Il beato Gabriele Allegra e la missione della Corredentrice
Il grande biblista francescano si diceva fermamente convinto che «il titolo di Corredentrice è teologicamente esatto». Un titolo che si lega agli altri privilegi mariani e ci parla del grande disegno di Dio su Maria, che, nella riflessione del beato, comprende due grandi tappe.
«Io credo fermamente e secondo le mie forze predicherò agli altri fedeli che il titolo di Corredentrice è teologicamente esatto in quanto esprime la parte ch’ebbe la Madre nostra nell’opera della nostra salvezza» (cit. in L. Murabito, La corredenzione di Maria nel pensiero del Venerabile Padre Gabriele M. Allegra, in Maria Corredentrice. Storia e Teologia, II, Frigento, 1999, p. 306).
A pronunciare questa proclamazione di fedeltà a Maria Corredentrice è stato il beato Gabriele Maria Allegra (1907-1976), Frate Minore missionario, beatificato da Benedetto XVI il 29 settembre 2012, che inviò come proprio delegato alla cattedrale di Acireale il cardinale Angelo Amato, allora prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Il beato Allegra è stato paragonato a padre Matteo Ricci, l’erudito missionario gesuita del XVI-XVII secolo che evangelizzò il “Regno di mezzo”, per la sua straordinaria conoscenza della lingua e della cultura sinica, che lo portò a tradurre l’intera Bibbia in lingua cinese. Fu un’opera grandiosa, di undici volumi, incominciata nel 1935 e conclusa nove anni dopo, il 21 novembre 1944, cui il P. Allegra si dedicò con tutto se stesso. L’anno successivo, fondava a Pechino lo Studio Biblico Francescano. Per questa sua dedizione alle Sacre Scritture e alla loro comunicazione al popolo cinese è stato chiamato anche “Evangelista” e “nuovo San Girolamo”.
Quest’uomo dalle doti fuori dal comune si riteneva e voleva essere un umile frate francescano, il cui compito principale doveva essere quello di porsi al servizio della Santissima Vergine, nel far conoscere i misteri della sua persona. Per questo egli ottenne che negli Statuti dello Studio Biblico di Pechino fosse indicata la nota chiaramente mariana della missione dei Padri francescani: «I Padri […] ritengano come loro dovere far risplendere i privilegi della Beata Madre, illustrare i suoi celesti misteri e, se necessario, difenderla fino all’effusione del sangue» (cit. in L. Murabito, La corredenzione, op. cit. p. 297).
La citazione d’apertura di questo articolo mostra piuttosto chiaramente che tra questi privilegi mariani al P. Allegra fu particolarmente caro quello della corredenzione di Maria, che egli comprende entro le due coordinate che caratterizzano la sua formazione, ossia: 1) l’idea fondamentale, di derivazione scotista, che Maria appartiene a quell’unico piano divino che ha decretato l’Incarnazione del Verbo, come senso e fine di tutta la creazione; 2) che le Sacre Scritture ci parlano di questo disegno speciale e unico che Dio ha su di lei, disegno che, secondo la riflessione del P. Allegra, comprende due grandi tappe: la prima che va dalla sua Immacolata Concezione alla sua Assunzione al Cielo, passando per il fiat dell’Annunciazione, la divina maternità, la sua cooperazione alla Redenzione; la seconda, che si apre con l’Assunzione e «durerà sino alla seconda venuta del Signore, sino a quando il tempo non sarà più, sino a quando, celebrate le nozze dell’Agnello, Cristo consegnerà il Regno a Dio Padre, affinché Dio sia tutto in tutte le cose (1Cor 15, 28)» (Ibi, p. 300).
