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"Ho visto le carte su Ustica, Renzi tolga il segreto"

Bomba, missile o collisione? Giovanardi ha visto gli atti coperti da segreto di Stato e ora chiede al governo di toglierlo: "Fu un ordigno in relazione al terrorismo mediorientale, le carte confermano la sentenza penale, ma pesano i risarcimenti per i quali lo Stato ha sborsato 300 milioni. "

Giovanardi al museo di Bologna di Ustica

“Ho visto le carte e sono in relazione al terrorismo mediorientale. Il governo tolga il segreto di Stato”. Bomba a bordo, missile, cedimento strutturale e adesso anche collisione in volo con un misterioso caccia. Tesi, quest’ultima alimentata da un film di Renzo Martinelli che, partendo delle indagini del giudice Rosario Priore ipotizza uno scontro aereo inavvertito di un caccia americano che doveva intercettare un aereo libico.

A 37 anni dalla strage di Ustica la parola verità accettata non corrisponde con la verità acquista dagli atti. E questo comporta l’indeterminatezza, e l’alone di mistero, che ancora regna su una delle tragedie più controverse della storia repubblicana. Il senatore di Idea Carlo Giovanardi è da sempre un sostenitore della bomba a bordo. Una tesi non sua, ma sancita dall’unica sentenza penale che ha prodotto prove tecnico documentali sull’inabissamento del Dc9 dell’Itavia. Ma una tesi politicamente scorretta e che Giovanardi definisce ancora prigioniera dei tanti interessi economici che ci sono in ballo.

Il fatto è che la causa penale contraddice invece un’altra causa civile (arrivata a sentenza nel 2013, ma priva di risultante documentali) che invece propende per l’attacco missilistico. Il problema di Ustica è principalmente legato a queste due sentenze di segno opposto. Come se lo Stato o pezzi di esso avessero di fronte a quel fatto una doppia versione. Giovanardi è ritornato su Ustica a seguito di due circostanze: il film di Martinelli e le recenti dichiarazioni del nuovo presidente dell’Anm Piecamillo Davigo. Questi ha chiesto al governo di desecretare gli atti sul rapimento di Abu Omar. Giovanardi non se l’è fatto ripetere due volte ed è partito lancia in resta. “Anche Ustica”.

Senatore, che cosa c’è nelle carte che come componenti della commissione d’inchiesta sul caso Moro avete potuto visionare.

Non posso dirlo, ovviamente. Si tratta di atti su cui c’è il segreto di Stato. Per questo il governo ha il dovere dopo 37 anni di togliere quel segreto e ridare onorabilità all’aeronautica, magari lasciando qualche omissis per evitare imbarazzi per l’Italia.

Si riferisce al fatto che gli atti possano far emergere un contesto di cui l’Italia dovrebbe provare vergogna?

Dico solo che Ustica ha a che fare con il terrorismo mediorientale. Come la strage di Bologna. E non è un caso che gli atti secretati dal governo siano relativi ai fatti dell’estate 1980.

Sta forse mettendo in relazione Ustica con la fine del cosiddetto lodo Moro? Il salvacondotto siglato nel 1973 dopo la strage di Fiumicino per il transito di armi dell’Olp e che dopo la morte dello statista venne cancellato dai servizi segreti, provocando la ritorsione mediorientale con attacchi terroristici?

Non vado lontano dalla verità se cito ciò che è già stato desecretato, come le comunicazioni da Beirut del generale Giovannone che nel '78 avvertivano di un imminente grave attacco terroristico proprio in quei giorni e facevano riferimento al patto stipulato con i palestinesi. 

Andiamo per gradi. Perché la bomba e non altri scenari?

Lo dicono le perizie degli esperti incaricati dal processo penale che hanno lavorato sui reperti recuperati in fondo al mare, arrivato a sentenza in Cassazione nel 2007, accusava i generali dell’Aeronautica di alto tradimento e depistaggi e di aver coperto la battaglia aerea in corso. Ma il lavoro di perizia compiuto dagli esperti stranieri Frank Tayolr e Goran Lilja e di altri ha dimostrato che è stata una bomba collocata nella toilette di destra dell’aereo. Si tratta di ingegneri rispettabilissimi che sono stati in Italia tre anni e hanno prodotto 4.000 pagine di relazione arrivando alla conclusione certa di un ordigno a bordo. Per arrivare a questa soluzione hanno anche simulato un’esplosione su un Dc9. E alla fine si è arrivati all’assoluzione con formula piena dei generali dell’aeronautica che avevano anche rinunciato alla prescrizione.

