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ISLAM

I Fratelli Musulmani trasferiti a Graz

I Fratelli Musulmani, sempre peggio accolti in Gran Bretagna, hanno deciso di avviare un'opera di decentramento. Spostandosi a Graz, in Austria. Perché scelgono proprio il piccolo Paese centro-europeo? Perché sin dal 1912, una legge...

Esteri 27_04_2014
Fratelli Musulmani in Europa

Da quando lo scorso 12 aprile il quotidiano britannico The Daily Mail ha pubblicato la notizia di un probabile trasferimento dei quartieri generali europei dei Fratelli Musulmani da Londra a Graz in Austria, si sono susseguite conferme, smentite e, più in generale, comunicati di ogni genere. La motivazione risiederebbe nelle indagini avviate dal governo britannico sulle attività della Fratellanza. Se da un lato Ibrahim Munir, segretario generale dei Fratelli Musulmani a livello mondiale e più volte indicato come il responsabile del movimento in Europa, ha dichiarato all’agenzia stampa Anadolu di non potere “immaginare né accettare di lasciare la Gran Bretagna per un altro paese”, la televisione satellitare Al Arabiya riporta, da una fonte legata alla Fratellanza, che nei giorni scorsi si sarebbe tenuta a Londra una riunione in presenza di Mahmud Husayn, il segretario generale del movimento in Egitto, durante la quale si sarebbe discusso non solo della situazione interna nel paese dei Faraoni e della nomina di 17 nuovi dirigenti, ma si sarebbe anche approvata la decisione di trasferire la sede da Londra in Austria e in altri tre paesi europei. Anche Khalid Sham’a, ambasciatore egiziano in Austria, conferma il passaggio di molti dirigenti e di esponenti della Fratellanza sul territorio austriaco. Il diplomatico sottolinea altresì che la principale comunità egiziana in Austria si trova proprio a Graz.

I Fratelli musulmani europei starebbero quindi riflettendo su un’operazione di decentramento che rientrerebbe appieno nella loro strategia di adeguamento alla contingenza ovvero a un periodo che li vede indagati e, per lo meno, osservati. La scelta dell’Austria avrebbe un senso e, dal punto di vista strategico e operativo, non sarebbe certamente errata. Dal punto vista numerico, la presenza di cittadini di fede islamica nel paese è in crescita esponenziale. Nel 2011 il Pew Research Center ha pubblicato lo studio The Future of the Global Muslim Population. Projections for 2010-2030. I dati riguardanti l’Austria sono estremamente eloquenti: nel 1990 i cittadini di fede islamica erano circa 161.000 ovvero rappresentavano il 2,1% della popolazione e nel 2010 erano quasi triplicati essendo circa 475.000 e passando al 5,7% della popolazione. La proiezione per il 2030 corrisponde a 799.000 musulmani ovvero all’8% della popolazione totale. L’attendibilità della proiezione è confermata dai recenti dati forniti dal provveditorato scolastico di Vienna che vedono nelle scuole elementari 23.807 studenti cattolici e 17.913 studenti musulmani, mentre nella scuola secondaria i musulmani sarebbero 10.734 contro 8632 cattolici e 4259 ortodossi.

Tuttavia il fattore che potrebbe rendere l’Austria davvero appetibile per i Fratelli musulmani è un fattore legislativo. Ebbene, nel 1912 l’Imperatore Francesco Giuseppe, a seguito dell’annessione della Bosnia-Erzegovina e nel tentativo di integrare i soldati bosniaci nell’esercito asburgico emana la cosiddetta Islamgesetz, “la legge sull’islam”, ancora oggi in vigore. Il testo recita come segue:

“Legge del 15 luglio 1912 che concerne il riconoscimento degli appartenenti all’islam secondo il rito hanafita come comunità religiosa.

