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Asia

Giustizia fatta per una chiesa indiana profanata

Un tribunale ha condannato al carcere i responsabili della profanazione di una chiesa cattolica nello stato indiano dell’Haryana

 

 

La tenacia di una comunità cristiana oltraggiata ha dato i suoi frutti. Ci sono voluti cinque anni, ma finalmente Sandeep Kumar e Ravinder Singh, responsabili in India di un grave atto di profanazione di una chiesa, sono stati condannati a cinque anni e sei mesi di reclusione e a una ammenda di 10.000 rupie (circa 93 euro), giudicati colpevoli di ostilità, violazione di domicilio, danneggiamento di luogo di culto e atti vandalici. Il tribunale ha respinto la richiesta di clemenza dei due che affermavano di essere gli unici a provvedere al sostentamento delle loro famiglie. La sentenza è stata pronunciata il 7 marzo, ma i dettagli sono stati resi noti il 27 marzo. “Questo tribunale – si legge nella sentenza – ritiene che, in considerazione dei reati commessi dai condannati, non si debba mostrare loro alcuna clemenza, poiché il crimine perpetrato è molto grave e i condannati, con il loro comune intento, hanno diffuso odio verso la religione cristiana”. Il tribunale inoltre ha espresso sorpresa per il fatto che uno dei vandali fosse un funzionario governativo, affermando che “un simile atto di incitamento all'inimicizia e di offesa al sentimento religioso non ci si aspetterebbe da un funzionario di tale rango”. Il tribunale ha auspicato che la pena inflitta serva da deterrente, oltre che da lezione per i due uomini condannati. Sandeep Kumar e Ravinder Singh la notte di Natale del 2021 erano entrati di notte nel complesso della chiesa cattolica del Santo Redentore di Ambala Cantonment, nello stato dell’Haryana scavalcando il cancello di ingresso. Avevano urinato all’ingresso, distrutto le decorazioni natalizie, abbattuto e profanato una grande statua del Sacro Cuore di Gesù. L’individuazione dei vandali era stata possibile grazie alle telecamere situate nel complesso. Si era proceduto al loro arresto nei giorni successivi, ma poi ci sono volute la perseveranza e la determinazione del parroco, padre Patras Mundu, e della comunità parrocchiale per arrivare alla condanna. Padre Mundu ha subito avviato una tenace battaglia per ottenere giustizia, assistito da una squadra legale che ha seguito il caso con altrettanta determinazione. Nei giorni successivi all’accaduto, i leader della comunità hanno organizzato come gesto di preghiera una fiaccolata alla quale si sono unite spontaneamente persone di diverse fedi. È stato un grande momento di solidarietà, ricorda monsignor Ignatius Mascarenhas, vescovo emerito di Simla, particolarmente significativo in un paese dove l’influenza degli integralisti indù induce ad atti ostili nei confronti delle minoranze religiose. La sentenza infatti afferma con chiarezza che gli atti di profanazione e offesa dei luoghi di culto, di qualsiasi religione, possono e devono essere perseguiti con fermezza e induce a un sentimento di fiducia nei confronti delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario che spesso invece per inerzia e pregiudizi deludono le aspettative.