• ANNIVERSARIO

Il Caravaggio e la tela che mostra l'amore per la musica

Il 18 luglio di 410 anni fa, nel 1610, a soltanto 38 anni, moriva Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Accostiamoci all’artista per la via a noi solita, quella della passione per la musica, ammirando in particolare il Riposo durante la fuga in Egitto, dipinto intorno al 1597: una specifica composizione polifonica vocale di argomento sacro è riconosciuta nella partitura letta dall’angelo. 

Il 18 luglio di 410 anni fa, il 1610, a soltanto 38 anni moriva a Porto d’Ercole, Toscana, mentre cercava di rientrare a Roma, il pittore «maledetto» (come l’aveva ridotto l'Ottocento), innamorato della realtà così com’è e della luce come irruzione della grazia divina salvatrice: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610).

La malattia, parecchie fughe da una città all’altra (con tappe a Napoli, a Malta, a Siracusa, a Messina, a Palermo e poi di nuovo a Napoli) hanno segnato la sua breve vita, ma anche una ricchissima produzione di opere altissime.

Accostiamoci all’artista per la via a noi solita, quella della passione per la musica, ammirando in particolare il Riposo durante la fuga in Egitto, o La Madonna va in Egitto come era chiamato allora, un «quadro di stanza» dipinto da un giovane Caravaggio intorno al 1597 e conservato nella Galleria Doria Pamphilj in Roma. Anche in quest’opera si avverte da parte del grande maestro lombardo una profonda religiosità e una conoscenza tutt’altro che approssimativa e dilettantesca delle cose di musica.

Nella sua opera più nota lo scrittore d’arte Giovanni Pietro Bellori ci riferisce che Caravaggio «dipinse […] la Madonna che si riposa dalla fuga in Egitto: Evvi un’Angelo in piedi, che suona il violino, san Giuseppe sedente gli tiene avanti il libro delle note, e l’Angelo è bellissimo; poiché volgendo la testa dolcemente in profilo, và discoprendo le spalle alate, e ‘l resto dell’ignudo interrotto da un pannolino. Dall’altro lato siede la Madonna, e piegando il capo, sembra dormire col bambino in seno» (G. P. Bellori, Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, Roma 1672).

Il pittore dipinge sulla scorta dell’evangelista Matteo, che ci narra la fuga in Egitto della santa famiglia per evitare la persecuzione di Erode: «Essi [i magi] erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall'Egitto ho chiamato mio figlio”» (Mt 2,13-15; cfr. Os 11,1).

Tutta la tela fa riferimento al Cantico dei Cantici, poema dell’amore di Cristo per la Chiesa, in cui l’autore, «servendosi del simbolismo dell’amore coniugale, dipinge con vividi colori i legami di vicendevole amore, che uniscono fra loro Dio e la Nazione da Lui prediletta» (Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956, n, 16). Caravaggio segue l’insegnamento di Ruperto di Deutz, monaco benedettino del XII secolo, che fu il primo a fare un’esegesi mariana del Cantico dei Cantici, identificando la sposa con Maria santissima. I capelli rossi della Madonna richiamano Ct 7,6: «La chioma del tuo capo è come porpora; un re è tutto preso dalle tue trecce». Il sonno della Madonna rimanda a Ct 5,2: «Mi sono addormentata, ma veglia il mio cuore».

Un bellissimo angelo di spalle, che suona il violino, divide a metà la scena della sosta di Giuseppe e Maria durante la fuga in Egitto, raffigurata da Caravaggio e da lui ambientata nella campagna romana: a destra è la Beata Vergine Maria addormentata con Gesù Bambino che dorme sulle sue ginocchia; a sinistra è il glorioso san Giuseppe che, pur rappresentato anziano e stanco del viaggio, sta sveglio e regge lo spartito all’angelo.

Quale musica scaturisce dal violino? Non una generica ninnananna che addolcisca il sonno della Madonna e del Bambino, ma una specifica composizione polifonica vocale di argomento sacro, che due storici nel 1983 hanno riconosciuto nella partitura letta dall’angelo e retta dal glorioso Patriarca, che non riporta il testo: Quam pulchra es, mottetto composto intorno al 1520 dal compositore franco-fiammingo Noël Bauldewijn, che canta alcuni versetti del capitolo 7 del Cantico dei Cantici (F.T. Camiz a A. Ziino, Caravaggio: aspetti musicali e committenza, in Studi musicali 12, 1983, pp. 67–83). Recita il testo nella prima parte, di cui Caravaggio dipinge la capolettera Q (Ct 7,7-8.6.5): «Quam pulchra es et quam decora, / Assimilata es palmæ / et ubera tua botris. / Caput tuum ut Carmelus / collus tuus sicut turris eburnea», «Quanto sei bella e quanto sei graziosa! / Sei come una palma / e i tuoi seni sono un grappolo d’uva / Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo, / il tuo collo come una torre d'avorio». E nella seconda parte (Ct 7,12-13), di cui si vede nella tela la capolettera V, dice: «Veni, dilecte mi, egrediamur; / si flores fructum parturierunt, / si floruerunt mala punica / tibi dabo ubera mea. Amen», «Vieni, amato mio, usciamo; / se i fiori hanno prodotto il loro frutto, se i melograni sono in fiore / ti darò il mio amore! Amen».

Insieme a san Giuseppe, che «appartato, partecipa del divino amore degli Sposi da altra sfera e mostra lo spartito che ne canta le lodi» (M. Calvesi, Riposo durante la fuga in Egitto, in C. Strinati, Caravaggio, Skira, Milano 2010, pp. 39-40), lasciamoci rapire anche noi da tanta bellezza, dal testo del Cantico dei Cantici e dalla musica dell’angelo. Buon ascolto!