a cura di Anna Bono
  • Violenze xenofobe

I rifugiati in Sudafrica vogliono essere trasferiti in paesi sicuri

Per tre settimane un gruppo di africani rifugiati in Sudafrica si è accampato davanti agli uffici dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati nella capitale amministrativa Pretoria per chiedere all’agenzia delle Nazioni Unite di essere trasferiti altrove. Sostengono di essere stati anche loro oggetto di aggressioni nel corso delle violenze xenofobe del mese di settembre. Il loro portavoce, Alex Nkoy, ha spiegato che polizia e governo sudafricani non forniscono nessuna protezione e per questo è necessario l’intervento dell’Unhcr. Il gruppo è composto da rifugiati originari di Burundi, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Eritrea, Sudan, Rwanda e Costa d’Avorio. Il Sudafrica è diventato un inferno per i rifugiati, ha dichiarato Nkoy alla stampa: “non è più un posto sicuro, non è più casa nostra e per questo chiediamo all’Unhcr di trasferirci in qualsiasi altro paese al mondo in cui possiamo sentirci al sicuro”. Uno dei manifestanti, un rifugiato nigeriano che vive in Sudafrica da sei anni ha commentato: “ci uccidono, ci bruciano vivi, saccheggiano i nostri negozi. A volte mi sembra di essere uno schiavo in questo paese. Il nostro sangue non vuole essere versato su questa terra”. All’inizio della protesta l’Unhcr ha emesso un comunicato in cui si legge: “prendiamo atto delle richieste dei rifugiati, dei loro problemi di lavoro, autosufficienza, documenti e sicurezza. L’Unhcr sta lavorando a stretto contatto con le autorità sudafricane per continuare a offrire protezione dotando tutti i rifugiati e i richiedenti asilo dei documenti di identità necessari per accedere ai servizi sanitari e scolastici e per poter lavorare". Secondo l’Unhcr attualmente vivono in Sudafrica 268.000 tra rifugiati e richiedenti asilo.