a cura di Anna Bono
  • Emigranti e profughi

Giornata mondiale del rifugiato, ma si parla di emigranti

Il 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha preso la parola a Oslo per esporre le proprie considerazioni sugli emigranti. Poiché le migrazioni sono inevitabili – ha detto durante una conferenza stampa – occorre organizzarle e regolarle “provvedendo a rispettare i diritti umani dei migranti”. Se ne discuterà – ha annunciato – il 10 e 11 dicembre 2018 a Marrakech dove è in programma una conferenza internazionale sul tema delle migrazioni. In quella sede – ha proseguito – si dovrebbe formulare un patto globale per una migrazione sicura e regolamentata. Sulla stessa linea si è detto papa Francesco all’Angelus del 17 giugno commentando che la giornata mondiale del rifugiato “quest'anno cade nel vivo delle consultazioni tra i governi per l'adozione di un patto mondiale sui rifugiati che si vuole adottare entro l'anno come quello per una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Il papa ha quindi esortato a proteggere i migranti “indipendentemente dal loro status migratorio”. Dunque sia Guterres che Francesco sembrano condividere la frequente confusione tra emigranti e profughi che tanto danno arreca soprattutto a questi ultimi. Un patto mondiale sui rifugiati esiste da quasi 70 anni, da quando nel 1951 è stata varata la Convenzione di Ginevra ed è stato creato l’Acnur, Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati. Quanto agli emigranti, entrambi sembrano non considerare che la prima condizione, necessaria, per una emigrazione organizzata, regolata e sicura è che si metta fine all’emigrazione illegale e si debelli il contrabbando degli emigranti.