• ORA DI DOTTRINA / 25 - LA TRASCRIZIONE

I vizi contro la Carità - Il testo del video

San Tommaso individua l’odio contro Dio come un vizio direttamente contrario alla Carità; mentre altri vizi sono contrari agli effetti della Carità: accidia e invidia si oppongono alla gioia; discordia, contesa, guerra, rissa e sedizione si oppongono alla pace; lo scandalo è contrario a beneficenza e correzione fraterna.

In questa lezione concludiamo il ciclo di lezioni sulla virtù della Carità e vediamo i vizi che si oppongono alla Carità.

Nelle quaestiones 34-43, San Tommaso trattando dei VIZI CONTRARI ALLA CARITÀ fa questa classificazione:

- ODIO come vizio direttamente contrario alla Carità

Gli altri invece sono vizi contrari agli effetti della Carità:

- Contro la gioia: ACCIDIA E INVIDIA

- Contro la pace: DISCORDIA, CONTESA, GUERRA, RISSA E SEDIZIONE

- Contro la beneficenza e la correzione fraterna: SCANDALO

Iniziamo con la quaestio 34, articolo 2. L'odio contro Dio è il più grave dei peccati. Perché? Perché in questo peccato l'allontanamento da Dio è diretto mentre negli altri è indiretto. Per esempio, nella fornicazione, "...non si ripudia Dio per se stesso, ma per altre cose: cioè per il fatto che si desidera un piacere disordinato, al quale è connesso l'allontanamento da Dio”. Invece nell’odio contro Dio si ripudia Lui stesso; ma “ciò che è per se stesso ha più vigore di ciò che è per altre cose. Perciò l'odio di Dio è il più grave tra tutti i peccati".

San Tommaso risponde all'obiezione se l'incredulità sia peggio dell'odio di Dio e propone un interessante collegamento tra i due; ricordiamo che l'incredulità è contraria alla fede, mentre l'odio di Dio, appunto, è contrario alla carità.

"Ma che [l’incredulità] sia volontaria deriva dal fatto che uno odia la verità che viene proposta. Dunque è evidente che l'aspetto peccaminoso dell'incredulità viene dall'odio di Dio, la cui verità è oggetto della fede. Perciò, come la causa è superiore all'effetto, così l'odio di Dio è un peccato più grave dell'incredulità".

Dunque è l'odio di Dio ad essere il “motore” dell'incredulità volontaria, perciò è chiaramente più grave della prima.

Nella questio 34, articolo 3, viene affrontato l’odio contro il prossimo, che, in quanto tale, è sempre peccato. Mentre invece è lecito odiare nei fratelli il peccato e tutto ciò che è una mancanza nei confronti della grazia divina, perché "volere il bene di una persona e odiarne il male sono la stessa cosa".

C'è un odio perfetto, strettamente legato alla carità, che è l'odio del male; perciò amare la persona non significa amare in essa il male e viceversa odiare il male nella persona non significa odiare la persona stessa.

Nelle quaestiones 35-36, San Tommaso tratta dell’ACCIDIA e dell’INVIDIA; entrambe sono una tristezza contraria alla gioia che proviene dalla Carità, in quanto spengono e tolgono linfa a questa gioia spirituale.

- l’ACCIDIA è una spossatezza generale e spirituale che toglie nell'uomo la volontà del bene. Può anche essere definita come la tristezza del bene spirituale.

- l’INVIDIA è anch'essa una tristezza, ma se la prima lo è del bene spirituale, ovvero della volontà di fare il bene verso Dio e verso il prossimo, la seconda invece nasce dal bene altrui, in quanto sminuisce la propria gloria o la propria eccellenza (cf. art. 1)

Tuttavia, non ogni tristezza del bene altrui può essere definito invidia, ma al contrario legata alla carità e alla giustizia. Nella quaestio 36, articolo 2, Tommaso cita un passo molto profondo di San Gregorio Magno:

"Scrive perciò S. Gregorio: "Per lo più capita senza la perdita della carità che la rovina di un nemico ci rallegri, e che il suo successo ci addolori, senza un peccato di invidia, poiché crediamo che con la sua caduta alcuni saranno giustamente risollevati, mentre temiamo che col suo successo molti saranno ingiustamente oppressi".

