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HIV, i più a rischio rimangono gli omosessuali

Secondo le recenti Linee guida Hiv-Aids della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e del Ministero della Salute il 40% dei sieropositivi sono omosessuali maschili. E tenendo conto che la popolazione omosessuale è intorno all’1-2% possiamo ben comprendere come le condotte sessuali omosessuali siano rischiose.

In merito a tali linee guida c’è un particolare curioso. Come fa notare il dott. Manlio Converti, psichiatra e presidente di Amigay, “è scomparso dall’indice delle Linee guida Hiv-Aids di Simit e ministero della Salute qualsiasi riferimento alle persone gay, bisessuali e transessuali, ancorché citate nei lavori scientifici e nelle stesse linee guida più spesso come MSM (uomini che fanno sesso con altri uomini) o TGW (Trans Gender Woman)”. In breve: i gay sono categoria a rischio, se ne parla diffusamente nelle Linee guida allora perché non dedicare a loro una sezione specifica?

Questo accade perché il politicamente corretto è vittima di sé stesso. Se gli autori delle Linee guida avessero dedicato una sezione alle persone LGBT sarebbero stati tacciati di discriminazione perché avrebbero associato le persone LGBT ad alcuni gravi patologie, quasi a voler stigmatizzare le condotte sessuali di queste ultime. Se al contrario, come è avvenuto, non si dedica una sezione specifica la sentenza di omofobia viene pronunciata ugualmente dal momento che, come annota il militante Converti, “è inaccettabile perché oggettivamente aumenta la negazione, produce stigma, nega informazioni vitali e aumenta la morbilità e mortalità delle persone LGBT”. Un bel cortocircuito.

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