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MEDIO ORIENTE

Gerusalemme: strage nella sinagoga. Vendetta per Jenin

Dopo la preghiera dello Shabbat, un palestinese ha compiuto un massacro nella sinagoga di Neve Yaakov, un sobborgo di Gerusalemme Est. I morti sono sette, cinque uomini e due donne. Hamas, pur non rivendicando direttamente l’attacco, lo giustifica come una vendetta per il raid dell'esercito israeliano a Jenin. 

Esteri 28_01_2023
Gerusalemme, le vittime dell'attentato

Dopo la preghiera dello Shabbat e mentre in Italia si celebrava il Giorno della Memoria, un palestinese ha compiuto un massacro nella sinagoga di Neve Yaakov, un sobborgo di Gerusalemme Est. I morti sono sette, cinque uomini e due donne. Hamas, pur non rivendicando direttamente l’attacco, lo giustifica come una vendetta per Jenin, il raid dell’esercito israeliano, avvenuto giovedì, nella città cisgiordana che ha causato dieci morti. Ed è un crescendo, perché, fra giovedì notte e venerdì mattina, da Gaza sono partiti nuovi razzi contro il Sud di Israele.

Alkam Khairi, questo è il nome dello stragista identificato dalla polizia: 21 anni, proveniente dal campo profughi di Shuafat, Gerusalemme Est. Si è appostato, armato di pistola, all’uscita della sinagoga di Neve Yaakov e ha aperto il fuoco sui fedeli che uscivano dopo la preghiera della notte dello Shabbat. Khairi ha inseguito le persone in fuga, continuando a sparare per uccidere. Quando la polizia è giunta sul posto, ha tentato la fuga in auto, sparando agli agenti. I poliziotti hanno risposto al fuoco e lo hanno ucciso. Il bilancio, ancora provvisorio è di sette morti, il più giovane è un ragazzo di 25 anni, la più anziana è una donna di 70, deceduta in ospedale a seguito delle ferite riportate. I feriti sono tre. La proporzione fra morti e feriti è la prova della preparazione del terrorista e della letalità del suo attacco.

Le polemiche sulla sicurezza sono iniziate subito dopo la strage. Il nuovo ministro della Sicurezza, Ben Gvir (il controverso leader dell’estrema destra), è stato accolto da un misto di fischi e cori di sostegno. La polizia è sotto accusa per essere intervenuta troppo tardi. Testimoni riferiscono al Jerusalem Post che abbia impiegato 20 minuti per arrivare sulla scena del crimine, perché gli agenti “non credevano alle chiamate di chi stava dando l’allarme”. La polizia smentisce e dichiara di essere intervenuta entro cinque minuti dalla prima chiamata e di aver neutralizzato in fretta il terrorista.

In ogni caso si tratta della peggior strage in Israele dal 2008, in un luogo sacro, in un giorno sacro. «Questo è stato uno dei peggiori attacchi che abbiamo conosciuto negli ultimi anni, i nostri cuori sono rivolti alle famiglie dei feriti e dei morti. Abbiamo valutato la situazione e deciso alcune azioni immediate, agiremo con decisione e calma», ha commentato a caldo il premier Benjamin Netanyahu. Doron Turgeman, a capo del distretto di polizia di Gerusalemme, conferma che si tratti del «più duro attentato degli ultimi anni. Da quanto ne sappiamo, il terrorista ha agito da solo. Stiamo continuando a condurre ricerche nell’area».

Si tratterebbe dunque di un lupo solitario, non conosciuto dalle forze di sicurezza, forse appartenente a Hamas, ma non se ne ha conferma. Il partito degli arabi israeliani Ra’am, ha subito preso le distanze e condannato l’attacco: «Condanno e rifiuto ogni attacco terrorista in cui vengono uccise vite di civili innocenti – ha commentato il suo leader Mansour Abbas – sono convinto che con questa azione e altre simili, si allontani la possibilità di trovare una soluzione al conflitto e realizzare una visione di pace, sicurezza reciproca e tolleranza nella Terra Santa».

Hamas ha invece “quasi” rivendicato, per bocca del suo portavoce ufficiale Hazem Qassem: «Questa operazione è la risposta al crimine perpetrato dalle forze di occupazione a Jenin ed è una naturale risposta alle loro azioni criminali». Festeggiamenti spontanei, con roghi di bandiere israeliane, fuochi d’artificio e balli in strada, si sono moltiplicati sia a Jenin che in altre città palestinesi.