Perché allora si continua a sostenere la tesi di un missile e ora di uno scontro aereo?

Perché ci sono in ballo interessi enormi. I parenti delle vittime hanno già avuto 62 milioni di euro di indennizzo, ogni parente finché è in vita ha un vitalizio di 1800 euro netti al mese. Più 200 mila euro a famiglia più un’altra serie di agevolazioni.

Ma da che cosa nasce questo?

Nasce da una sentenza civile di un giudice onorario di Bronte, in Sicilia, Francesco Batticani, che nella causa civile intentata da Itavia contro i ministeri delle Infrastrutture e della Difesa, emessa prima della sentenza penale e della riemersione del relitto, sentenziò sul missile sostenendo la tesi che il ministero non avrebbe impedito l’abbattimento.

Poi però è arrivato il processo penale…

In appello, per la sentenza civile, vinse l'Avvocatura di Stato. Arrivata in Cassazione, per un cavillo, il ritardo con cui l’avvocatura dello Stato ha presentato le prove, la Cassazione rinviò in appello con la prescrizione di non tenere conto degli esiti del processo penale. Così in appello rimase in campo solo la teoria del missile, Itavia vinse di nuovo e da lì sono partite tutte le azioni di risarcimento civile.

Perché parla allora di interessi economici?

Mentre stiamo parlando lo Stato è già stato condannato a pagare altri 300milioni di euro per risarcire sempre Itavia e i famigliari delle vittime. Ma la tesi del missile si fonda su una balla cosmica ed è stata sconfessata da tre gradi di giudizio. Tanto che lo stesso giudice Rosario Priore, che nel processo era giudice istruttore adesso parla di una “quasi collisione”.

Perché la tesi della collisione non reggerebbe?

A parte che si fa da sempre un balletto sulla nazionalità del caccia: francese o americano? Ma con quali prove? Usa e Francia hanno risposto decine di volte alle nostre rogatorie dicendo che non c’entrano nulla. E io ho letto come ministro le lettere personali che Clinton e Chirac rispettivamente scrissero all’allora capo del governo Giuliano Amato nelle quali affermavano con certezza di non avere nessun tipo di coinvolgimento. Eppure si continua con questa tesi. Anche l’altro giorno ho dovuto polemizzare con Avvenire che ne ha parlato con certezza. Eppure la soluzione dal caso è già scritta, basta renderla pubblica.

Negli atti secretati…

Esatto. Ci lamentiamo con l’Egitto perché tiene coperti gli atti sul caso Regeni, ma non apriamo gli unici cassetti dove è scritta la verità.

Eppure come la mettiamo la teoria dei piloti delle Frecce Tricolore morti a Ramstein? Priore scoprì che erano in volo con un F104 sulla rotta del Dc9 e avrebbero potuto vedere qualcosa. E pochi giorni dopo avrebbero dovuto testimoniare sulla strage.

L’ex comandate delle Frecce Tricolore ha affermato che quella notte stava rientrando anche lui a Grosseto su un F104 insieme ai due colleghi deceduti poi a Ramstein. Allora avrebbero dovuto uccidere anche lui. I magistrati lo hanno ascoltato mille volte, ma non è emersa nessuna relazione.

E il Mig libico precipitato sulla Sila? Quello è caduto veramente…

Questo è allucinante. In realtà cadde 19 giorni dopo, il medico che tirò fuori la storia del Mig è stato condannato a Crotone e si mise a piangere davanti alla commissione stragi ammettendo che aveva inventato quella balla per favorire Davanzali, il titolare dell’Itavia.

Perché insiste nel parlare di una bomba contro quello che è ormai l'immaginario collettivo?

Non solo io: gli esperti e i membri delle commisisoni d'inchiesta. Perché sono in gioco l’onore dell’aeronautica e la verità. Dall’altra parte ci sono in ballo centinaia di milioni di euro.

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