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I socialisti europei cantano Bella Ciao a bordo del Titanic

I commissari socialisti europei intonano il canto di Bella Ciao. Sarebbe simpatico se non fosse fuori luogo: un De Profundis sarebbe più adatto al loro momento di declino. Dalla farsa alla tragedia, dalla Finlandia a Malta, passando per Spagna e Regno Unito, la famiglia socialista è in crisi nera

I socialisti cantano Bella Ciao

Cantare per dimenticare, si potrebbe forse prenderla per una burla la simpatica cantata dei Commissari europei del Partito Socialista che lo scorso 4 dicembre sono stati ritratti, tra movenze ballerine e sorrisi sornioni, ad cantare Bella ciao. Non mi indigno, mi dispiaccio che la canzone si sostituisca alla riflessione.

I guai non finiscono mai per loro, la situazione precipita tanto da far apparire la cantata rossa una sorta di danza sul Titanic. Il loro amicissimo Corbyn e i suoi Labours emergono anche dagli ultimi sondaggi come fermamente anti semiti: il 67% degli elettori del partito sostengono una visione anti semita; il 42% si dichiara di sinistra e pensa che i sostenitori di Israele danneggino il Regno Unito; il 14% vorrebbe un boicottaggio totale di Israele dal prossimo Governo Labour. Pensate li abbiano cacciati dalla famiglia Socialista europea? No, nemmeno ieri quando dall’indagine della Commissione Uguaglianza e Diritti Umani sono trapelate 70 orripilanti testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti di partito sull’antisemitismo interno.

In Germania, lo scorso weekend il Congresso del partito Socialista ha visto prevalere una nuova inedita e combattiva leadership che, dopo le continue sconfitte elettorali, ha chiesto una verifica al governo di coalizione (CDU-CSU- SPD) e inoltrato alla Cancelliera Merkel un avviso di sfratto tale da mettere in pericolo la tenuta dell’esecutivo. Una volta i Socialisti tedeschi erano noti responsabili della governabilità, ora non più. In Finlandia i Socialisti guidavano un Governo di coalizione dalla scorsa primavera ed il Primo Ministro Rinnie ha guidato il semestre europeo. Due grandi occasioni, finite prematuramente con due flop. La crisi delle scorse settimane ad Helsinki, dovuta alla protesta del personale delle Poste pubbliche e di altri servizi pubblici, a portato alle dimissioni del Primo Ministro Rinnie. In pochi mesi, il Governo a guida Socialista è passato dagli osanna popolari ad una profonda disapprovazione tra i cittadini. La destra sovranista del Partito dei Finlandesi pur facendo una opposizione modesta, è oggi al 24,3% nei sondaggi e spera in nuove elezioni o una nuova coalizione di centro destra. Ingovernabilità è la sintesi dei 6 mesi di governo socialista finlandese anche in Europa, dove le proposte di Rinnie (vincolare sovvenzioni europee in ragione della valutazione sullo ‘stato di diritto e bozza bilancio pluriennale) sono state bocciate. Tanto che la neo eletta Presidente Von der Leyen, nei giorni scorsi, ha ‘stracciato’ la proposta finlandese di Bilancio Pluriennale.

Fallimento in casa propria e pericoli per l’Europa. Non meglio sta evolvendosi la situazione spagnola. La coalizione di Governo sinistra (Socialisti e Podemos) dopo aver trascinato due volte il paese alle elezioni, aprile e novembre, non ha ancora trovato nessuna solida intesa con gli indipendentisti catalani che pretendono un referendum vincolante per l’indipendenza, in cambio del sostegno al governo nazionale. Lo hanno ribadito con un gesto simbolico, alla prima seduta di incardinamento delle Cortes (Camera e Senato) dei giorni scorsi, hanno offeso la Costituzione Nazionale ed invocato la patria catalana. Nella stessa seduta, l’ennesima contraddizione Social-sinistra si è palesata ed il giuramento pubblico di attuare un ‘cordone sanitario’ contro Vox si è sciolto, lasciando al gruppo di Abascal la nomina di un VicePresidente della Camera (peraltro dovuta). Rimangiati gli slogan di fascismo contro Vox, ora rimangono pochi argomenti politici nelle mani socialiste e di sinistra. Ieri le celebrazioni in onore della Costituzione, la prossima settimana Sanchez verrà investito dell’incarico dal Re e nel frattempo le trattative dei rossi con gli indipendentisti e anti monarchici proseguono, tutto fa pensare ad un film di Woody Allen.

Di male in peggio, a Malta siamo alla tragedia. Sì, perché di questo si tratta, la tragedia di una famiglia e di un paese: l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia e le indagini che sono seguite hanno portato all’arresto di esecutori, mediatori, dell’unico mandante e delle coperture politiche avute, ma anche alla crisi del Governo monocolore socialista. Indagati un Ministro e il Capo di Gabinetto del Primo Ministro Muscat che era al governo dal 2013. Lo stesso Muscat, dopo aver chiesto e ottenuto nei giorni scorsi riconferma della fiducia unanime del Partito Socialista, è stato costretto alle ‘dimissioni’ dalla piazza. E’ però il primo caso di ‘dimissioni posticipate’ della storia, si dimetterà solo il prossimo 12 gennaio, nonostante tutta Malta chieda a gran voce che se ne vada subito. Famiglia Socialista Europea? Silente. Forse il ‘de profundis’ sarebbe un canto più azzeccato.

A livello europeo, l’ambizione smodata del Vice Presidente Timmermans, sul cui inquietante ‘Piano Verde’ ci siamo già soffermati, sta portando la Commissione ad un ennesimo scontro titanico con gli Stati nazionali e con le delle autonomie locali. Il piano verde, già sostenuto da una maggioranza multicolore in Parlamento ora è contrastato sia da alcuni Stati, in primis la Repubblica Ceca del Primo Ministro Babis  che ha minacciato il ‘veto’, sia dai rappresentanti degli enti locali che in un ‘faccia a faccia’ con Timmermans, hanno demolito le ambizioni “irrealistiche” del suo programma, sia dalla Autorità responsabile della regolazione bancaria europea che per bocca del suo Presidente José Manuel Campa ha ribadito che è necessario rafforzare le banche europee, prima di pretendere dagli istituti di credito impegni finanziari e sforzi economici per lo sviluppo economico ‘verde’. Con tutte le contraddizioni, le divisioni e i problemi che si vivono in molti paesi e nelle istituzioni europee, faccio notare sommessamente che il ‘coretto socialista’ messo in campo a Bruxelles ed in diverse capitali, non aiuta nessuno (nemmeno gli stessi coristi).