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"Grazie della testimonianza". Il Papa riabbraccia Pell

"Grazie della testimonianza": così il papa si è rivolto al cardinale George Pell che ha riabbracciato dopo tre anni di calvario giudiziario, tra cui oltre un anno di carcere, prima di essere assolto dalle accuse di abusi sessuali. L'incontro è apparso come una riabilitazione pubblica del porporato.

Il cardinale Pell ricevuto dal Papa

"Grazie della testimonianza". Poche parole che al cardinale George Pell devono essere apparse importanti quanto la sentenza d'assoluzione pronunciata lo scorso aprile dall'Alta Corte di Canberra. Gliele ha rivolte ieri Papa Francesco, ricevendolo per la prima volta in udienza a più di tre anni dalla sua partenza da Roma. Gli occhi lucidi e lo sguardo fisso verso il suo interlocutore hanno lasciato intendere la partecipazione emotiva del pontefice al calvario del porporato australiano.

E d'altra parte, pur consapevole di muoversi su un terreno reso scivoloso da decenni di scandali pedofilia all'interno della Chiesa, Bergoglio non aveva abbandonato il 'suo' Ranger nel momento più difficile, quello dell'incriminazione per abusi sessuali comunicata dalla polizia dello Stato di Victoria nel giorno della Festa di San Pietro e Paolo del 2017. Prima di imbarcarsi per l'Australia per affrontare il processo, Pell si era presentato dal Papa con in mano la lettera di dimissioni da prefetto della Segreteria vaticana per l’economia. Francesco, però, aveva rifiutato quelle dimissioni, limitandosi a concedergli un periodo di congedo "per difendersi" e si era premurato, attraverso l'allora direttore della Sala Stampa Greg Burke, di riconoscere "l'onestà del cardinale durante i tre anni di lavoro".

Dopo l'assoluzione che ha ribaltato i precedenti verdetti stabilendo l'esistenza di "una significativa possibilità che una persona innocente sia stata condannata", Bergoglio aveva indirettamente fatto riferimento all'odissea giudiziaria di Pell nell'omelia del giorno dopo a Santa Marta, invitando a pregare "per tutte le persone che soffrono una sentenza ingiusta, per l’accanimento" paragonandole a Cristo che "è stato giudicato sotto accanimento, con accanimento, essendo innocente".
Una conferma implicita che il pensiero papale in quell'occasione fosse rivolto proprio alla vicenda del cardinale di Ballarat è arrivata ieri con le poche immagini dell'incontro registrate e diffuse dai media vaticani.

Il breve filmato si conclude proprio con Francesco che, dopo aver ringraziato Pell per la "testimonianza", fa accenno al periodo trascorso in carcere da innocente ("più di un anno"). 404 giorni durante i quali la consapevolezza che il Papa fosse convinto della sua innocenza gli è stata di "grande sostegno", come aveva confidato il prefetto emerito della Segreteria per l'economia al giornalista Andrew Bolt nella prima intervista da uomo libero rilasciata su Sky.

Il filmato diffuso dai media vaticani insieme ad un articolo su Vatican News intento a ricostruire la vicenda giudiziaria costituiscono due elementi non usuali in occasione delle udienze papali concesse a cardinali. Difficile non leggere dietro all'attenzione mediatica riservata dai canali ufficiali all'evento la volontà di riabilitare pubblicamente l'immagine del cardinale australiano anche all'interno dei Sacri Palazzi. Fino ad oggi, infatti, oltre all'omelia del Santo Padre sulle "persone che soffrono una sentenza ingiusta" l'unica reazione ufficiale sulla sentenza di proscioglimento emessa dall'Alta Corte di Canberra era stata una breve nota della Sala Stampa della Santa Sede.

Tornato a Roma due settimane fa, il porporato ha potuto ieri vedere realizzata la speranza lungamente covata nelle notti trascorse all'interno della cella dei penitenziari australiani in cui è stato detenuto ingiustamente: quella di inginocchiarsi ancora una volta al cospetto del Successore di Pietro.