• SANTI E GASTRONOMIA/ 17

Girolamo, un santo dal carattere difficile

Di carattere irruente, era spesso polemico, ma ha dato tanto alla cristianità con la sua testimonianza di vita e i suoi scritti. A lui si deve la prima traduzione ufficiale in latino della Bibbia, la cosiddetta Vulgata. E il suo più grande insegnamento, come ha detto Benedetto XVI, è “amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura”.
LA RICETTA

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Seduto nel tablinum (studio, nelle case romane del IV secolo) che si affaccia sul giardino, Girolamo è sprofondato nei pensieri. Sulla tunica di cotone bianco semplice indossa una sopravveste, detta suparius, altrettanto semplice. Sta riflettendo sull’ingiustizia del mondo e sul fatto che i suoi guai vengono proprio dai suoi simili: i sacerdoti. Pensa per un attimo che sia colpa sua, perché è lui che ha scandito tutta la propria vita sull’insoddisfazione che l’imperfezione degli altri gli crea. Che sia una forma di orgoglio? (Oggi, uno psicanalista, lo definirebbe narcisismo, forse).

Infatti, la sua vita era stata una lunga serie di fughe e spostamenti. E magari si domandava con tristezza se le sue fossero fughe dalla realtà… Era nato intorno al 347 d.C. a Stridone, città istriana oggi situata in Croazia, che ha una storia molto interessante (dall’XI secolo cominciò ad essere abitata da popolazioni venete, per finire poi annessa nel 1421 alla Serenissima Repubblica di Venezia). Era di famiglia cristiana benestante, gli fu perciò possibile ricevere una buona educazione e una solida cultura.

Giunto a Roma per perfezionare gli studi, è preso in un ingranaggio di feste e vita disordinata. Ma si stanca presto e - di natura non compiacente - vede i difetti dei personaggi che frequenta e decide di rinunciare a quella vita frenetica e insulsa. Comincia a scoprire la pace interiore che la contemplazione gli offre e decide di trasferirsi ad Aquileia, per entrare in una comunità di asceti. Ma i membri della comunità sono abbastanza litigiosi e lui se ne allontana quasi subito. Parte per l’Oriente e si ferma a Treviri, chiamata Augusta Treverorum, che era capoluogo della provincia romana della Gallia Belgica. Treviri è anche la città natale di sant’Ambrogio, e una delle più antiche città tedesche. Qui approfondisce gli studi e poi torna per un periodo nella città natale. Riparte poco tempo dopo e resta per qualche anno ad Antiochia, dove perfeziona la sua conoscenza del greco, poi si ritira da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo.

Per quattro anni si dedica pienamente allo studio, impara l’ebraico e trascrive gli scritti dei primi Padri della Chiesa. Quel periodo è importante per la sua formazione spirituale: sono anni di meditazione, solitudine e di intensa lettura della Parola di Dio, che lo portano anche a riflettere sul divario fra la mentalità pagana e la vita cristiana. Ma anche qui il suo senso critico gli traccia il destino. Amareggiato dalle diatribe degli anacoreti provocate dalla dottrina ariana, torna ad Antiochia, dove, nel 379, viene ordinato sacerdote. Da qui si trasferisce a Costantinopoli dove continua a studiare il greco sotto la guida di Gregorio Nazianzeno (329-390), vescovo e teologo greco.

Nel 382 Papa Damaso (305-384) indice un incontro per dibattere sullo scisma meleziano di Antiochia. Girolamo vi è invitato, perciò torna a Roma. Lo accompagna la sua fama di asceta e di erudito, ragione per la quale il Pontefice lo sceglie come proprio segretario e consigliere e lo invita a intraprendere una nuova traduzione in latino dei testi biblici. Nella capitale Girolamo dà vita anche a un circolo biblico e avvia allo studio della Scrittura delle nobili romane. Le nobildonne, volendo intraprendere la via della perfezione cristiana e desiderose di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, lo designano come loro maestro e guida spirituale.

Ma il suo rigore morale non è condiviso dal clero e le severe regole da lui suggerite alle sue discepole sono ritenute troppo dure. Girolamo è scontroso di natura e non ha un carattere facile. Condanna vizi e ipocrisie e polemizza spesso anche con dotti e sapienti. Finisce per essere malvisto da molti, sicché, morto Damaso, decide di tornare in Oriente e nell’agosto del 385 si imbarca a Ostia per raggiungere la Terra Santa. Ha al suo seguito alcuni monaci a lui fedeli e un gruppo di sue seguaci nobildonne, fra le quali una certa Paola con la figlia: la madre considera che grazie a Girolamo la sua famiglia ha scoperto la fede e gli è molto grata.

Intraprendono un pellegrinaggio e raggiungono l’Egitto; poi Girolamo si ferma a Betlemme, dove apre una scuola offrendo il suo insegnamento gratuitamente. Grazie alla generosità di Paola, vengono poi costruiti un monastero maschile, uno femminile e un ospizio per i viaggiatori in visita ai Luoghi santi. Girolamo trascorre a Betlemme tutto il resto della sua vita, dedicandosi sempre alla Parola di Dio, alla difesa della fede, all’insegnamento della cultura classica e cristiana e all’accoglienza dei pellegrini. Muore nella sua cella, nei pressi della grotta della Natività, il 30 settembre probabilmente del 420.

Di carattere irruente, spesso polemico e litigioso, era detestato ma anche amato. Benché non fosse facile dialogare con lui, ha dato tanto alla cristianità con la sua testimonianza di vita e i suoi scritti. A lui si deve la prima traduzione ufficiale in latino della Bibbia, la cosiddetta Vulgata - con i Vangeli tradotti dal greco e l’Antico Testamento dall’ebraico - che ancora oggi, pur se revisionata, è il testo ufficiale della Chiesa di lingua latina.

Girolamo (insieme ad Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno) è uno dei quattro Padri della Chiesa d’Occidente proclamato dottore della Chiesa nel 1298 da Bonifacio VIII. Di lui ci restano epistole, commentari, omelie, trattati, opere storiografiche e agiografiche. È assai noto il suo De Viris Illustribus (con le biografie di 135 autori perlopiù cristiani, ma anche ebrei e pagani), che dimostra quanto la cultura cristiana fosse “una vera cultura ormai degna di essere messa a confronto con quella classica”. Da non dimenticare il suo Chronicon - la traduzione e rielaborazione in latino di quello in greco di Eusebio di Cesarea andato perduto - con la narrazione della storia universale, tra dati certi e miti, a partire dalla nascita di Abramo fino all’anno 325. Infine, ci sono molte epistole che lasciano trasparire la sua spiritualità e che sono ricche di consigli e profondi insegnamenti.

Benedetto XVI, che a Girolamo ha dedicato due catechesi alle udienze generali del 7 e del 14 novembre 2007, ha detto di lui: “Quella Parola, così tanto studiata e commentata, si è pure impegnato a viverla concretamente”. E aggiunge, sancendo così la personalità di san Girolamo: “Che cosa possiamo imparare noi da San Girolamo? Mi sembra soprattutto questo: amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura. È importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura… è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva”.

E noi lo faremo.

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