci del 1608, un libro di mottetti a 2 voci del 1609 e alcuni Concerti e Ricercari del 1618. Si rivelò un ottimo musicista distinguendosi soprattutto per i suoi «ricercari». Qui si può ascoltare il Gloria dalla sua Missa Lætentur cæli.

Francesco Milleville (1577-1643), «padre Barnaba», monaco e sacerdote olivetano da Ferrara, ebbe l’incarico di organista e maestro di cappella tra il 9 dicembre 1628 e il 27 giugno 1630. Celebrato organista di origini francesi, ci ha lasciato molta musica sacra e una sola raccolta di madrigali, accomunati dallo stile concertato, secondo il modello veneziano dei Gabrieli, dando notevole importanza agli strumenti musicali.

Orazio Tarditi (1602-1677), monaco camaldolese di Roma. Divenuto celebre come organista e compositore, ha composto messe, salmi, mottetti, litanie, madrigali, optando per lo stile concertato, usando quindi l’accompagnamento strumentale. I titoli delle sue tante composizioni pubblicate lo presentano come maestro di cappella a Volterra nel 1637, fino al 1639. Qui si può ascoltare qualche brano del suo Vespro della Beata Vergine.

Pietro Cesti (1623-1669), dei Frati Minori Conventuali, in religione Antonio, nato ad Arezzo. Tra il 27 febbraio 1645 e il settembre 1649 fu maestro di musica del seminario e maestro di cappella del duomo. Si distingue «in negativo» per il suo interesse più per l’opera che per la musica sacra, tanto da far dire al pittore Salvator Rosa, suo amico, nel luglio 1650: «Quel signor Cesti che una volta in Volterra era frate e al presente gloria e splendore delle scene secolari» (J. W. Hill, Le relazioni di Antonio Cesti con la corte e i teatri di Firenze, in Rivista italiana di Musicologia, XI, 1976, p. 40). Qui si può ascoltare la sua nota aria Intorno all’idol mio dall’opera Orontea.

Filippo Maria Gherardeschi (1738-1808), nato a Pistoia, si formò alla scuola di padre Martini. Per poco tempo, dal 20 maggio al 30 agosto 1763, assunse l’incarico di maestro di cappella nel Duomo di Volterra. Ha lasciato pregevoli composizioni sia sacre, tra cui una significativa Messa da requiem del 1803, sia profane, tra cui le sue sonate per clavicembalo. Qui si può ascoltare Kyrie, Gloria e Credo dalla sua Messa in re minore.

Grazie al prezioso servizio prestato dai sopra ricordati maestri di cappella e da tanti altri la Cattedrale di Volterra ha avuto una liturgia particolarmente decorosa.