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I nuovi antisemiti che la commissione Segre non vede

Non si riesce a smettere di commentare e discutere della "commissione Segre", si fa un gran parlare di ebrei e di razzismo, ma guardando dalla parte sbagliata. Secondo gli ultimi rapporti sulla violenza contro le comunità ebraiche in Europa, il grosso delle aggressioni arriva dai musulmani e il boicottaggio dall'estrema sinistra. 

Rogo islamico delle bandiere americana e israeliana

Non si riesce a smettere di commentare e discutere della "commissione Segre" e della scorta assegnata alla senatrice superstite dell'Olocausto per le minacce che avrebbe ricevuto in seguito al "sì" del senato per la suddetta commissione. Un dibattito che non rischia di esaurirsi in tempi brevi e che certamente, da nessuna delle due parti, osa mettere in dubbio la gravità dell'antisemitismo e la condanna di quanti si ispirano allo stesso. Piuttosto da un lato preoccupa la natura stessa del provvedimento che in teoria nasce per reprime l'incitamento all'odio razziale - sebbene giuridicamente gli strumenti esistano già -, perché non se ne capiscono né i fini né i mezzi. Si riconosce, infatti, nel testo solo il mostro censorio autorizzato a tacitare ogni manifestazione libera del pensiero: è stata ampliata in modo generico la nozione di "odio" includendo manifestazioni di pensiero riconducibili al pluralismo delle idee. Ma non solo. Venduta dalla stampa e dalle televisioni come una battaglia contro l'antisemitismo, lascia interdetti il modo in cui si sta parlando dell'argomento e chi ha deciso di farsene portavoce.

Si fa un gran parlare di ebrei e di razzismo ma negli ultimi anni, e anche mesi, chi si è permesso di correre in Parlamento o a Bruxelles per denunciare lo stato pietoso in cui versa l'Occidente, e non solo, circa la caccia agli ebrei (e anche ai cristiani in generale, ma quello è un altro capitolo ancora)? Se ne può tracciare facilmente una panoramica. Nei Paesi Bassi il rapporto pubblicato dalla più importante organizzazione del Paese per l’antisemitismo, la CIDI,  ha raccontato che musulmani e arabi sono responsabili di circa il 70% dei sempre più numerosi episodi registrati. In Germania la fiducia nelle autorità tedesche è stata minata nel 2014 quando un tribunale tedesco ha stabilito che l'antisemitismo non era alla base del tentativo di tre palestinesi di dare fuoco a una sinagoga nella città di Wuppertal. In un sondaggio  del 2016  su centinaia di ebrei tedeschi che avevano subito episodi antisemiti, il 41% ha  affermato che  l'autore era stato "qualcuno con una visione estremista musulmana".  Insomma la radicalizzazione islamica nelle città tedesche investite dall’immigrazione di massa ha portato ad un aumento dell’antisemitismo, ed è toccato ammetterlo persino alla Merkel. Allo stesso tempo resiste, comunque, lo spettro del nazismo in Germania.

Un certo clamore nel mondo arabo ha destato, a fine settembre, invece, la partecipazione di atleti israeliani ai mondiali di atletica in Qatar. Il mondo arabo non ha esitato ad esprimere indignazione per la presenza degli atleti da Israele vista come "una forma di normalizzazione che verrà utilizzata [da Israele] per imbiancare la sua immagine di fronte al mondo". Una condanna arrivata da Hamas, ma da un po’ tutto il mondo islamico che ha ripubblicato ovunque i versetti del Corano che ricordano, "O tu che credi, non prendere ebrei e cristiani come alleati. Sono alleati l'uno dell'altro (quando sono contro di te), e chiunque tra di loro li porti come alleati, è davvero uno di loro". 

A luglio il parlamento irlandese era alle prese con il tentativo di ridimensionare un disegno di legge che vuole sia un crimine per i cittadini irlandesi importare o vendere qualsiasi cosa prodotta dagli israeliani in Cisgiordania. Il disegno di legge, presentato dal senatore irlandese Black e realizzato per imporre una pena detentiva fino a cinque anni o una multa di 250mila euro a tutti i cittadini irlandesi che lo violano, è ora allo studio di un comitato congiunto. Ma è nelle banlieues francesi che il clima per gli ebrei si fa infuocato. Negli ultimi vent'anni, i sobborghi francesi non sono soltanto diventati "concentrazioni di povertà e isolamento sociale", ma sono passati dall'essere alcune delle aree a più alta densità di popolazione ebraica a "territori perduti della Repubblica", come scrisse lo storico Georges Bensoussan nel suo libro, Les territoires perdus de la République – I territori perduti della Repubblica. In quel Paese che ospitava la più grande comunità ebraica d'Europa, oggi gli ebrei hanno lasciato le periferie per emigrare o trasferirsi in quartieri più residenziali delle città, per sentirsi più protetti. È nella banlieue di Bagneux che hanno  vandalizzato la lapide in memoria di Ilan Halimi, un giovane ebreo che nel 2006 era stato sequestrato, torturato e ucciso con la sola colpa di essere ebreo. Fu il primo caso di antisemitismo omicida in Francia degli ultimi decenni, poi la lista non ha fatto che allungarsi.

