a cura di Anna Bono
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Giornate di preghiera in Pakistan in attesa dell’udienza finale del processo ad Asia Bibi

Domenica 29 aprile per i cristiani del Pakistan sarà una giornata dedicata alla preghiera per le vittime dell’intolleranza religiosa, per la pace e l’armonia nel paese. L’iniziativa è di monsignor Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi, presidente della Conferenza episcopale pakistana. Il motivo, indicato in una nota della Commissione nazionale giustizia e pace, è l’aumento degli atti violenti d’intolleranza e dell’estremismo. Per citare i più recenti: il trattamento brutale riservato a Patras e Sajid Masih, accusati di blasfemia, l’omicidio di Sunseel Masih, accorso in aiuto alla sorella ignorata dai medici in un ospedale, i cristiani uccisi a Quetta il lunedì dell’Angelo, l’aggressione a Asma Yaqoob sfigurata e bruciata a morte dal pretendente respinto. La Commissione si dice “molto preoccupata per questa nuova ondata di aggressioni nei confronti delle minoranze, colpite solo per la loro fede. Questi attacchi non sono accettabili e lo Stato deve modificare in modo serio il Piano d’azione nazionale per affrontare la questione dell’estremismo e del terrorismo”. La giornata contro l’intolleranza segue quella  di preghiera e digiuno indetta in tutto il paese il 27 aprile in risposta all’appello di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia, in carcere dal 2009. Asia Bibi ha chiesto agli uomini e alle donne di buona volontà di tutto il mondo di unirsi a lei nella preghiera e nel digiuno dopo essere stata informata che a breve, questione di giorni, verrà fissata l’udienza finale del suo processo. La sentenza di morte è stata confermata in primo e secondo grado.