La strage non è un fulmine a ciel sereno. Nella giornata di ieri, a Nablus soprattutto, manifestanti palestinesi si erano scontrati con la polizia israeliana. Il bilancio provvisorio è di 52 feriti. Ma già la notte prima, la milizia di Hamas aveva lanciato razzi contro Ashkelon, nel Sud di Israele. Due razzi sono stati intercettati da Iron Dome, che spara solo quando è certo che gli ordigni finiscano nel centro urbano. La risposta dell’aviazione non si era fatta attendere ed erano state colpite postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza.

La situazione è in piena ebollizione da giovedì, da quando lo Shin Bet (servizio segreto) e forze speciali dell’esercito hanno condotto un raid a Jenin, per smantellare una cellula della Jihad Islamica (intenta a preparare attentati, secondo fonti di intelligence) e prendere tre dei suoi leader, vivi o morti. Il raid avrebbe dovuto essere un attacco di sorpresa, un’operazione “pulita”, con gli agenti israeliani mimetizzati in un camion delle consegne di una ditta di frigoriferi. Ma le sentinelle palestinesi si sono accorte dell’inganno e hanno aperto il fuoco per prime. L’operazione di polizia è diventata così una battaglia urbana, con l’esercito in azione, intento a smantellare ben trenta barricate erette dai jihadisti. Migliaia di palestinesi sono scesi in strada, protestando e lanciando sassi e molotov contro i militari, o usando altri ordigni improvvisati. Nove morti accertati dall’esercito, altri denunciati dai palestinesi. Secondo le fonti dell’esercito, i nove sono tutti terroristi. Due dei tre obiettivi principali sono stati uccisi, il terzo si è arreso ed è stato arrestato. Secondo fonti palestinesi, fra le vittime ci sono anche molti più civili, fra cui una donna anziana e un uomo, Mohammed Sabaaneh, giornalista, colpito al petto mentre stava documentando sui social, in diretta, la battaglia in corso.

La reazione politica palestinese non si era fatta attendere. «A Jenin c’è stata una vera e propria strage. La situazione è grave e il popolo palestinese è allo stremo. Un popolo senza dignità – ha dichiarato Issa Kassisieh, ambasciatore della Palestina presso la Santa Sede - Si vive nel terrore che l’esercito israeliano entri nelle città e semini morte e distruzione. La comunità internazionale dovrebbe intervenire per evitare che i palestinesi siano abbandonati a loro stessi. Non è più tollerabile che tante madri siano costrette ad assistere impotenti alla morte dei propri figli, uccisi dalle pallottole dei militari israeliani». «Questo massacro – ha commentato il portavoce della presidenza palestinese Nabil Abu Rudeineh – è stato attuato con la complicità della comunità internazionale rimasta in silenzio».

Combattere nelle città e nei campi profughi palestinesi è parte della nuova strategia anti-terrorismo israeliana. Già era controversa, dopo la strage della sinagoga a Gerusalemme sarà ancora una volta oggetto di dibattito. Combattere nelle città palestinesi risponde ad una logica preventiva: colpire e sgominare le cellule, prima che i terroristi entrino nelle città israeliane. Ma il rovescio della medaglia è che la risposta palestinese è sempre più dura e sostenuta dalla popolazione locale. Dopo il raid di Jenin, non solo tutte le organizzazioni jihadiste hanno giurato vendetta, ma anche la stessa Autorità Palestinese ha interrotto ogni collaborazione con il governo israeliano.

Di sicuro la nuova strategia israeliana non è violenza “gratuita”. Nel corso del 2022, la violenza contro i civili israeliani ha registrato un’impennata. Soprattutto: 285 attacchi con armi da fuoco, contro i 61 nel 2021, i 31 nel 2020 e i 19 nel 2019.

In mezzo a tutta questa tensione, domani arriverà in Medio Oriente il Segretario di Stato americano Antony Blinken. Incontrerà sia Netanyahu che il presidente dell’AP Abu Mazen, poi completerà il giro in Egitto, per chiedere “la fine delle ostilità che hanno causato troppe vittime innocenti”. Non era ancora avvenuta la strage nella sinagoga a Gerusalemme, quando il responsabile della politica estera statunitense pianificava il suo viaggio e i colloqui con i leader mediorientali. Ora non potrà certamente ignorarli.