Germania: la paura del nazismo, la realtà di un partito controcorrente
Il partito di destra tedesco AfD ha vinto in una regione piccola e povera, ma per i media, come per la Chiesa tedesca, è una tragedia. Ma davvero stiamo assistendo al ritorno del nazismo? Le idee di AfD non sono naziste. Ma violano tutti i tabù della cultura europeista e progressista.
L’evento tanto temuto si è avverato, Tv, anche in Italia non si parla d’altro: Alternativa per la Germania, AfD, ha vinto nelle elezioni locali della Sassonia Anhalt, Germania orientale (ex DDR).
Tutte le confessioni condannano preventivamente il partito vincitore alle urne, anche se non è ancora chiaro se potrà governare, non avendo la maggioranza assoluta nel Land. Nel documento congiunto, emesso dal Consiglio della chiesa evangelica e dalla Conferenza Episcopale, si esprimono «timori molto gravi» e si prende l’impegno di intervenire «qualora venissero messi in discussione la dignità della persona, l’ordinamento democratico o lo Stato di diritto». La paura è condivisa dai media, non solo tedeschi, ma internazionali. Si sottolinea il radicalismo di Ulrich Siegmund, candidato alla presidenza regionale: “L’uomo più pericoloso della Germania”, secondo il quotidiano Der Spiegel. Si ripescano le parole giudicate più inquietanti, riassunte dal Times in “deportazione e segregazione”.
Ora: mai sottovalutare i pericoli della politica moderna. Ma per avere il nazismo, bisogna prima di tutto volerlo. E il programma, la filosofia e il manifesto di base dell’AfD (redatto nel 2016) sono tutto fuorché nazisti. Il partito di destra tedesco è nato nel 2013 come critica all’euro e alla centralizzazione dell’Ue. Nel 2015 ha fatto sua anche la campagna anti-islamizzazione. Negli ultimi anni si è caratterizzato per la lotta all’immigrazione illegale, chiedendo la “remigrazione”.
Per essere di destra, lo è, ma il nazismo era centralizzazione assoluta del potere, dove invece AfD vuole più divisione dei poteri esecutivo e legislativo, una magistratura più indipendente, il massimo decentramento regionale, più democrazia diretta. Dove il nazionalsocialismo era socialista in economia, AfD ha un programma decisamente più liberale rispetto ai partiti centristi (come dimostra anche la recente intervista rilasciata dalla sua leader Alice Weidel a Elon Musk). Dove il nazismo era per l’indottrinamento di Stato, all’opposto l’AfD vuole una scuola libera dalla politica. E quindi libera dalle ideologie imposte dallo Stato, a partire dal gender e dagli studi anti-colonialisti. Addirittura nella Sassonia Anhalt, Siegmund propone l’abolizione dell’obbligo scolastico, in sé, contro l’idea dell’indottrinamento di Stato. I nazisti hanno prima di tutto disarmato i loro cittadini, AfD vuole più libertà di portare armi e legittima difesa. Il nazismo era monopolio ideologico dei media, governati con luciferina efficienza da Joseph Goebbels. L’AfD, al contrario, vorrebbe disdire il contratto della Sassonia Anhalt con la Tv pubblica tedesca, vista, come la scuola statale, come strumento di indottrinamento.
Il continuo ritorno alla paura del nazismo scatta quando vengono toccati alcuni nervi scoperti.
Il primo è ovviamente l’Ue, con la sua valuta, l’euro. L’AfD chiede un referendum, fin dalla sua nascita. La più sensibile delle questioni, in senso emotivo, è l’immigrazione. Ed è stata l’AfD a introdurre il concetto di remigrazione. I programmi regionali e gli aggiornamenti nelle varie elezioni possono aver introdotto concetti e pratiche più o meno duri, ma il principio resta quello del Manifesto del 2016: «Per decenni, le persone senza diritto all'asilo politico hanno avuto un incentivo chiave all'immigrazione nel sistema di welfare tedesco». Quindi, semplicemente: «L'AfD vuole porre fine a questa mancata conformità allo Stato di diritto. Chiediamo che la Legge sul Rimpatrio venga rafforzata, semplificata e applicata in modo coerente».
Per quanto riguarda integrazione e cultura: «Il concetto di società multiculturale è fallito. Per vivere in pace con gli immigrati in futuro, l'integrazione è indispensabile. È l'unico modo per fermare l'ulteriore avanzamento di società parallele nel nostro paese. Un'integrazione di successo richiede che gli immigrati di tutte le età acquisiscano una sufficiente padronanza del tedesco orale e scritto, rispettino e sostengano i nostri sistemi legali e sociali, e si guadagnino da vivere dopo un periodo ragionevole di tempo». Non c’entra nulla il razzismo biologico dei nazisti. Qui si parla di legalità e di cultura. Si parla di scelta, non di nascita.
Il crollo della natalità viene visto come un pericolo esistenziale e non risolvibile attraverso una maggiore immigrazione. Le proposte variano da regione a regione, ma la cornice è quella di un aiuto alle famiglie con figli, con agevolazioni fiscali e sulla casa, una maggior conciliazione di maternità e lavoro, in modo da poter crescere i figli in famiglia. Il partito di destra ritiene l’aborto, non un diritto, bensì un problema. Fin dal Manifesto del 2016 si legge «Alternativa per la Germania sostiene il rispetto della vita, dove la tutela della vita inizia dall'embrione. Ciò è in linea con la giurisdizione tedesca. Chiediamo quindi che l'obiettivo primario della consulenza sull'aborto sia la protezione della vita non ancora nata. I futuri genitori e le donne single bisognose dovrebbero ricevere assistenza finanziaria e di altro tipo durante e dopo la gravidanza per scoraggiare qualsiasi pensiero di aborto. Le procedure di adozione devono essere semplificate».
Come se non bastasse, AfD è per l’uomo e lo sviluppo, quindi anche contrario al climatismo e per il ritorno al nucleare. Altri due tabù violati. Siegmund, pur non potendolo fare dal suo Land orientale, propone chiaramente l’uscita della Germania dagli Accordi di Parigi. Il partito di destra considera il riscaldamento globale antropico come una teoria, non come un assoluto scientifico. Di conseguenza si oppone a tutte quelle politiche energetiche (finanziamento delle rinnovabili, soprattutto) che hanno finito col deindustrializzare la Germania, politiche imposte sempre con l’idea di una catastrofe certa e di una emergenza costante.
Per qualunque giornalista, osservatore, opinionista o docente cresciuto a pane, europeismo, femminismo, immigrazione ed ecologismo le idee di AfD sono un pugno nello stomaco. Ecco perché si grida al “nazismo”. Ci sono davvero dei nazisti infiltrati nel partito? Sarà compito dei servizi di sicurezza tedeschi scoprirli e punirli, poiché la rinascita del nazionalsocialismo è vietata dal secondo dopoguerra. Ma per il “giornalista collettivo” non si devono fare distinguo, si può sparare nel mucchio, in un partito che va contro le sue idee. Le uniche ammesse.