Come ha riportato Le Monde, in una inchiesta agghiacciante, ogni giorno l'antisemitismo invade la quotidianità degli ebrei francesi, generando un impressionante "fenomeno migratorio interno" alla Repubblica. E succede così, per esempio, che una quindicenne nel tornare a casa da scuola, con al collo la stessa di David, venga aggredita e sfregiata solo per quel simbolo. Che sia un ragazzino di 8 anni, perché indossa la kippah, ad essere aggredito con calci e pugni. O che a Marsiglia, un insegnante ebreo subisca l’aggressione a colpi di machete da un suo studente che voleva "decapitare un ebreo". Oppure, ancora, che un’intera famiglia di ebrei riceva una lettera contenente minacce di morte e un proiettile da nove millimetri in nome di Allah. A Strasburgo, invece, a luglio, veniva chiesto – tramite decreto – ai tifosi accorsi in città per assistere alla partita Strasburgo contro Maccabi Haifa, di non sventolare la loro bandiera: quei colori così israeliani possono essere pericolosi in Francia. E quando l'ex ministro Manuel Valls dichiarò che "l'antisemitismo oggi in Francia viene meno dall'estrema destra e più dai musulmani", venne tacciato da stampa e islamici di essere "un agente della lobby ebraica", "un razzista". 

Un recente rapporto sulle "esperienze e percezioni dell'antisemitismo" in Europa ha reso noto che più di quattro giovani su cinque ritengono che l'antisemitismo sia un problema nel loro paese e che sia addirittura aumentato tra il 2013 e il 2018. Poco meno della metà (44%) è stata vittima di almeno un atto di molestie antisemite e il 4% è stato il bersaglio di un'aggressione fisica antisemita. Secondo gl’intervistati, nell'ultimo anno, l'islam è il principale responsabile delle aggressioni. Il 31% dei giovani molestati è stato vittima di un "estremista islamico". Il 21% ha tirato in ballo l'estrema sinistra, il 14% l'estrema destra. Si sta parlando di ciò a proposito della Commissione Segre? 

Stupisce oltre al silenzio, però, anche chi si sta intestando una battaglia che dell'antisemitismo e del razzismo ha sempre meno. In Italia, oggi, il tentativo di mettere nel mucchio antisemitismo, razzismo e odio arriva dall’ambone di quella sinistra amica di Corbyn – che del Labour ha fatto il partito antisemita e che proprio in queste ore è alla prese con un editoriale del Jewish Chronicle secondo il quale quasi la metà della comunità ebraica prenderà in considerazione l'idea di emigrare se Corbyn diventasse primo ministro. Quella stessa sinistra che difende Hamas e piange i terroristi di Monaco ’72, quella nostalgica di Arafat e con la Mogherini alleata dell’Iran. La stessa sinistra che non aveva vergogna a mostrarsi accanto ad Hezbollah e che con la Bonino, a capo velato, guardava commossa a Rouhani. Quella sinistra sostenitrice del movimento di boicottaggio ad Israele. Quella alleata del Movimento 5 stelle, nemico del sionismo e che qualche anno fa con altri "parlamentari per la pace", con più di una punta di orgoglio, invitava a Montecitorio Omar Barghouti – il fondatore del movimento per il boicottaggio di Israele. E due anni fa avrebbe voluto replicare al Campidoglio, complice la Raggi: una sala per il boicottaggio d’Israele con relatrice la leader della Freedom Flotilla – l’imbarcazione che aveva cercato di dare sostegno ad Hamas. Quell’incontro saltò, ma non l’ambizione dei grillini di intestarsi la battaglia per l’emarginazione di Israele. C'è uno strano cortocircuito in tutto questo. Resta perciò più di un sospetto sulla Commissione Segre: ha solo un abito di maggiore spessore data l’importanza del personaggio, ma il suo disegno viene da lontano, come il codice Boldrini o Scalfarotto: imposizione della neolingua e il monitoraggio tramite un organismo politico (quindi di parte per natura) la valutazione di ciò che è odio, per costringere le opinioni personali.