• ORA DI DOTTRINA / 9 - IL DOCUMENTO

I falsi profeti di oggi, di Vittorio Messori

C’è ancora qualcuno che, senza ironia, usa termini come «scelte profetiche», «parole profetiche» per indicare ciò che in realtà è la quintessenza del conformismo, dell’appiattimento banale sul «mondo». Ciò che fa guadagnare gli applausi del mondo. I veri profeti hanno invece incontrato oltraggio, rifiuto, spesso la morte violenta.

I profeti dell'Antico Testamento

Pubblichiamo un articolo tratto dai "Vivaio" scritti da Vittorio Messori e raccolti in cinque volumi pubblicati dall'editrice SugarCo. Quello che segue è tratto dal volume La sfida della fede, 2008. 

Sembra incredibile (…): c’è ancora qualcuno che (e senza ironia!) usa termini come «scelte profetiche», «parole profetiche», «denunce profetiche» per indicare ciò che ormai è la quintessenza del conformismo, dell’appiattimento banale sul «mondo».

Qui non s’intende di certo entrare nel merito di problemi come il sacerdozio alle donne; l’accettazione piena, con conseguente riconoscimento del sacramento matrimoniale, per gli omosessuali; il matrimonio dei preti, l’aborto, l’eutanasia, la genetica, gli anticoncezionali, la guerriglia in nome del vangelo e tutti gli altri «punti di frizione» sui quali soltanto il Magistero cattolico sembra ancora tenere duro.

Di tutto ciò, se ne può, forse se ne deve discutere, ma un fatto è ben chiaro: quei credenti, quei preti che, su questi e simili problemi, prendono posizioni non conformi a quelle della gerarchia, diventano subito i vezzeggiati beniamini di quella cultura che si esprime nei media detti, per intenderci, radical-chic. Ospiti contesi nelle trasmissioni televisive, candidati a seggi da senatore, cooptati come «laici e democratici» honoris causa, intervistati devotamente, passano di onore in onore, tra grida di «coraggioso!», «audace!». E, appunto, di «profeta!».

Ora, chi un poco conosca la Bibbia (l’Antico come il Nuovo Testamento), sa bene come i profeti – quelli veri, quelli inviati da Dio e non autonominatisi tali, o come tali acclamati da intellettuali, giornalisti e potenti – abbiano in comune destino l’oltraggio, il rifiuto, la passione, spesso la morte violenta.
Culmine del profetismo, anche il Cristo ne condivide la sorte e finisce in croce, non senza prima esclamare: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati!...». E Paolo riassumerà con forza la tragica, costante vicenda millenaria: «I Giudei hanno messo a morteil Signore Gesù e i profeti e hanno perseguitato anche noi…» (1Ts 2,15).

Cos’ha a che fare, questo dramma, con parole, scelte, atteggiamenti di certi clericali di oggi, che provocano immancabilmente gli appalusi del «mondo», che fruttano l’ambitissimo buffetto sulla guancia da parte della nomenklatura liberal o di ciò che resta dell’intellighenzia comunista? Che c’entrano, qui, i «profeti», mentre le pietre della lapidazione sono semmai pronte per chi si ostini a remare, quasi solitario, controcorrente rispetto alla cultura duramente egemone?

Per favore, discutiamo pure, ma lasciamo stare il «profetismo», per prospettive sospettabili semmai – oggettivamente, al di là delle buone intenzioni di chi le sostiene – di conformismo e di adeguamento ai modelli per ora vittoriosi.

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