a cura di Anna Bono
  • Golfo di Aden

Il 19 luglio una imbarcazione con 160 emigranti a bordo è affondata nel golfo di Aden

Funzionari di sicurezza yemeniti e capi tribali – gli uni e gli altri hanno chiesto l’anonimato, i primi perché non autorizzati a parlare con la stampa e i secondo per timore di ritorsioni – hanno annunciato che una imbarcazione carica di emigranti, partita dal porto somalo di Bosaso e diretta in Yemen attraverso il golfo di Aden, si è capovolta ed è affondata il 19 luglio al largo della provincia yemenita meridionale di Shabwa. A bordo viaggiavano 100 somali e 60 etiopi, inclusi donne e bambini. Non si sa se ci siano dei superstiti. Benché lo Yemen sia da anni sconvolto dalla guerra, il flusso di emigranti dall’Africa orientale si è solo ridotto, ma non si è esaurito. Contando sulla mancanza di controlli gli emigranti tentano questa via per raggiungere i paesi del golfo produttori di petrolio nei quali c’è richiesta di manodopera. La traversata del Golfo di Aden per raggiungere lo Yemen è sempre stata considerata una delle rotte più pericolose per gli emigranti illegali. Migliaia di persone vi hanno perso la vita nel corso degli anni non solo a causa di naufragi, ma anche perché spesso gli scafisti, per evitare la guardia costiera yemenita, costringono gli emigranti a gettarsi in acqua lontano dalla terra ferma. Molti annegano nel tentativo di raggiungere la costa o vengono attaccati e uccisi dagli squali che infestano quelle acque. Circa metà degli emigranti sono somali. Altri provengono da Etiopia, Gibuti ed Eritrea.