• LETTERE AL DIRETTORE

I benedettini di Norcia

Bene il ritorno di una comunità benedettina stabile a Norcia, ma non è vero che dalla città di san Benedetto mancassero da 200 anni. Fino al 1990 c'è stata una piccola comunità benedettina in fuga dalla Cecoslovacchia, che è giusto ricordare.


Caro direttore,

Nel secondo dei tre servizi che l’ottima rubrica domenicale di Canale5, "Frontiere dello spirito”, ha trasmesso domenica scorsa, ho saputo che solo da dieci anni i Benedettini hanno potuto ritornare a Norcia, paese natale di San Benedetto e della sorella Santa Scolastica. Furono scacciati 200 anni fa – assieme a tanti altri ordini, da Napoleone Bonaparte, che si era fatto missionario della nuova civiltà dei lumi, per “liberarci” dalla oscurità e arretratezza del cristianesimo e della Chiesa. Guardando alla drammatica situazione economica e morale dell’Europa mi chiedo se  questo sia il risultato di questa moderna predicazione.

Dopo aver visto il precedente servizio, dedicato al monastero di Sankt Ottilien, che si trova in Baviera, ho potuto constatare quale sia il grado di civiltà che, ora come allora, questo provvidenziale movimento monastico ha portato al continente. Dal motto “Ora et labora”, da questo mettere Dio e la preghiera al primo posto, seguito dal lavoro, sono scaturite arte, sapienza, opere di carità e di promozione umana. La sapienza di quella civiltà ci parla appunto dalle opere disseminate sul continente e da quelle tuttora in atto.

Domenica la Chiesa cattolica ha celebrato la solennità di Cristo Re. Questo Re, che regna da una Croce, è per tutti i cristiani consapevoli di questo luminoso mistero, il Buon Pastore. Perché – mi chiedo - il mondo, specialmente in questi ultimi 200 anni, ha fatto una guerra così tremenda a questo Pastore e alla sua chiesa? Quali sono i pastori, le guide politiche, oggi si dice i “leader”, che hanno guidato questo cammino di allontanamento dalla civiltà cristiana? Perché tanto odio al cristianesimo e a Cristo da parte dei Giacobini della Rivoluzione Francese? Perché questo odio distruttivo è proseguito nei nazionalismi e nei due diabolici totalitarismi del nazismo e comunismo, che hanno insanguinato e coperto di cadaveri il continente? Chi sono le guide culturali che ci hanno raccontato la storia a modo loro, dai banchi della scuola e dai media? Chi sono coloro che hanno progettato una nuova Europa – dimentica delleproprie radici ., pensando di costruirla partendo dall’unione monetaria e dai mercati? Chi sono i “pastori” e “predicatori” che ci raccontano che non esiste verità, ma solo opinioni? Chi sono coloro che ci tranquillizzano dicendo che autentici abomini, come l’uccisione di milioni e milioni di vite in germe con l’aborto legalizzato, sarebbero “conquiste di libertà”? Chi sono i promotoridi questa civiltà dei diritti e dell’autodeterminazione, che forma quella che viene chiamata “cultura di morte”?

Purtroppo i frutti di questa cultura di morte si vedono nelle crisi dei rapporti umani, nelle crisi di tante famiglie, nell’indebitamento degli stati, nelle varie corruzioni: quelle dei media, della politica, di tante famiglie, della scuola, e persino all’interno della Chiesa.

Claudio Forti, Trento

Gentile sig. Forti,
le riflessioni che le nascono dalla visione di un programma sui monaci benedettini sono ampiamente condivisibili, guardando all'Europa di oggi. Colgo però l'occasione per fare una precisazione riguardo la presenza dei benedettini a Norcia, che mi sta molto a cuore, perché si è ormai affermata una versione erronea della realtà. In effetti anch'io l'ultima volta che sono stato a Norcia ho incontrato questa comunità benedettina americana, che pensa di rappresentare il ritorno dei benedettini dopo 200 anni.

Non so francamente quanto questa etichetta dipenda da loro e quanto dal vescovo che li ha chiamati a Norcia, fatto sta che non è assolutamente vero. O perlomeno, è vero se parliamo di un monastero con sede a Norcia. In realtà dall'inizio degli anni '50 fino al 1990 a Norcia c'è stata un'altra comunità benedettina: cinque monaci del monastero Emmaus di Praga, in fuga dal proprio paese a causa del comunismo, ritornati in patria dopo il crollo del comunismo est europeo. Questi monaci arrivarono a Norcia e rimisero in piedi con le loro mani un piccolo convento diroccato poco fuori le mura antiche della città, che era abbandonato da tempo (c'erano stati i francescani in passato) e lì hanno vissuto per 40 anni, facendo un gran bene anche ai cittadini di Norcia (avevano cura anche degli anziani ospiti nella casa di riposo). Il priore, padre Cirillo, era un monaco circondato da aura di santità, e incaricato dall'arcivescovo di Spoleto per gli esorcismi: tra le altre cose nel monastero mise in piedi un laboratorio per lo studio delle erbe e un altro per la lavorazione della ceramica. Ma padre Cirillo lavorava soprattutto per i contatti con la Cecoslovacchia, aiutava giovani novizi a uscire dal loro paese per vivere la vita monastica in attesa di poter tornare in patria.

E' una storia grandissima, che meriterebbe di essere davvero conosciuta, ma non so perché sembra che gli attuali benedettini e la Curia spoletina facciano di tutto per nasconderla.
Ho conosciuto personalmente e frequentato la comunità di padre Cirillo e ne ho un ricordo vivido e bellissimo. Spiace davvero che la Chiesa locale non faccia nulla per ricordarli.

Cordiali saluti

Riccardo Cascioli