• LA RIVELAZIONE

Guccini kompagno socialista, ma nessuno se ne è mai accorto

Ci si potrebbe chiedere perché Guccini abbia aspettato gli ottant’anni per fare coming out, dichiarando di non essere mai stato comunista, ma è anche vero che nel suo ambiente (quello pop) era meglio non rivelare le adesso asserite simpatie socialiste, specialmente durante l’era Craxi.

I comunisti campano di sola propaganda negativa, tanto che, per sapere da che parte stare, basta tifare per quello che, di volta in volta, stanno linciando. Ora, dopo la bersanata a CartaBianca, misteriosamente, invece, un ammutolito stupore ha destato la notizia che il cantautore Francesco Guccini non è mai stato comunista. L’ha detto lui per il suo ottantesimo compleanno. Linciarlo non si può, perché, se non era mai stato comunista, neanche i comunisti se ne erano accorti, il che la dice lunga. Ci si potrebbe chiedere perché abbia aspettato ottant’anni per fare outing, ma è anche vero che nel suo ambiente (quello pop) era meglio non rivelare le adesso asserite simpatie socialiste, specialmente durante l’era Craxi.

Vidi e sentii dal vivo Guccini una sola volta, a Pisa. Ero ancora studente universitario, fresco di conversione religiosa e incosciente da buon giovane. Perciò mi infilai, anonimo, in un concerto organizzato da Lotta Continua, la cui base fondativa era proprio in città. Arrivai in ritardo; lui, one-man show, era a mezzo di una sua composizione in cui  prendeva per i fondelli Dio e la Genesi. Me ne andai subito, disgustato (ma forse, senno del poi, era meglio se restavo a  prendere appunti), mentre la platea applaudiva e rideva.

Ora, a ben riflettere, prima di Craxi tra socialisti e comunisti la differenza non si vedeva proprio, perciò essere l’uno o l’altro era questione di colta lana caprina: Lenin o Turati? Bordiga o Togliatti? Boh, il Fronte Popolare sempre quello era. Ma l’estremismo di sinistra era, per il Pci, «malattia infantile» (titolo di un libro di Lenin), e Lotta Continua nel 1976 era in lista comune con il Pdup. Insomma, facevano a chi era più comunista. Il Pci, tuttavia, era sempre fedele al suo motto «nessun nemico a sinistra», perciò, quando i socialisti con Craxi decisero di smarcarsi dall’ingombrante alleato, furono loro a corteggiare gli extraparlamentari, mentre i comunisti doc ne prendevano (a parole) le distanze.

Guccini aveva bucato lo schermo con Dio è morto, lanciata dai Nomadi, con scandalo dei Dc ma approvazione di Paolo VI (il che contribuì a proiettare l’autore nell’empireo). La canzone citava di sfuggita i «campi di sterminio», ma nessuno vi fece caso. Nello stesso anno, 1967, Guccini fu più chiaro con Auschwitz, che subito l’Equipe 84 inserì nel suo repertorio. Il fatto è che in quell’anno Israele aveva vinto la spettacolare Guerra dei Sei Giorni e d’improvviso il tema «Olocausto» balzò in primo piano. Sempre nello stesso anno, Gianni Morandi uscì con Israel. E poi venne Adamo con Inch’Allah.

Ora, la seconda guerra mondiale era finita da più di vent’anni e nessuno, prima, aveva pensato di fare della Shoà un vero e proprio tema letterario. Torna alla mente quanto scrisse l’insospettabile Giorgio Bocca sull’affaire Kurt Waldheim. Democristiano, già segretario generale dell’Onu, fu eletto presidente dell’Austria. Qualcuno tirò fuori certe sue foto giovanili in divisa da ufficiale della Wehrmacht e scoppiò lo scandalo, tanto che Israele ritirò il suo ambasciatore da Vienna. Secondo Bocca, in quel periodo Israele, in crisi demografica e circondato dalla marea islamica, contrattava col governo sovietico l’emigrazione di ebrei russi sul suo territorio. Non essendoci voli diretti Mosca-Tel Aviv, questi facevano scalo a Vienna. Solo che, qui giunti, molti restavano o si smistavano in Europa, non avendo alcuna voglia di trasferirsi in un Paese sempre in guerra o a rischio di. Adesso, sapendo che l’Austria era piena di ex nazisti, più volentieri proseguivano per dove dovevano proseguire.

Sia vera oppure no la ricostruzione di Bocca, è invece autentico che i comunisti tennero sempre per i palestinesi e i nemici di Israele nel quadro di una guerra fredda che vedeva quest’ultimo alleato di ferro degli Usa (mentre l’Urss appoggiava gli altri). Perciò è plausibile che Guccini, socialista ma non comunista, abbia con Auschwitz anticipato, in piena direzione Nenni, la presa di distanze craxiana.

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