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Giuliana di Norwich e le Rivelazioni dell’Amore divino

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Oggi si fa memoria della grande mistica inglese che ricevette da Dio sedici rivelazioni da lei poi riportate nel più antico testo conosciuto in inglese scritto da una donna. Rivelazioni che Giuliana ebbe dopo tre grazie particolari chieste al Signore.

Ecclesia 13_05_2026

Nella storia della Chiesa, e in particolare della mistica, occupa un posto speciale una donna inglese vissuta tra il XIV e il XV secolo: Giuliana di Norwich. Gli anglicani la venerano come santa, mentre nella Chiesa cattolica è talvolta indicata come beata, anche se ad oggi non c’è traccia di una sua beatificazione formale. Nondimeno la sua eredità spirituale è di estrema importanza e sta via via emergendo grazie alla stampa e progressiva diffusione del suo libro, le Rivelazioni dell’Amore divino. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, trattando del perché esista il male e perché Dio lo permetta, ne cita un passaggio: «Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene».

Ma qual è stato il percorso terreno di Giuliana di Norwich? Quello che si sa della sua vita lo si desume principalmente dalle Rivelazioni, anche se non mancano riferimenti alla sua persona in altri scritti e documenti a lei contemporanei. Incrociando le informazioni, si ricava che è vissuta tra il 1342 e il 1430 circa. L’8 o il 13 maggio del 1373 (i manoscritti esistenti – tutte copie dei testi originali della mistica inglese – non concordano sul giorno), all’età di trent’anni e mezzo, Giuliana fu colpita all’improvviso da una malattia che la portò in pochi giorni sull’orlo della morte. Una malattia che arrivava in risposta a quanto chiesto da lei stessa, che qualche tempo prima aveva espresso a Dio questi tre particolari desideri: «Il primo, fu la nozione della passione. Il secondo, fu una malattia fisica. Il terzo, fu di avere da Dio il dono di tre ferite. […] cioè a dire, la ferita della vera contrizione, la ferita di una gentile compassione, e la ferita di un’ardente brama di Dio». Giuliana chiese le prime due grazie – una vista fisica della Passione (così da poter meglio partecipare ai dolori di Gesù) e, appunto, la malattia – con la condizione che ciò fosse volontà di Dio, mentre chiese la terza grazia (le suddette tre ferite) «potentemente senza alcuna condizione».

Quella malattia, com’era improvvisamente arrivata, improvvisamente passò, dopo che il sacerdote chiamato ad assisterla in punto di morte le mostrò un crocifisso dicendole di guardare l’immagine del nostro Salvatore e di trovare in Lui conforto. Giuliana ricevette allora le sedici rivelazioni che poi mise per iscritto e commentò con il suo stile diretto, in Middle English. Si tratta del più antico testo conosciuto in inglese scritto da una donna: di esso sono giunte fino a noi due versioni, una più breve, ritenuta la più antica, e una estesa.

Dalle Rivelazioni è chiaro che il Signore concesse a Giuliana tutte e tre le citate grazie che lei gli aveva chiesto. A un certo punto della sua vita, divenne anacoreta e visse in una cella di pochi metri quadrati nei pressi di una chiesa di Norwich intitolata a san Giuliano: e forse è in onore di questo santo che assunse il nome con cui è conosciuta. Non è noto infatti se Giuliana fosse il suo nome di battesimo. Quel che è certo è che, nella sua vita da anacoreta, questa «semplice creatura illetterata», come lei stessa si definiva, divenne ricercata per i suoi consigli spirituali, come ricordava anche Benedetto XVI in una bella catechesi a lei dedicata (udienza generale dell’1 dicembre 2010). Vi è traccia di questo carisma di Giuliana in un’opera a lei coeva, il Libro di Margery Kempe, autobiografia dell’omonima eremita e mistica inglese, Margery Brunham Kempe, madre di 14 figli, che tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo si recò a Norwich per consigliarsi, tra gli altri, proprio con l’autrice del libro delle Rivelazioni dell’Amore divino. Ecco come Margery descriveva – sotto dettatura (era analfabeta) e in terza persona – l’esito di quell’incontro con Giuliana (Dame Jelyan): «L’anacoreta, nell’ascoltare la meravigliosa bontà di nostro Signore, ringraziò grandemente Dio con tutto il suo cuore per la sua visita [la visita, cioè, ricevuta misticamente da Margery], dandole consiglio di essere obbediente alla volontà del nostro Signore Dio e di dare compimento con tutte le sue forze a qualunque cosa Lui ponesse nella sua anima, a meno che non fosse contro l’adorazione di Dio e il beneficio dei fratelli cristiani, perché quando così fosse, allora non si tratterebbe di un’azione di uno spirito buono, ma di quella di uno spirito malvagio». Margery rimase a Norwich in compagnia di Giuliana «molti giorni», vissuti «nella comunione nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo».

Molte, oltre a quella citata dal Catechismo, le perle di sapienza che si possono leggere nelle Rivelazioni. Il tutto si può racchiudere in ciò che specifica il contenuto delle rivelazioni stesse: l’amore di Dio, che ci ama di un amore infinito, che è paterno e insieme anche materno, secondo un insegnamento trasmessoci da Giuliana e che del resto è nel solco di quanto troviamo nelle Sacre Scritture (si pensi a Isaia 49,14-15). Ma tornando alle perle, vogliamo richiamare quanto Giuliana scriveva a proposito dei miracoli, di come giungono e del loro fine: «Si sa che prima dei miracoli, viene la tristezza, e l’angoscia, e le tribolazioni. E la ragione è, che noi dobbiamo conoscere la nostra debolezza e doppiezza che ci farà cadere nel peccato, per renderci docili, e farci gridare a Dio in cerca di aiuto e grazia; e grandi miracoli vengono dopo, e quello, della grande potenza e saggezza, e bontà di Dio, visione delle sue virtù e delle gioie del paradiso, per quanto potrà essere in questa vita che passa; e questo, per rinforzare la nostra fede, e aumentare la nostra speranza nella carità. Pertanto gli fa piacere essere conosciuto e adorato nei miracoli. Così lui intese: lui vuole che noi non siamo umiliati per il dolore e le tempeste che cadono su di noi, come è sempre stato prima della venuta dei miracoli» (Juliana di Norwich, Rivelazioni dell’Amore, pp. 119-120, traduzione a cura di Marco Bosio, Ed. Appunti di Viaggio).