• ITINERARI DELLA FEDE

Il desiderio fecondo di una grande regina

A Brescia, il complesso di Santa Giulia evoca la figura di una donna eccezionale. Ad Ansa, moglie del re longobardo Desiderio, si deve la fondazione di un monastero che secoli di cristianesimo hanno arricchito d'arte e bellezza.

Brescia capitello

Tornando con la memoria ai ricordi scolastici della storia longobarda, un nome di sovrana che viene subito alla mente è quello di Teodolinda, donna di fede ma soprattutto donna di Stato, che offrendo al papa Gregorio Magno l’abbandono dell’arianesimo da parte del suo popolo trova un potente alleato e arricchisce la sua corte di doni e preziose reliquie, come la celebre Corona Ferrea.

Ma non è di Teodolinda che vogliamo parlare. L’itinerario di oggi ci porta a Brescia, dove troviamo uno splendido esempio dei frutti anche artistici della fede cristiana all’interno del complesso monastico di Santa Giulia, oggi prestigiosa sede museale. Il monastero venne fondato nel 753 da Ansa, moglie di Desiderio, duca longobardo e futuro re. La sua profonda pietà e devozione la portarono a dar vita ad un cenobio benedettino femminile, a cui destinò terre e beni della corona. Prima badessa del monastero fu Anselperga, figlia della coppia, e in questo luogo trovò rifugio la sfortunata Ermengarda manzoniana, il cui vero nome era forse Desiderata, sorella di Anselperga e Adelchi andata in sposa al re dei Franchi Carlo Magno.

La struttura del convento, che crebbe e prosperò fino all’alba dell’età moderna, è leggibile attraversando le sale del grande museo (chche i secolie tra i capolavori contiene la preziosa croce gemmata di re Desiderio) e il percorso permette di raggiungere il cuore di tutto il complesso, l’antica Chiesa di San Salvatore, testimonianza fondamentale dell’architettura religiosa alto medievale.
La struttura è estremamente composita, e coinvolge in un viaggio nel tempo e nell’architettura sacra, le cui tappe principali – egualmente ricche di opere d’arte - sono l’età longobarda, il rinnovamento romanico e la radicale ristrutturazione rinascimentale, ma in questa sede ci interessa sottolinearne le origini. Destinata dai sovrani ad accogliere le spoglie della santa martire Giulia la chiesa venne progettata a pianta basilicale e dotata di cripta.

Gli scavi archeologici hanno messo in luce preesistenze romane e strutture murarie di prima età longobarda (568-650), sulle quali fu impostato il cantiere della chiesa nuova, che utilizzò quindi numerosi materiali di reimpiego. Semplice e luminosa, la basilica è scandita in tre navate sostenute da eleganti colonne di alto fusto. L’ecclettismo longobardo si manifesta nell’alternanza di stile dei capitelli, tra i quali emergono alcuni splendidi esempi decorati secondo il gusto bizantino-ravennate. La parte alta della navata centrale riporta, seppur in condizioni lacunose, uno dei più antichi cicli di affreschi del cristianesimo medievale, risalenti all’VIII/IX secolo. Altri elementi degni di nota sono le decorazioni a stucco dei sottarchi, attraverso cui gli artisti longobardi reinterpretano con materiali poveri la tradizione scultorea romana e un bellissimo, questa volta prezioso, frammento di pluteo in marmo bianco che riporta il simbolo cristologico del pavone. Lungo la parete destra si apre una nicchia affrescata: gli scavi hanno permesso di ritrovare in questa posizione una tomba ad arcosolio probabilmente destinata alla regina Ansa, che aveva espresso il desiderio di essere sepolta nel monastero da lei fondato.