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Haftar sconfitto sul fronte di Tripoli, russi in ritirata

Dopo la sconfitta nell’ovest della Tripolitania e la perdita della base di al-Watya, la battaglia per la capitale libica sembra segnata a sfavore di Haftar. Il conflitto registra un’escalation con l’afflusso di rinforzi sia per l’Lna che per il Gna. Ma il riarmo sembra diretto a creare un equilibrio utile a Mosca e Ankara per imporre un negoziato. E poi magari spartirsi le zone di influenza.

I militari dell'Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar “stanno combattendo” in Libia “una guerra santa contro l'invasore turco”. Lo ha detto lo stesso generale in un messaggio audio inviato in occasione della fine del Ramadan. Dichiarazioni bellicose che non trovano però riscontro sui campi di battaglia dove, dopo la sconfitta nell’ovest della Tripolitania e la perdita della grande base aerea di al-Watya (destinata a quanto sembra a venire utilizzata dai turchi che vi vogliono schierare caccia e aerei da trasporto), le truppe dell’Lna stanno retrocedendo anche dalla periferia meridionale di Tripoli. Ieri hanno lanciato razzi sull’aeroporto della capitale (Mitiga) ma sul terreno stanno perdendo molte postazioni e diversi osservatori si attendono che il contrattacco delle milizie del Governo di accordo nazionale (Gna), appoggiato dai turchi e dai mercenari siriani, lanci l’assalto all’ultimo baluardo delle truppe di Haftar a Tarhuna.

Che la battaglia per Tripoli sia ormai perduta sembrano dimostrarlo alcuni indizi non secondari. I contractors russi della compagnia militare privata Wagner, che da oltre un anno sostengono l’avanzata di Haftar prima nel Fezzan e poi in Tripolitania, si sarebbero ritirati da Tarhuna per raggiungere Bani Walid (170 chilometri a sud-est di Tripoli) da dove sarebbero stati evacuati a bordo di tre velivoli verso Bengasi.

Nelle ultime ore erano state diffuse immagini di colonne di truppe dell’Lna e combattenti stranieri europei che procedevano verso est ripiegando verso Sirte e la Cirenaica saldamente in mano alle forze di Haftar. Il sindaco di Bani Walid, Salim Nuweir, ha detto all'emittente Libya al-Ahrar che i russi erano arrivati a Bani Walid da Tarhuna ma “i notabili della città hanno dato loro un ultimatum affinché lasciassero la città entro le 15 (ora locale), altrimenti l'aeroporto di Bani Walid sarebbe stato attaccato”. Uno dei numerosi segnali di comunità e tribù della Tripolitania che negli ultimi giorni hanno abbandonato Haftar per schierarsi con Tripoli.

Mosca ha un accordo di cooperazione militare con l’Lna firmato nel gennaio 2017 dal generale Haftar a bordo della portaerei Admiral Kuznetsov in navigazione nel largo di Tobruk, che includerebbe anche i contractors della società militare privata Wagner stimati da alcuni tra i 1.200 e i 1.400 effettivi. Ma pare che i russi non abbiano più intenzione di sostenere la fallimentare offensiva su Tripoli lanciata nell’aprile 2019 e ormai compromessa.

Il conflitto libico continua però a registrare un’escalation con l’afflusso di ingenti rinforzi su entrambi i lati della barricata. I mercenari arruolati da Ankara in Siria tra le milizie jihadiste e trasferiti sul fronte libico sono ormai 10.000 anche se un migliaio sarebbero stati uccisi o feriti in battaglia. In aumento anche gli arrivi a Bengasi di “volontari”, sempre siriani, arruolati da Mosca e Damasco per rinforzare l’esercito di Haftar a cui si sono uniti il 20 maggio anche otto cacciabombardieri, sei Mig 29 e due Sukhoi Su-24, provenienti dalla base aerea russa di Hmeymim, in Siria.

Si tratta di aerei di produzione russa inviati in Libia con la scorta di due caccia Sukhoi Su-35 dell’aeronautica russa ma che sembrerebbero appartenere alle forze aeree siriane, a conferma di come l’asse Mosca-Damasco appoggi ormai in modo preponderante le forze dell’Lna sostenute anche da Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Gli aerei, che secondo fonti militari russe avrebbero piloti siriani, sono già stati trasferiti nella base aerea di al-Jufra (350 chilometri a sud di Misurata e 460 chilometri a sud-ovest di Tripoli) per appoggiare le forze di Haftar e costituire un deterrente contro i raid dei droni turchi che nelle recenti battaglie hanno assunto il dominio nei cieli. “Nelle prossime ore vedrete la più vasta campagna aerea nella storia della Libia, per colpire interessi turchi e forze del governo di Tripoli in tutte le città libiche”, ha annunciato il generale Saqr al-Jaroushi, capo dell’aeronautica di Haftar.

Ma pare più probabile che il riarmo dei contendenti punti a creare un equilibrio militare utile a Mosca e Ankara per imporre un negoziato che quantomeno congeli il conflitto, sulla falsariga di quanto negoziato da Putin ed Erdogan in Siria. Nei giorni scorsi i ministri degli Esteri Serghiei Lavrov e Mevlut Cavusoglu hanno ribadito la necessità di un cessate il fuoco immediato e della ripresa “di un processo politico sotto l’egida dell’Onu”. Al di là delle dichiarazioni, è difficile credere che russi e turchi siano pronti a combattersi in Libia.

Fonti di Tripoli hanno preannunciato la firma di un nuovo accordo di cooperazione militare con uno Stato finora non precisato, ma che presumibilmente sarà in condizione di rifornire di armi il Gna senza oscurare l’egemonia turca sulla Tripolitania. L’ipotesi più credibile è che il massiccio rafforzamento militare dei due eserciti rivali, basato perlopiù su armi e combattenti stranieri i cui costi sono pagati da altri, renda più debole la posizione dei leader libici, a Tripoli come a Bengasi ormai dipendenti dalle potenze straniere.

Un contesto in teoria ideale per un accordo che divida di fatto in due la Libia tra una Tripolitania a influenza turco-qatarina garantita dalle basi militari turche e una Cirenaica sotto l’influenza russo-egiziana-emiratina.