• ATTACCO ALLA CHIESA

Iene e sciacalli, i professionisti dell'anti-pedofilia

La trasmissione tv Le iene sta proponendo servizi su sacerdoti pedofili a Savona, che in realtà si tratta di casi vecchi e isolati, già risolti. Ma dietro queste denunce c'è Francesco Zanardi: purtroppo vittima anche lui, a 13 anni, ma oggi è un attivista gay e leader del partito Democrazia Atea, che raccoglie anche i Bambini di Satana.

La vergognosa campagna delle Iene

Qualche giorno fa su queste colonne ho proposto qualche verità non politicamente corretta sulll'associazione americana SNAP (Survivors Network of Those Abused by Priests, «Rete di Sopravvissuti Abusati da Preti»), un gruppo di «professionisti dell'anti-pedofilia» che prendono spunto dalla tragedia dei preti pedofili per attaccare sistematicamente la Chiesa Cattolica e la sua gerarchia, prendendo di mira soprattutto i cardinali statunitensi. L'articolo ha avuto notevole eco, non solo in Italia, dopo che lo SNAP aveva avuto il suo quarto d'ora di notorietà internazionale diffondendo un elenco di dodici cardinali insieme papabili e, secondo l'organizzazione, «amici dei pedofili».

Ho usato l'espressione «professionisti dell'anti-pedofilia» nel senso in cui lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia (1921-1989) parlava di «professionisti dell'antimafia». Sciascia, naturalmente, non sosteneva che la mafia non esistesse o non fosse pericolosa. Ma denunciava i «professionisti» che speculavano sulla mafia per ragioni politiche o per farsi pubblicità. Esattamente nello stesso modo, io non sostengo affatto che i preti pedofili non esistano o che non siano pericolosi. Ma penso che i «professionisti dell'anti-pedofilia» speculino su una tragedia reale per ragioni ideologiche e per colpire la Chiesa in genere.

Nei giorni scorsi la trasmissione televisiva «Le Iene» e i giornali del gruppo «Repubblica-L'Espresso» hanno dato ampio spazio, in prossimità del Conclave, alla Rete L'Abuso un piccolo gruppo di «professionisti dell'anti-pedofilia» italiani che vorrebbero rinverdire in Italia i discutibili fasti di SNAP, presentando in particolare una successione di vescovi della Diocesi di Savona - tra cui uno che ora è cardinale, monsignor Domenico Calcagno - come complici dei pedofili. Abbiamo visto inchieste con titoli urlati sul «diavolo a Savona» e richieste al cardinale Calcagno di non partecipare al Conclave. Vale dunque la pena di accendere qualche riflettore anche sulla Rete L'Abuso e sul suo leader, Francesco Zanardi, che ho avuto l'occasione di conoscere personalmente in occasione di trasmissioni televisive.

Come i fondatori dello SNAP, Zanardi è stato vittima di abusi - quando aveva tredici anni - da parte di un sacerdote. Si tratta senza dubbio di una tragedia, per cui Zanardi merita solidarietà. Tuttavia, proprio come nel caso dei dirigenti dello SNAP, l'avere subito abusi da piccolo non dà diritto a dire e scrivere qualunque cosa, a generalizzare, ad attaccare la Chiesa in genere o tutti i preti di un'intera diocesi.

Che cosa è successo veramente a Savona? Le inchieste - giudiziarie e non solo giornalistiche - mostrano come vi sia stata per anni nella diocesi una piccola subcultura di sacerdoti omosessuali, alcuni dei quali - non tutti - si sono resi responsabili di abusi su minori. I lettori de La Nuova Bussola Quotidiana sanno quanti danni abbia fatto l'omosessualismo - che è una lobby e un'ideologia, da non confondere con la tendenza all'omosessualità, la quale è invece un fatto - tra i sacerdoti cattolici. Sanno anche che i vescovi non sono sempre stati rapidi a intervenire contro queste subculture. È possibile che anche nelle reazioni della diocesi di Savona ci siano stati ritardi, anche se non vanno prese per oro colato le affermazioni di magistrati tratte da atti giudiziari che trasudano consueti pregiudizi contro la Chiesa.

Sia pure con ritardi, i vescovi di Savona si sono mossi contro i sacerdoti effettivamente responsabili di abusi. Due, tra cui quello coinvolto a suo tempo nel caso di Zanardi, sono stati ridotti allo stato laicale, così come un diacono, responsabile però non di abusi sessuali ma di malversazioni economiche. Si tratta di due sacerdoti a cui carico le inchieste giudiziarie avevano trovato elementi piuttosto gravi. Altri casi rimangono dubbi. Si fa un gran parlare di un sacerdote pakistano accolto nella diocesi di Savona, Dominic Youssuf, deceduto - ma Repubblica mette in dubbio perfino la sua morte, peraltro attestata da regolare certificato - nel  2009. Secondo Zanardi, sarebbe un latitante in fuga dalla giustizia britannica dopo un arresto per abusi nel 1996. La diocesi, però, riferisce - dopo gli attacchi della stampa - di avere interessato della questione la polizia, mettendo a sua disposizione don Dominic - più tardi comunque allontanato dal ministero pastorale e affidato a un'abbazia benedettina -, e di avere acquisito dal questore di Savona «la certezza che nei riguardi del sacerdote pachistano non esisteva nessun mandato internazionale di cattura».