In accordo con le due camere del Consiglio imperiale ordino quanto segue:
Articolo 1
Gli aderenti all’islam secondo il rito hanafita saranno riconosciuti come comunità religiosa nel Regno e nei territori rappresentati nel Consiglio imperiale come inteso nella Legge costituzionale del 21 dicembre 1867, Gazzetta imperiale n. 142, in particolare l’articolo 15, nei seguenti termini:

§ 1
I rapporti legali esterni degli appartenenti all’islam vengono regolati sulla base dell’amministrazione autonomo e dell’autodeterminazione, purtuttavia sotto la supervisione dello Stato attraverso ordinanze non appena si raggiunga l’esistenza e la costituzione di almeno una comunità di culto. Si presterà particolare attenzione ai rapporti tra l’organizzazione di culto dei musulmani che vivono sul territorio nazionale e i musulmani di Bosnia Erzegovina. Anche prima della costituzione di una comunità di culto potranno essere create fondazioni pie per i propositi religiosi dell’islam.

§ 2
In accordo con il Ministero degli Affari culturali i ministri di culto provenienti dalla Bosnia e dall’Erzegovina potranno essere chiamati a svolgere la propria funzione.

§ 3

Qualora il governo ritenga una disposizione dell’organizzatore per quanto concerne il servizio religioso contraria all’interesse pubblico, sarà autorizzata a vietare il servizio in questione.

§ 4

Sarà allontanato dal proprio ufficio il religioso ritenuto colpevole di un reato penale oppure di un’azione reprensibile commessa per scopi di lucro oppure che rechi offesa alla morale pubblica o danneggi le buone maniere oppure il cui comportamento rischi di compromettere l’ordine pubblico.

§ 5

Sarà compito dell’autorità statali supervisionare affinché la comunità religiosa degli appartenenti all’islam secondo il rito hanafita, le loro comunità e organi non oltrepassino la propria sfera d’azione e applichino le disposizioni legali così come l’ordinanza elaborata a riguardo della posizione giuridica di questa comunità religiosa e le ordinanze promulgate in virtù di queste basi dall’autorità dello Stato. Con questa finalità possono essere applicate ammende pecuniarie a seconda delle possibilità finanziarie e altre misure coercitive.

§ 6

La comunità islamica degli aderenti all’islam secondo il rito hanafita in quanto comunità religiosa, per quanto concerne la libertà di culto e dei suoi servitori, godrà della stessa tutela legale accordata alle altre comunità religiose riconosciute. Altresì godranno di simile tutela le dottrine islamiche, le istituzioni e le tradizioni relative nella misura in cui non sia in contraddizione con la legislazione dello Stato.

§ 7

Resteranno in vigore le disposizioni della legge del 9 aprile 1870, Gazzetta imperiale n. 51, per quanto concerne i matrimoni degli aderenti all’islam e la gestione dei registri delle nascite, dei matrimoni e dei decessi. Le presenti disposizioni non riguarderanno gli obblighi matrimoniali religiosi.

§ 8

Sarà stabilito attraverso un’ordinanza separata se e in qual modo si possa fare ricorso ai servitori islamici per contribuire alla gestione dei registri delle nascite, dei matrimoni e dei decessi.
Articolo 2
Saranno incaricati della messa in esecuzione della presente legge il mio ministro per gli Affari religiosi e dell’educazione, il mio ministro dell’interno e il mio ministro della Giustizia.

Bad Ischl, 16 luglio 1912
Francesco Giuseppe”

La legge successivamente è stata estesa a tutta la comunità islamica, sunnita e sciita, e viene considerata dagli esponenti dell’islam europeo un modello unico da imitare. Di fatto, la legge che era comprensibile per l’Impero Austro-Ungarico nel 1912, oggi si presta a molti equivoci e tende a tutelare l’islam organizzato, prevalentemente in mano ad associazioni islamiche, se non direttamente, ideologicamente schierate con i Fratelli Musulmani, piuttosto che i musulmani in senso lato. Per quanto concerne l’etnia di appartenenza dei musulmani in Austria il sito Euro-Islam fornisce i seguenti dati: il principale gruppo è quello turco (circa 135.000), seguito dai bosniaci (circa 97.000). Gli arabi sarebbero circa 11.000 e sarebbero prevalentemente egiziani, mentre è segnalata la presenza di afghani, pakistani, ceceni e curdi. L’informazione interessante fornita da Euro-Islam è quella che riguarda i musulmani laici dei quali circa 6.500 sarebbero di provenienza iraniana.

