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Hezbollah accolti a Cagliari con tutti gli onori

Il responsabile esteri di Hezbollah e il direttore della televisione Al Manar, sono invitati al “Meeting Internazionale delle Politiche del Mediterraneo”. Entrambi sono membri di un gruppo riconosciuto come terrorista. Come è stato possibile accoglierli con tutti gli onori in Italia?

Hassan Nasrallah

«Il 4 e 5 ottobre a Cagliari, all’hotel Regina Margherita, si terrà la prima edizione del “Meeting Internazionale delle Politiche del Mediterraneo”, organizzato dal Centro Italo Arabo Assadakah, che da anni svolge attività di sensibilizzazione e comunicazione tese ad incentivare il dialogo tra i popoli e la cooperazione. Ospiti d’eccellenza della due giorni di eventi saranno: il Responsabile Esteri di Hezbollah Ammar Al-Mussawi e il  Presidente della Tv di Stato Al Manar, Abdallah Kassir, l’ex deputato egiziano Mohamad Mneib Jenedey e il deputato tunisino Abdallah Alzawari». L’annuncio dell’associazione cagliaritana, presieduta da Raimondo Schiavone, stupisce, ma stupisce ancor di più il comunicato in cui il Centro Italo Arabo si dichiara “vittima di un’aggressione mediatica” per avere invitato l’esponente di Hezbollah e il presidente della televisione di Hezbollah.

Quanto sta accadendo sul suolo italiano è la diretta conseguenza della decisione dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea che il 22 luglio scorso hanno ufficialmente messo al bando l’ala militare di Hezbollah, distinguendo quindi in seno all’organizzazione sciita libanese l’azione terroristica-militare da quella politica. Come hanno sottolineato Roberta Bonazzi e John Duhig, anime della European Foundation for Democracy a Bruxelles, in un articolo comparso sul sito inglese della televisione satellitare Al Arabiya si è trattato di una decisione infelice e ridicola poiché «solo la messa al bando di Hezbollah nella sua totalità, ala militare e politica, fermerà le attività terroristiche di questo gruppo in Europa». D’altronde è stato lo stesso Naim Qassem, vice segretario generale di Hezbollah, ha ribadire nell’ottobre 2012 che nell’organizzazione presieduta da Hasan Nasrallah «non esiste un’ala militare e una politica». D’altronde lo stesso Nasrallah in un discorso televisivo ha esplicitamente deriso la distinzione attuata dagli esponenti europei.

È tristemente risaputo che il Partito di Dio è una holding internazionale del terrore che non agisce solo in Libano, ma anche in Medio Oriente, in sintonia con l’asse sciita guidata dall’Iran, e anche in Europa. Per rimanere sul territorio europeo, il gruppo è stato ritenuto direttamente responsabile il 12 aprile 1984 di un attentato a un ristorante nei pressi della base della Air Force americana a Torrejon, in Spagna, che provocò la morte di 18 persone e il ferimento di 83; di una serie di attentati in Francia tra il 1985 e il 1986; del dirottamento del volo TWA 847 il giugno 1985 in Grecia. Ultimo, ma non meno rilevante, le autorità bulgare hanno identificato in Hezbollah il responsabile dell’attentato all’aeroporto di Burgas che ha visto la morte di cinque israeliani e dell’autista bulgaro nel luglio 2012. Nel marzo 2013 un tribunale cipriota ha condannato Hossam Taleb Yaaqub, un cittadino libanese residente in Svezia, con l’accusa di progettare attentati contro terroristi israeliani.

Gli obiettivi sono sempre direttamente o indirettamente connessi con i nemici per antonomasia dell’organizzazione libanese: Israele e Stati Uniti. D’altronde, il manifesto di Hezbollah reso noto nel febbraio 1985 dichiarava che il movimento avrebbe combattuto sino alla distruzione di Israele e attaccava duramente sia gli Stati Uniti che la Francia.

Lo scorso luglio 2013 Nasrallah ha commentato la decisione europea con le seguenti parole: «Questi stati devono sapere che stanno offrendo una copertura legale a Israele per un eventuale attacco al Libano, perché Israele può ora affermare di combattere il terrorismo e bombardare obiettivi terroristici». Ancora una volta compare Israele, l’elemento distraente, il capro espiatorio a ogni problema interno ed esterno.

Non si tratta purtroppo di una questione limitata a Israele e al Libano, l’azione di Hezbollah è globale. Lo scorso maggio Nasrallah ha confermato che le sue truppe stavano combattendo in Siria. Non solo, ma il 30 maggio scorso il quotidiano arabo internazionale Asharq al-Awsat ha pubblicato la notizia che confermava la presenza in Siria di combattenti sciiti yemeniti affiliati al movimento armato Houthi. La fonte riportata ribadiva che gli «Houthi si recano nei campi addestramento di Hezbollah in Libano prima di spostarsi sul fronte siriano». Ebbene, il motto degli houthi è il seguente: «Allah è grande, morte all’America, morte a Israele, dannazione agli ebrei e vittoria a Allah». Ancora una volta ricompare l’asse sciita contro Stati Uniti e Israele. Se poi consideriamo che la fonte yemenita afferma che i combattenti ritornano in patria usando passaporto iraniano di modo da occultare il loro passaggio in Siria, il cerchio si chiude nuovamente.
Per tornare all’evento cagliaritano anche la presenza di un esponente della televisione al-Manar stupisce. Al-Manar risulta bandita in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti dove, nel 2006, è stata definita “un’entità terroristica globale”. Le motivazioni dell’oscuramento del canale riguardano prevalentemente l’istigazione all’odio e alla violenza, prevalentemente contro Stati Uniti e Israele.

È possibile che esponenti di una organizzazione che dichiara apertamente di non avere un’ala politica e una militare, bensì di agire come un’entità unica, possano essere invitati sul territorio europeo senza che nessuno sollevi un qualche interrogativo? È possibile grazie all’ipocrisia europea che ha condannato l’ala militare di Hezbollah dopo che ha agito sul proprio territorio, ma guarda con indifferenza l’operato di Hezbollah altrove. Si tratta dell’ennesimo caso di relativismo, di opportunismo e di cerchiobottismo che non porterà ad alcun risultato. Hezbollah è bandito nella sua totalità solo in Bahrein, Canada, Israele, Olanda, Stati Uniti e Australia. Hezbollah, così come la sua controparte sunnita Hamas, non si fermerà sino a quando non distruggerà non solo Israele, ma anche gli ebrei. Hezbollah e Hamas lo dichiarano apertamente nei loro documenti e nei loro statuti. Gli ebrei sono parte della nostra storia e della nostra memoria. Un olocausto è già avvenuto. L’Unione Europea, in generale, e l’Italia in particolare non dovrebbero consentire l’ingresso sul proprio territorio di persone e organizzazioni che predicano, in nome dell’anti-americanismo e dell’anti-sionismo, odio e violenza nei confronti di una parte dell’umanità. Gli organizzatori dell’evento cagliaritano, qualora in buona fede, avrebbero dovuto almeno presentare un contraddittorio, ma purtroppo l’ideologia prevale e il dialogo rimane e rimarrà solo a senso unico. Tuttavia la responsabilità principale è delle autorità preposte che hanno concesso il visto, magari Schengen, a esponenti di un’organizzazione che non rispetta la sacralità della vita senza se e senza ma.