Il Consiglio d'Europa vieta le pratiche di conversione. Vittoria Lgbt, sconfitta la libertà
L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa vota per il divieto di tutte le "pratiche di conversione". E suggerisce ai 46 paesi membri di adottare legislazioni conformi a questa decisione. Persino associazioni gay protestano. Si rimarrà liberi di diventare gay, ma non di intraprendere il percorso opposto. Minori più esposti alla transizione di genere prematura.
Pericolo, l’ennesimo, dall’Europa. In sintesi, l’organo che dovrebbe tutelare e promuovere i diritti umani invece decide di limitare libertà e diritti fondamentali, pur di privilegiare l’ideologia Lgbti e le lobbies transgender. Stavolta a confermare il pericolo di omologazione e privazione della libertà per singoli, chiese, fedeli e professionisti è il Consiglio d'Europa che, con la sua Assemblea Parlamentare ha approvato ieri (71 a favore, 26 contrari, 2 astenuti), la Risoluzione “Per il divieto delle pratiche di conversione”, che invita gli Stati membri del Consiglio d'Europa a introdurre divieti con sanzioni penali sulle cosiddette "pratiche di conversione". Ad oggi solo Malta e l’Olanda prevedono tali divieti. A fare da testimonial e ad intervenire in Aula come ospite d’onore a sostegno del testo c’era la notissima promoter dell’ideologia Lgbti e transessualista in Europa, più volte ne abbiamo evidenziato le volgari ed illiberali iniziative, l’ex commissario europeo alla Eguaglianza Helena Dalli.
Il testo definisce le pratiche di conversione o riparative come «tutte le misure o gli sforzi volti a cambiare, reprimere o sopprimere l'orientamento sessuale, l'identità di genere o l'espressione di genere di una persona, basati sulla falsa convinzione che tali aspetti fondamentali dell'identità di una persona siano patologici o indesiderabili o in qualche modo in grado di cambiare». Vi si afferma inoltre che le pratiche di conversione volte a promuovere l'eterosessualità o ad «allineare l'identità di genere di una persona con il sesso assegnato alla nascita», ovvero il sesso biologico, che includono «consulenza psicologica o comportamentale», riti spirituali e/o religiosi, «metodi di avversione» e «abuso verbale, coercizione, isolamento, farmaci forzati, scosse elettriche, abusi fisici e sessuali», devono essere tutti vietate e ‘criminalizzate’. Ovviamente tutti siamo contrari a veri abusi e violenze, però ciò è ben diverso dall’imporre la falsa l’ideologia “gender” a tutti e violare i diritti umani dei genitori, bambini, la libertà di religione e persino l’etica professionale dei medici ed educatori, oltre che sacerdoti.
Di conseguenza, si invitano i paesi a introdurre una legislazione a livello nazionale che vieti «le pratiche di conversione, prevedendo sanzioni penali». Di fatto siamo di fronte all’ennesimo tentativo da parte degli attivisti trans di imporre un divieto non necessario che causerà molti più danni che benefici. Se infatti anche la terapia stessa viene inquadrata come sospetta, sempre meno medici saranno disposti a lavorare in questo campo e i giovani finiranno per essere solo indirizzati alla medicalizzazione ‘ormonale’ prematura. Per i giovani con disforia di genere, questo sarà particolarmente dannoso perché sostituisce il giudizio clinico con una adesione aprioristica e ideologica alla sensazione momentanea del ragazzo, troppo spesso indotta dall’esterno.
Secondo l’associazione Athena ed a molti esponenti del mondo associativo gay e lesbico europeo ed internazionale che si sono mobilitati per chiedere il voto contrario al testo, «questa risoluzione rischia di arrecare un danno reale ai giovani vulnerabili che pretende di proteggere e… rafforza l'idea che questi bambini siano "nati nel corpo sbagliato" e debbano essere avviati verso una medicalizzazione irreversibile, un messaggio che non solo è antiscientifico, ma anche pericoloso». Oltre al danno alla scienza medica e alla professione psichiatrica e psicologica, oltre alle corrette (ma non condivisibili) proteste delle organizazioni gay e lesbiche, c’è da rilevare che nel testo di include il divieto all'uso di pronomi biologici, il rischio per gli educatori, i sacerdoti o i genitori che non affermassero inequivocabilmente l'identità trans di un minore etc. Pericoli ancora presenti nel testo della relazione, nonostante un emendamento del Ppe che approvato anche dalla stessa relatrice, all’ultimo momento del voto in Assemblea, prevede il rispetto per la libertà e i diritti per genitori, chiese e medici solo se sostengono «orientamento sessuale, l'identità di genere o l'espressione di genere».
Il dispositivo approvato ieri, seppur non vincolante, verrà certamente posto a sostegno di interpretazioni libertine giurisprudenziali e nuovi privilegi legislativi nei 46 paesi del CoE. C’era da auspicare un voto veramente liberale, a favore della libertà, anche dai parlamentari italiani alla Assemblea del CoE. Non è stato così. Su un totale 306 membri effettivi solo 99 erano presenti e votanti, una buona parte del Ppe e la totalità di Socialisti, Liberali, Sinistre hanno votato a favore della risoluzione, mentre i Conservatori, il gruppo misto di Identitari, nazionalisti e sovranisti (ECPA) e pochissimi Popolari, dopo essersi visti respinti (contrari 69/71 e favorevoli 25/28) tutti gli emendamenti genuinamente liberali e rispettosi dei diritti e libertà di bambini, ragazzi, genitori, medici, sacerdoti e chiese, hanno votato contro.


