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Grillo contro i media: germi di fascismo

C’è qualcosa di qualunquistico e di inquietante nelle parole di Beppe Grillo contro i giornalisti. Anche nelle ultime ore l'ex comico è tornato a tuonare contro la faziosità dell'informazione, con un furore che ricorda tanto quello di epoca fascista, quando il Duce attaccava i giornalisti dissenzienti.

Beppe Grillo

C’è qualcosa di qualunquistico e di inquietante nelle parole di Beppe Grillo contro i giornalisti. Anche nelle ultime ore l’ex comico è tornato a tuonare contro il mondo dell’informazione, la sua faziosità, il suo mettersi sistematicamente e acriticamente al servizio dei potenti. Parole che, almeno su un piano squisitamente teorico, non farebbero una grinza. Ci sono tanti giornalisti, infatti, che non vedono l’ora di farsi etichettare, bipolarizzare, che esprimono opinioni simili a quelle di leader politici e imbonitori a caccia di voti. C’è la quasi totalità degli editori che fa un altro mestiere e che utilizza i media come arma di perseguimento di subdoli interessi che nulla hanno a che fare con l’editoria. C’è un pubblico distratto e spesso superficiale che si lascia abbindonare dai messaggi che i media sapientemente lanciano. Nessuna maggioranza di governo, indipendentemente dal colore politico, ha mai affrontato in modo organico e responsabile il problema delle concentrazioni nel settore dei media, che ora si trova più o meno fedelmente riprodotto in Rete, con pericolose posizioni dominanti soprattutto sul versante della raccolta pubblicitaria. Ma per svolgere queste considerazioni non occorre il furore iconoclasta di Grillo, che ricorda tanto quello dell’epoca fascista, quando il Duce attaccava i giornalisti dissenzienti per poi imbavagliare progressivamente la stampa e ridurla a cassa di risonanza del pensiero unico.

Ci sono tante affinità, neppure troppo nascoste, tra il guru penta stellato e Mussolini, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento di disprezzo verso un’informazione libera. La prova del nove sarà per Grillo l’eventuale e probabile nomina del suo parlamentare Fico alla presidenza della commissione di vigilanza Rai. Lì si capirà se la visione dei media dei grillini sia davvero quella di un mondo libero e plurale anziché di una terra di conquista alimentata dai tradizionali appetiti partitici. Insomma c’è grande attesa per capire se i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, una volta entrati nella stanza dei bottoni, si comporteranno esattamente come tutti gli altri oppure si distingueranno con atteggiamenti di discontinuità.
Fico in un’intervista ha già annunciato un’iniziativa del suo movimento per una revisione del canone Rai (da azzerare, secondo lui, per le fasce meno abbienti e da ridurre progressivamente in base al reddito) e una graduale eliminazione della pubblicità. Riformare la tv pubblica per liberarla dal giogo opprimente dei meccanismi di cooptazione della politica e migliorare la qualità della sua programmazione appaiono le due priorità. Grillo continua a insistere sull’importanza della tv nella manipolazione del consenso e due giorni fa ha lanciato un sondaggio sul suo blog in merito al grado di imparzialità della tv.

Il canale televisivo più fazioso è risultato Rete4 (36% dei voti), che si aggiudica anche la palma del direttore di Tg meno imparziale (Giovanni Toti, con il 38%). Quanto ai talk show, il conduttore più schierato è Bruno Vespa (25,5%). "L'Italia è al 69esimo posto nella classifica della libertà di informazione secondo il rapporto del 2013 di Freedom House - scrive il leader 5 Stelle sul suo sito - Un paese giudicato semilibero. Ci precedono, tra gli altri, Ghana, Nauru, Papua New Guinea, São Tomè e Príncipe, Isole Solomon, Samoa, Tonga,Namibia e Guyana".
"Le televisioni- continua Grillo- influenzano il giudizio degli italiani più di qualunque altro media, i giornali sono infatti poco diffusi da noi sia come numero assoluto, sia in relazione alle altre nazioni europee. Per un ovvio sillogismo quindi, se l'informazione in italia è manipolata, filtrata, schierata, adulterata, la massima responsabilità è delle televisioni e di chi ne fa parte".
"Lo so- prosegue- è la scoperta dell'acqua calda se tre canali nazionali sono di proprietà di Berlusconi in palese conflitto di interessi in quanto concessionario e gli altri tre dei partiti che li usano per la loro propaganda. I cittadini non possono decidere senza conoscere, nè giudicare le scelte della politica. Non sono liberi. Il sondaggio di oggi vuole assegnare il microfono di legno alla rete più faziosa, al direttore di rete più schierato, al conduttore di talk show più in malafede. A voi il giudizio".

Il carattere assolutamente populista e demagogico di questa consultazione e dei relativi commenti di Grillo balza subito all’occhio. Le considerazioni dell’ex comico mirano alla pancia dei suoi sostenitori ma omettono un particolare sostanziale: Grillo senza la televisione non avrebbe fatto tutte le sue fortune, non sarebbe li’ dov’è, e anche quando era lui a beneficiare di visibilità e attenzioni nei palinsesti tv i meccanismi di manipolazione del consenso erano gli stessi che lui oggi denuncia. Il leader del Movimento Cinque Stelle arriva addirittura a minacciare la chiusura di trasmissioni come Porta a Porta o Ballarò e ora dovrà difendersi in tribunale perché Lucia Annunziata, che si è sentita offesa da una sua esternazione circa una consulenza che l’ex direttrice del Tg3 avrebbe fatto per conto dell’Eni, ha deciso di querelarlo.
La categoria dei giornalisti sarà sicuramente in crisi di credibilità, il mondo dei media sta vivendo una fase davvero opaca e incerta della sua esistenza, ma che a giudicare i primi e a demolire il secondo debba essere un personaggio che alla “greppia mediatica” si è alimentato per decenni suona alquanto strano, indecoroso e perfino un po’ imbarazzante.