C'è poi il caso di don Carlo Rebagliati, deceduto all'inizio del 2013 mentre era indagato per favoreggiamento della prostituzione, e sollevato dai suoi incarichi pastorali nel 2011. Senonché don Rebagliati per Zanardi e la Rete L'Abuso è un «uomo perbene», quasi un eroe che ha confessato pubblicamente la sua omosessualità, ha attaccato la Chiesa e ha sostenuto le iniziative dello stesso Zanardi. È morto di malattia, ma nel clima avvelenato che è stato costruito ad arte a Savona si è perfino insinuato che sia stato ucciso.

C'è dunque il diavolo a Savona? Il clero è tutto marcio? Niente affatto. Come altrove, un ridottissimo numero di preti ha tradito il proprio ministero, e alcuni - che si contano sulle dita di una sola mano - hanno commesso veri e propri crimini. Intendiamoci: anche uno solo di questi preti sarebbe uno di troppo. Ma il gioco dei «professionisti dell'anti-pedofilia» e delle varie Iene consiste nel generalizzare questi casi presentando un intero clero diocesano come corrotto, e i vescovi - o addirittura Benedetto XVI, il quale da Savona ricevette quando era prefetto della Congregazione della Fede una semplice informativa su casi comunque di competenza diocesana - come protettori dei corrotti.

Perché Zanardi si comporta in questo modo? Il quotidiano genovese «Il Secolo XIX» ha attribuito il tutto alla sua «personalità istrionica». Ma c'è anche dell'altro. Zanardi racconta volentieri di essere stato «licenziato» dalla Curia di Savona, per cui lavorava. In realtà non era un lavoratore dipendente ma un consulente (informatico), il cui contratto non è stato rinnovato, scatenandone le ire. La Curia aveva dato una mano a Zanardi, ma la generosità nei suoi confronti di rado è ben ripagata. Ne sa qualcosa il cardinale Bagnasco, che aveva ricevuto Zanardi e che si è ritrovato denunciato anche lui dall'infaticabile professionista dell'anti-pedofilia.

E Zanardi non è solo questo. Nel settembre 2009 ha contribuito a fondare il Movimento Nazionale Gay Italiani, di cui è portavoce. Si considera «sposato» con il suo compagno e continua a promuovere iniziative legali per il riconoscimento di questo «matrimonio». Forse non è difficile immaginare perché la Curia di Savona preferisca non avvalersi della sua consulenza. E le iniziative di Zanardi non finiscono qui. Fa parte della segreteria nazionale di Democrazia Atea, un partito per cui si è candidato alle elezioni politiche nel 2013.

Democrazia Atea, un partito che si occupa quasi esclusivamente di lotta alla gerarchia cattolica e che propone l'eliminazione della possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici che non intendono praticare aborti, ha il singolare primato di essere il meno votato in assoluto tra i partiti e partitini che si sono presentati alle elezioni, avendo lucrato solo 556 voti nelle tre circoscrizioni in cui si è presentato. Oltre all'ateissima astrofisica Margherita Hack e a Zanardi, capolista in Liguria - dove aveva cercato di presentarsi anche come candidato sindaco di Genova alle amministrative del 2012, quando però il partito non era riuscito a raccogliere le firme -, Democrazia Atea candidava alla Camera nella Circoscrizione Lazio 2 il leader dei Bambini di Satana, Marco Dimitri.

I Bambini di Satana offrono una gamma completa di servizi ai loro adepti, distinti in quattordici diverse categorie di rituali. Tra questi ci sono matrimoni eterosessuali e omosessuali, e anche a tre (qualunque sia il sesso) e incestuosi («qualsiasi grado di parentela e sesso»). Per i cattolici e gli aderenti ad altre religioni c’è una «cerimonia di annullamento di riti battesimali di qualsiasi culto», del resto - in varie versioni - molto apprezzata in Democrazia Atea. Anni fa Dimitri scriveva che si candidava a essere «la guida di tutti i demoni della terra». Ha dovuto accontentarsi di una candidatura fallita nel mini-partito che ha Zanardi nella sua segreteria nazionale.

Francesco Zanardi non è un semplice attivista contro la pedofilia clericale che trae le sue motivazioni da una brutta esperienza personale. Chi legge «Repubblica» o guarda «Le Iene» spesso è di bocca buona quando si tratta di attacchi alla Chiesa. Ma potrà meglio valutare la credibilità di Zanardi riflettendo sul fatto che il personaggio ha un'agenda a suo modo completa, dall'attivismo omosessuale a quello ateo, quest'ultimo perseguito in compagnia di mangiapreti assortiti e perfino satanisti. I giornalisti che danno spazio a Zanardi dovrebbero forse comunicare ai loro lettori qual è la compagnia con cui si ritrovano a viaggiare.