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Grillo vuol togliere il voto agli anziani per controllare i giovani

Beppe Grillo ha fatto la sua ennesima e ormai famosa sparata: privare gli anziani del diritto di voto. Proprio mentre si vorrebbe estenderlo ai 16enni. La stragrande maggioranza degli opinionisti la commenta come una mera provocazione. Se non lo fosse sarebbe preoccupante, sotto tutti i punti di vista. 

Beppe Grillo assediato dai giornalisti

Nei giorni scorsi il vulcanico comico, da un decennio a capo del partito-movimento 5 Stelle, Beppe Grillo ha emesso un nuovo editto che prevede una riforma del diritto di voto per le elezioni politiche: potranno votare i sedicenni, non lo potranno più fare coloro che avranno compiuto 64 anni. Moltissimi commentatori hanno ridicolizzato l’uscita di Grillo come una ‘provocazione’, dimentichi delle battute che segnarono l’avvio della sua presa di potere e che, anno dopo anno, l’hanno portato a guidare il primo partito italiano e a sedere, con i suoi uomini, al Governo del Paese. La cantante Rita Pavone ha consigliato a Grillo di mettersi in pantofole; Gino Strada ha giudicato la proposta Grillo come una ‘sciocchezza’; Lino Banfi ha minacciato di promuovere la nascita di un nuovo partito per gli anziani.

Che ha detto Grillo? “Privare il diritto di voto agli anziani, ovvero eliminare il diritto di voto ad una certa età”, per garantire “che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale“, questa la sintesi del lungo post sul suo blog, dal titolo Se togliessimo il diritto di voto agli anziani?. Il padrone di 5 Stelle riprende le idee di Philippe Van Parijs, sostenitore del ‘reddito di cittadinanza’ o di ‘base’ che tra le sue feconde proposte annovera anche quella di  rivedere il diritto di voto per favorire i più giovani, incluse le famiglie con figli, e penalizzare il voto degli anziani. Cade così, l’idea di una testa un voto o, rivisto nel modello dei 5 Stelle, ‘uno vale uno’. Non solo, il colpo d’ascia di Grillo, azzera il valore sociale civile di un grande fetta della popolazione italiana.

Sarebbe stato sufficiente guardarsi i dati ISTAT, quelli rivisti dalla Cisl o l’analisi completa proposta dal Sole 24Ore per rendersi conto che questa proposta è discriminatoria e pericolosa per il futuro del nostro paese. L’Italia ha il più alto tasso di over 65enni di tutta Europa, nel 2018 erano il 35,2% secondo l’indagine Eurostat. Le previsioni demografiche future per il nostro Paese sono pessime: “la popolazione residente in Italia attesa per il prossimo futuro sarà caratterizzata da una composizione per età significativamente invecchiata: se nel 2015 le persone fra 0 e 14 anni rappresentano il 13,8% della popolazione, nel 2065 (secondo lo scenario centrale) si attesteranno al 12,7%. La popolazione di 65 anni e più, di converso, fra il 2015 e il 2065 crescerà dal 21,7% al 32,6%. La popolazione di 85 anni e più, ancora, che nel 2015 rappresenta il 3,2% della popolazione, nel 2065 si dovrebbe attestare al 10,0%. La popolazione in età attiva (fra i 15 e i 64 anni), infine, si contrarrà dal 64,6% del 2015 al 54,7% del 2065; il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione in età attiva fra i 15 e i 64 anni (l'indice di dipendenza degli anziani), nel 2015 pari al 33,7%, raggiungerà il 37,9% già nel 2025 e il 59,7% nel 2065, serrando con forza ancora maggiore i nodi tuttora non sciolti della sostenibilità del Sistema Paese”.

L’idea di privare gli anziani del diritto di voto, non nasce dunque da una analisi sociologica (minor interesse per il futuro), ma da una reale volontà di avere meno elettori che possano decidere con proprio voto, magari tramite una piattaforma web controllata, il futuro della nazione. Ciò che dimentica Grillo, oltre a dimostrare la sua assoluta mancanza di rispetto per i milioni di italiani anziani, è che la proposta di Philippe Van Parijs prevederebbe anche un significativo riconoscimento per le famiglie, così come ben prima del filosofo belga, aveva avanzato in Italia l’economista Luigi Campiglio, cioè quella di assegnare il diritto di voto alla nascita, con la cittadinanza, che verrà esercitato dai genitori sino alla maggiore età dei propri figli. D’accordo o meno con questa proposta, ‘un figlio un voto’, le si deve riconoscere che è un modo di portare all’estremo il valore civile della figliolanza e della genitorialità. Ciò che non viene in mente, né a Campiglio né a Van Parijs è cancellare il diritto di voto degli anziani. Certamente se Grillo avesse veramente voluto pensare al futuro dei giovani italiani, avrebbe dovuto riproporre le idee di Campiglio, riconoscere il valore dei neonati, di genitori e famiglie. Quella di Grillo non è stata una provocazione, è stata una proposta politico-programmatica tanto discriminatoria quanto irragionevole, invece di guardare al futuro italiano egli vuole eliminarne il passato, la sua memoria pubblica, privata, civile e sociale.

Ma che logica ci sarebbe nel dare il diritto di voto ai 15-16enni sulla base della loro partecipazione alle manifestazioni (scioperi legalizzati) promosse dalla Pifferaia Greta Thunberg? I nostri ragazzi sono tra i più ignoranti d’Europa, una realtà consolidata almeno dal 2014 ad oggi, Grillo e il suo Ministro Fioramonti pensano a giustificare le assenze scolastiche e al diritto di voto? Si vuole ridurre i giovani italiani a una massa di ‘gretini’ ed ‘imbavagliare’ i nonni? Grillo vuole il ‘paese dei balocchi’, ma giù le mani dai nostri figli, genitori e nonni, noi non siamo né ‘lucigloli’, né ‘pinocchi’.