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I virologi fanno anche geopolitica? La metamorfosi

Finché c’è il Covid sono onnipresenti, ma se la tragedia della guerra Russia-Ucraina azzera gli spazi dedicati alla pandemia, per virologi, infettivologi ed epidemiologi arriva la trasformazione: commentano anche la politica estera. E soprattutto non escludono di scendere loro stessi in politica.

Bassetti

Finché c’è il Covid sono onnipresenti, ma se il Covid arretra e la tragedia della guerra Russia-Ucraina azzera o riduce all’osso gli spazi mediatici dedicati alla pandemia, per virologi, infettivologi ed epidemiologi la depressione è dietro l’angolo. Di punto in bianco, dopo due anni di riflettori puntati addosso, maratone televisive a reti unificate e popolarità alle stelle, anche grazie a libri sfornati in quattro e quattr’otto, le nuove star della tv devono reinventarsi. I più maliziosi dicono che ora anche a loro toccherà lavorare. Ci si è infatti sempre chiesti quando lavorassero, visto che le ore trascorse in tv a parlare di pandemia, facendo previsioni che puntualmente non si avveravano, sono state di gran lunga superiori a quelle trascorse nelle corsie degli ospedali, lontano dal palcoscenico mediatico.

Ma forse una strada per alcuni di loro si sta aprendo: quella dei tuttologi. Se non possono più parlare del virus, o perché il virus non fa più paura o perché ci sono cose decisamente più importanti di cui occuparsi come la guerra appena scoppiata, ecco che anche i virologi possono improvvisarsi esperti di geopolitica, di calcio, di elezione del Presidente della Repubblica o di diritto costituzionale oppure, per chi fosse particolarmente ambizioso, possono scendere in campo e provare l’ebbrezza di concorrere per un seggio parlamentare, capitalizzando il patrimonio di notorietà accumulato in due anni di ossessivo presenzialismo televisivo.

Come cantava Checco Zalone a Sanremo in Pandemia ora che vai via, qualcosa da fare devono trovarsi, avendo ora paura di tornare nell’oblio e nell’anonimato. A Stasera Italia, sulle reti Mediaset, Massimo Galli ha detto la sua perfino su Russia e Ucraina: «Sono problemi che vengono da lontano in un quadro politico generale di una regione in cui ci sono molti aspetti irrisolti, non c’è dubbio. La disgregazione dell’impero russo è un’antica storia, voglio dire: sia come disgregazione che come origini. Le relazioni tra Ucraina e Russia sono state problematiche non da oggi. Il punto è che il compromesso internazionale se non arriva alla svelta prospetta un futuro non brillante».  Un monumento all’ovvietà e alla banalità, che però i giornalisti hanno trasformato in una perla di saggezza.

Anche la professoressa Antonella Viola si è cimentata su argomenti alquanto distanti dal virus e, in una recente trasmissione televisiva, si è addentrata in un ragionamento dotto sul diritto costituzionale applicato alle sentenze della Consulta o alle misure anti-Covid, confermando indirettamente il sospetto che moltissime delle decisioni assunte in due anni dai governi italiani in realtà rispondano a valutazioni politiche più che scientifiche e mediche.

E a proposito di politica, nei corridoi dei palazzi del potere, in vista delle prossime elezioni nazionali, al massimo tra un anno, cominciano a circolare i nomi di alcuni virologi. Sono in molti, ad esempio, a profetizzare una candidatura per Matteo Bassetti nel partito del governatore ligure Giovanni Toti. D’altronde l’interessato non ha mai smentito (“Sono un liberale, oggi no ma nel futuro mai dire mai e comunque lo farei come tecnico”), anzi ora, dopo aver alimentato l’odio sociale verso i non vaccinati, è tornato ad ergersi a paladino delle libertà individuali, auspicando la rapida cancellazione di tutti i divieti. Sembra si senta già in campagna elettorale. Appena due mesi fa, come in molti ricorderanno, Bassetti aveva cantato la canzone “Sì sì vax” a Un giorno da pecora con Fabrizio Pregliasco e Andrea Crisanti, in un’operazione simpatia rivelatasi un boomerang, sia per la voce stonata dei tre cantanti improvvisati, sia per la discutibilità del messaggio e il confezionamento dell’esibizione.

Andrea Crisanti ha fatto sapere di avere già rifiutato un’offerta da parte di Pd e M5s, Pregliasco si è definito «un democristiano, un moderato», e alla domanda su cosa farebbe se qualcuno gli proponesse un seggio in Parlamento ha risposto: «Chi lo sa, non c’ho pensato». Siamo proprio sicuri che non ci abbia già pensato e che anzi non abbia le idee chiare sul da farsi? E se alla fine non nascesse addirittura il partito degli scienziati e dei virologi?

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