Il beato Allegra insiste su questa “seconda fase” della missione di Maria, che la trova ad essere come il cuore della vita e dell’operare della Chiesa, in un ruolo unico di mediazione di tutte le grazie che la Chiesa amministra e dispensa nel corso di tutta la sua storia. «Maria, nella vita della Chiesa come nella vita spirituale dei figli di adozione, è all’inizio e alla consumazione. E ciò perché Essa è la Madre del Corpo mistico del Signore in virtù del “Fiat” dell’Annunciazione, della Corredenzione sul Calvario, e della gloriosa Assunzione. Per mezzo di Lei, mediatrice di tutte le grazie, la Chiesa vive, partecipa al frutto della vita, desidera il ritorno del Signore e si prepara a tornare al Padre» (Ibi, p. 301). Maria si trova all’inizio, perché con Cristo ha meritato tutte le grazie necessarie alla Chiesa per svolgere la sua missione, e alla sua consumazione perché è tramite la sua missione di dispensatrice di tutte le grazie che sostiene la Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno, in particolare nel momento della lotta contro il figlio della perdizione, che precede il ritorno di Cristo.
Con ancora maggior enfasi e penetrazione, egli poté affermare che «l’azione santificatrice della Chiesa è la continuazione della materna mediazione di Maria. Assistendo come Corredentrice al sacrificio della Croce, Ella è inseparabile dalla rinnovazione di questo sacrificio, che si attua nella Messa» (Ibi, p. 308). La corredenzione mariana, mentre esprime il legame profondo di Maria a Cristo, dell’opera di lei all’opera di Lui, salda anche il suo legame con la Chiesa. P. Allegra sviluppa l’intuizione di San Francesco, quando il Serafico indicò questa “saldatura” con l’espressione «Vergine fatta Chiesa»; non c’è alcuna confusione tra Maria e la Chiesa: la Vergine, in virtù della sua mediazione nell’acquisto e nella distribuzione delle grazie, è con e in Cristo sempre all’opera nella Chiesa ogni volta che questa distribuisce la grazia ai suoi figli, li rigenera, li purifica, esercitando così una vera e propria maternità spirituale. L’opera della Chiesa è l’opera della distribuzione delle grazie, che vengono mediate dalla Vergine benedetta.
Tre sono i testi biblici che convincono il beato Allegra della bontà di questa prospettiva. Il primo è chiaramente Gn 3, 15, che egli «con la Chiesa e unito al senso dei fedeli, seguendo il senso pieno della Scrittura» riconosce come l’oracolo della salvezza che promette «il Salvatore e la Madre Immacolata del Salvatore» (Ibi, p. 302). Egli conosce bene le differenti interpretazioni di questo testo biblico, ma è la fede della Chiesa, nel suo Magistero e nella pietà del popolo fedele, a portarlo dritto nel cogliere il «senso pieno» cristologico, e perciò mariologico (in virtù di quell’unica predestinazione) di questo passo. Anche la nota profezia dell’Emmanuele (Is 7, 14) viene compresa in quest’ottica: il Dio-con-noi e sua Madre sono il segno che Dio dà perché il popolo possa credere e avere stabilità (cf. Is 7, 9), senza farsi intimorire dal clamore dei tanti «tizzoni fumosi» (Is 7, 4) che vogliono muovere guerra per annientare il popolo di Dio.
Questo trionfo è confermato e mostrato nel capitolo dodicesimo del libro dell’Apocalisse che, nella prospettiva di P. Allegra, è come la chiave di lettura definitiva per comprendere i passi biblici, che annunciano il Salvatore e la sua Madre: «Il discepolo diletto, lasciando alla Chiesa il Quarto Vangelo e l’Apocalisse, spiegava e completava gli oracoli del protovangelo, di Isaia, di Michea, i vangeli di Matteo e di Luca, ma soprattutto abilitava i sudditi del regno a comprendere l’intervento della Madre Immacolata nella storia delle singole anime e in quella della Chiesa intera» (Ibi, p. 311).
Il primo libro della Bibbia getta una luce che attraversa tutta la storia della salvezza e illumina di tonalità cristologica e mariologica tutte le Scritture. Una luce che diviene però più chiara ed evidente con l’ultimo libro, l’Apocalisse, che, unito al quarto Vangelo, ci mostra il compimento in atto e definitivo della prima profezia, ossia del nuovo Adamo e di colei che Egli stesso ha voluto avere come aiuto che gli fosse simile (cf. Gn 2, 18), la nuova Eva, nel ricapitolare la storia umana e portarla verso la vittoria totale e definitiva contro il «serpente antico» (Ap 12, 9; 20, 2).
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