• TORINO

Giovannino, il sopravvissuto che mostra a tutti il re nudo

Sfuggito alla logica eugenetica da Fivet, sopravvissuto alla falce abortista dell'indagine prenatale. Il piccolo Giovannino, malato e abbandonato dai genitori, mostra il re nudo della cultura di morte per la quale i figli basta volerli, senza amarli: dov'erano i "twittaroli" mediatici che oggi si commuovono per lui quando lo Stato abbandonò Alfie, Charlie e abbandona ancora oggi milioni di feti abortiti? 

La storia di Giovannino commuove i media italiani. Ma quanti altri Giovannino senza hastag vengono dimenticati e buttati perché indesiderati nel silenzio dei twittaroli di giornata? Una cosa il piccolo, nato da fecondazione extracorporea e abbandonato dai genitori al Sant’Anna di Torino perché affetto da una grave malattia rara, ce la sta indicando. Ed è la grande bugia che da 50 anni si consuma sull’infanzia abbandonata prima di nascere. Se ci pensiamo, anche i milioni di bambini che vengono abortiti nel mondo vengono rifiutati, aspirati nel vortice dell’aborto, ma non scatenano nessuna gara di solidarietà. Non chiamano attorno a sé le truppe di commentatori che ieri si sono vergognosamente divisi tra colpevolisti e innocentisti, con quel ditino puntato e saccente tipico della Sinistra intellettuale.

«Non dobbiamo colpevolizzare i genitori», tuona il medico Silvio Viale e a lui fanno eco i tanti che hanno pensato di far sapere come prima cosa che l’importante è non colpevolizzare i genitori come un editoriale di Repubblica ieri suggeriva.

A questa categoria fa da contraltare quella dei colpevolisti alla Massimo Giannini che li chiama “genitori infami che lo hanno abbandonato alla sua malattia” contrapponendoli a quelli a “centinaia che chiedono di adottare il piccolo”.

In mezzo ci sono i pontificatori alla Massimo Gramellini che non si curano altro che del “miracolo laico” (che ossimoro saccente) della luce che “emana” il piccolo rendendo tutti «ammaliati dalla sua voglia di vivere nonostante. Nonostante il rifiuto dei genitori. Nonostante la pelle pezzata come il costume di una maschera di carnevale».

Tutto molto bello, tutto così poeticamente confezionato, di belle parole disposto e sentimenti rassicuranti, così come sarebbe bello, però, anche il ricordarsi che a volte la natura fa scherzi da Arlecchino, tanto per stare in tema, e fanno capolino quelle malattie che sfuggono all’indagine prenatale, poco importa se fatta o no. Perché di questo si tratta.

Se il piccolo con la pelle squamata fosse stato diagnosticato mentre era in grembo, probabilmente sarebbe stato abortito, come del resto moltissimi feti cui vengono diagnosticate malattie inguaribili, e ora non staremmo qua a imbellettarci di post e like sulla sua commovente storia. Ecco perché Giovannino ci interroga: mostra il re nudo dell’ipocrita cultura di morte in cui gli è toccato di venire al mondo.

Perché Giovannino è un sopravvissuto alla grande falce abortista odierna. Sfuggito alla logica eugenetica da Fivet. Perché è stato soltanto voluto dai genitori, ma evidentemente non amato. E qui allora il problema non è assolvere o condannare i genitori, il problema è rivolgere il proprio sguardo sempre ai diritti degli adulti e mai orientarsi a guardare il punto di vista dei piccoli. 

Sopravvissuto. Per testimoniarci i limiti della fecondazione artificiale che prevede la fabbricazione in provetta di embrioni in base alla dittatura dei desideri e non alla logica del “ti ho amato fin dal grembo materno”. 

Giovannino in fondo ci sveglia tutti quanti: radio e giornali che, commentando il gesto dei genitori, hanno parlato di eugenetica. Eppure, sono le stesse radio e giornali che quando si parla di fecondazione assistita con conseguente diagnosi pre impianto si appellano al diritto al figlio sano, sono i medesimi soloni che non hanno mai versato una lacrima per provare a guardare l’aborto dalla prospettiva non solo del nascituro, ma delle due vite da salvare, quella del figlio e quella della madre.

Giornalisti imbellettati che per il piccolo Alfie Evans e per Charlie Gard non hanno mosso un dito sulla tastiera, perché allora c’era uno Stato pre-potente e scientificamente attrezzato a volerli abbandonare mentre oggi – nella stanza del Sant’Anna – ci sono soltanto due disgraziati che non sanno probabilmente che cosa hanno fatto. In fondo, il pugno in faccia del piccolo dalle squame di Arlecchino lo sta dando alla nostra malsana idea di salute. Presentarsi al mondo inguaribile, d’accordo, ma non incurabile, laddove la cura deriva etimologicamente da cuore. Il passaggio dal semplice volere all’amare è tutto qui.