Tutto questo comporta non solo la necessità di non ridurre il concetto di comunità solo all’aspetto religioso, ma di doverlo allargare a quello di comunità nazionale ed etnica. Le reazioni alla notizia del trasferimento del quartier generale dei Fratelli musulmani a Graz ha evidenziato la presenza di comunità egiziane, quale l’Unione generale degli egiziani in Austria e il Circolo egiziano, che non si identificano, e non si concepiscono, come comunità islamiche  e che sono del tutto contrarie e preoccupate a un’eventuale presenza dei leader della Fratellanza. Purtroppo, i Fratelli Musulmani sono già presenti sul territorio austriaco. Petra Ramsauer, autrice del volume Muslimbrüder. Ihre geheime Strategie. Ihre globale Netzwerk (Vienna, 2014), spiega che in Austria sono presenti circa 1300 membri della Fratellanza che si sono palesati nelle manifestazioni di piazza contro il cosiddetto colpo di Stato ai danni di Mohammed Morsi. Non solo, ma più di dieci anni fa Ayman Ali, medico ed ex vice-presidente della Federazione dell’Organizzazioni Islamiche in Europa (FIOE), si è insediato a Graz sin da quando lavorava per organizzazioni islamiche impegnate nei soccorsi durante la guerra dei Balcani. Ayman Ali è in seguito balzato alle luci della ribalta durante la presidenza Morsi: nel giugno 2012 viene nominato membro dell’Assemblea costituente egiziana e portavoce del Presidente, nell’agosto 2012 viene nominato consigliere personale di Morsi. Ali attualmente è in carcere, ma la sua famiglia continua a vivere nella cittadina austriaca.

E’ evidente che la legge sull’islam del 1912 rappresenti per le organizzazioni islamiche una tutela che nessun altro paese europeo può offrire. Non è da considerarsi casuale l’apertura nel novembre 2012, proprio a Vienna, del Centro internazionale ‘Abd al-‘Aziz per il dialogo interreligioso e interculturale sotto l’egida dell’Arabia Saudita, del governo austriaco e spagnolo. Ma ancor più grave è quanto accaduto a Elisabeth Sabaditsch-Wolff che nel 2011 è stata condannata in Austria “per avere denigrato gli insegnamenti di una religione legalmente riconosciuta” ovvero l’islam. La studiosa è rea di avere tenuto conferenze durante le quali avrebbe oltraggiato l’islam citando fonti islamiche e autori in prima persona. Attualmente il caso della Sabaditsch-Wolff è stato sottoposto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella speranza di ribaltare la sentenza austriaca.

Ancora una volta, la legge sull’islam rivela punti deboli che vanno a vantaggio dei principali maestri e artefici del cosiddetto jihad in tribunale, i Fratelli Musulmani. Quindi se la notizia del trasferimento del quartiere generale europeo della Fratellanza a Graz non è confermata, è del tutto plausibile che l’Austria diventi sempre più un paese chiave dell’organizzazione sul territorio europeo, grazie, o per colpa, della legge del 1912 che formulata con i migliori intenti, cent’anni dopo si potrebbe trasformare nella migliore arma dell’estremismo islamico a scapito della composita maggioranza dei musulmani austriaci, fatta di praticanti, laici, atei, ma soprattutto di persone che vivono la propria religione come un’esperienza personale, non come uno strumento di potere.