• L’ANNIVERSARIO

Igor Stravinskij, il compositore amico dei Papi

Il 6 aprile di cinquant’anni fa moriva Igor Stravinskij, genio musicale del XX secolo. Nato russo ortodosso, si avvicinò nuovamente alla Chiesa e alla religione verso il 1930. Fu amico di san Giovanni XXIII e san Paolo VI. Tra i suoi undici lavori di musica sacra spicca la Sinfonia dei Salmi, che compose «per la gloria di Dio»

Cinquanta anni fa, il 6 aprile 1971, all’età di 88 anni muore di infarto a New York Igor Stravinskij, genio musicale del XX secolo che non si limita - hanno detto - a voltare una pagina della storia della musica: la strappa.

Nato in Russia (a Oranienbaum, oggi Lomonosov, nelle vicinanze di San Pietroburgo) nel 1882, diviene cittadino prima francese poi statunitense. Soltanto a vent’anni, quando studia giurisprudenza, considera seriamente la carriera di compositore. I suoi primi lavori fanno colpo su Sergej Djagilev (1872-1929), famoso coreografo e fondatore della compagnia dei Ballets Russes, l’«esotica carovana» che, dopo una «marcia vertiginosa di colori e di splendori» nell’Europa occidentale, si fermò a Parigi (M. C., I balletti di Diaghilev al Teatro di Torino, ne La Stampa, 23 dicembre 1926). All’inizio, Djagilev fa orchestrare a Stravinskij due pagine pianistiche di Chopin per il balletto Les Sylphides; poi, lo incarica di comporre un nuovo balletto: Luccello di fuoco, che il pubblico parigino accoglie calorosamente nel 1910. A quella favola seguono le rappresentazioni parigine dei balletti Petrushka (1911), la sfortunata marionetta in una fiera popolare russa, e La sagra della primavera (1913), che tratteggia la Russia pagana e i suoi riti tribali. Rimaneggiata, questa partitura sarà illustrata dal quinto episodio del film musicale Fantasia (1940) di Disney, contribuendo alla delusione del compositore, per le modifiche e l’esecuzione, come pure alla sua fama e popolarità.

Troppo vi sarebbe da dire, ripercorrendo la lunghissima carriera del nostro musicista, sugli svariati stili compositivi e sui diversi linguaggi musicali che egli impiega, sull’idea di musica che egli propone («impotente a esprimere alcunché», la musica è pura azione costruttiva, simile a quella di un artigiano), sul ritmo che egli valorizza e sulla melodia che egli spezza e contorce. Ma qui vogliamo fare qualche accenno allo Stravinskij religioso e amico di Papi.

Nato russo ortodosso, il maestro si avvicina nuovamente alla Chiesa e alla religione verso il 1930. Ha stretto amicizia con il filosofo francese Jacques Maritain, ha letto la Vita di San Francesco dell’autore danese Johannes Jorgensen. Ed ecco nel 1930 la Sinfonia di Salmi per coro e orchestra, tra i più alti atti di fede in musica d’ogni tempo, e la Messa in latino per coro e strumenti a fiato, finita di comporre nel 1948 negli Stati Uniti, dove si è stabilito già da otto anni. Guarda la Chiesa cattolica con una certa simpatia: «Io sono cresciuto nella profonda ammirazione del cattolicesimo, portato a questo dalla mia educazione spirituale come dalla mia natura (sono assai più un occidentale che un orientale). La religione ortodossa che professo è abbastanza vicina al cattolicesimo. E non sarebbe da meravigliarsi se un giorno divenissi cattolico» (E. Zanetti, Guida a The Rakes Progress, La Biennale di Venezia, XIV Festival Internazionale di Musica Contemporanea, Venezia, 1951, p. 9).

Papa Giovanni XXIII, nel primo mese di pontificato, riceve in Vaticano Stravinskij in udienza privata il 26 novembre 1958, qualche giorno prima che il maestro dirigesse i complessi della RAI di Roma in un concerto di musiche sue (Les noces, Sinfonia in tre movimenti e Scènes de ballet). Mentre era Patriarca della Serenissima, Roncalli lo aveva incontrato il 10 agosto 1956 a Venezia, quando diede il suo benestare ad eseguire in prima mondiale, con la direzione dell’autore, il 13 settembre di quell’anno, nella Basilica di San Marco, il Canticum sacrum ad honorem Sancti Marci nominis, per tenore, baritono, coro e orchestra, del maestro russo, nell'ambito del diciannovesimo festival di musica contemporanea. Il colloquio, alla presenza di Robert Craft, direttore d’orchestra americano e assistente di Stravinskij, «fu molto gradito a entrambi» (R. Craft, «Inguarum» Stravinsky e Adriana Panni, in A. Quattrocchi, Novecento: studi in onore di Adriana Panni, EDT, Torino 1996, p. 15). Fu pure un’occasione per parlare di Venezia e per ricordare quel concerto, definito da qualche critico un «assassinio nella cattedrale» (Time, 24 settembre 1956). «Quando Stravinskij si alzò per andarsene, e si chinò a baciare l’anello di Pietro, il Santo Padre diede una deliziosa prova di modestia chiedendogli una fotografia con autografo». Giovanni XXIII morì la sera del 3 giugno 1963; pochi mesi prima aveva nominato il compositore, come recita il diploma, INGUARUM Stravinsky Equitem Commendatorem Ordinis Sancti Sylverstri Papæ, Commendatore dell'Ordine di San Silvestro Papa (R. Craft, ibidem). Il 18 agosto 1963 l’arcivescovo Edwin V. Byrne (1891-1963) di Santa Fe, capitale del New Mexico (USA), nella sua cattedrale di S. Francesco d’Assisi consegna all’ottantunenne Stravinskij il diploma con le insegne dell’Ordine cavalleresco; poi il maestro dirige la propria Messa dedicandola «alla memoria del suo augusto amico di Benedetta Memoria» (R. Craft, ibidem).

Paolo VI, alle ore 18 del 12 giugno 1965, assiste nell’Auditorio Pio vicino al Vaticano a un concerto sinfonico di musica religiosa contemporanea offertogli dalla RAI, Radiotelevisione italiana. In programma: Two Solemn Melodies, op. 77, per violino e orchestra del finlandese Jean Sibelius (1865-1957); San Francesco d’Assisi, mistero per soli, coro e orchestra del veneziano Gian Francesco Malipiero (1882-1973); Salmo 129, per baritono e orchestra del francese Darius Milhaud e la Sinfonia di salmi del nostro. È l’ultimo soggiorno romano di Stravinskij ed egli siede accanto al Papa ascoltando il capolavoro del suo periodo neoclassico. «Un momento di tensione si verifica dopo i Salmi quando Stravinsky tenta di inginocchiarsi e baciare l’anello del Pescatore, ma scivola e perde momentaneamente l’equilibrio» (cfr. R. Craft, Stravinsky: Chronicle of a Friendship, Vanderbilt University Press, 1994, p. 423).

Certamente la Sinfonia dei Salmi campeggia negli undici lavori di musica sacra del musicista russo. Il vero impulso spirituale che sospinge questa partitura ci è svelato dalle prime parole con le quali l’autore la dedica alla Boston Symphony Orchestra in occasione del cinquantenario della sua fondazione: «Cette Symphonie composée à la gloire de Dieu…» (Questa sinfonia composta per la gloria di Dio…).