Nella quaestio 37 san Tommaso parla della DISCORDIA.

Abbiamo detto, nella precedente catechesi, che la pace richiede la concordia, ma la concordia non è l’unico elemento della pace che viene dalla carità. La discordia agisce contro la concordia: "E quindi uno discorda per sè, o direttamente dal prossimo, quando coscientemente e intenzionalmente dissente dal bene di Dio e del prossimo, nel quale è tenuto a consentire" (art. 1).

Come vizio contro la pace e la carità, non si tratta di qualsiasi tipo di discordia, ma è quel provocare dissenso riguardo al bene di Dio e del prossimo.

"Invece, provocare la discordia, eliminando la cattiva concordia di chi vuole il male è cosa lodevole. E in tal senso è da lodarsi S. Paolo quando introdusse il dissenso tra coloro che erano concordi nel male; infatti anche il Signore ha detto di sé stesso: "Non sono venuto a portar la pace, ma la spada" (ad. 2)

Attenzione dunque: la buona concordia deve essere custodita e quindi la discordia contro la concordia vera, che punta al bene di Dio e del prossimo, è un peccato; ma c'è anche una concordia che invece è complicità nel male e questa dev’essere in qualche modo turbata, provocando una salutare discordia.

San Tommaso precisa anche che esiste una discordia per accidens, che differisce dalla discordia per sé; questa si verifica tra coloro che sono concordi nel bene di Dio e del prossimo, allorché sorgono discordie su altri aspetti. Queste discordie non sono peccato a meno che si tratti di qualcosa che sia indispensabile alla salvezza o ci sia pertinacia.

La CONTESA è trattata nella quaestio 38. Essa è definita come un contrasto di parole; il peccato grave contro la carità si ha allorché si impugna e manipola la verità, mentre invece è veniale se si impugna la falsità, ma in modo disordinato.

Lo SCISMA (q. 39) è una separazione intenzionale dall'unità della Chiesa. Come avviene in concreto? Con il rifiuto di sottomettersi a colui che rappresenta Cristo nella Chiesa, ossia il Sommo Pontefice, e di comunicare con i membri della Chiesa a lui soggetti. 

A differenza dell'eresia, nello scisma si può anche mantenere tutta la verità della fede cattolica, tutta l'azione sacramentale, ma ad un certo momento ci si stacca, si decide di “mettersi in proprio”, costituendo delle realtà parallele, ritenute migliori e più pure, che però non si agganciano al centro di unità della Chiesa, che è il Pontefice. In questo caso lo scisma è un peccato contro la carità ed in particolare contro la concordia, quella vera che proviene dalla pace.

Infine, lo SCANDALO (q. 43). San Tommaso definisce lo scandalo come "una parola o azione meno retta che offre un'occasione di caduta" (a. 1).

Più precisamente: "Meno retto qui non si dice di ciò che viene sorpassato da altre cose in fatto di rettitudine, ma di ciò che implica una mancanza di rettitudine; o perché è male in se stesso, come i peccati; oppure perché ha le apparenze del male, come quando uno siede a mensa in un luogo destinato al culto degli idoli" (ad. 2).

Perciò evitare lo scandalo è un dovere, perché lo scandalo si oppone alla carità, in particolare alla beneficienza (cioè fare il bene al prossimo) ed è il contrario della correzione fraterna.

San Tommaso specifica che non ogni scandalo del prossimo è un male, perché una persona si può scandalizzare per una cosa che in realtà è un bene; dunque non si tratta di uno scandalo vero e proprio e non lo si può imputare alla persona che agisce, quanto o alla malizia di chi si scandalizza (scandalo farisaico), o alla fragilità e ignoranza (scandalo dei pusilli). In quest’ultimo caso, se è possibile, si deve rimandare l’opera buona, per poter prima dare delle spiegazioni che evitino lo scandalo. Tuttavia, una volta avvenuta la spiegazione, non si devono tralasciare le opere buone.

Abbiamo concluso la trattazione della Carità e con essa di tutto quel blocco che trattava delle virtù teologali: FEDE, SPERANZA E CARITA'. E dalla prossima lezione incominceremo ad occuparci della VIRTU’ DI RELIGIONE.

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