Gender e woke. Le radici del suicidio culturale dell’Occidente
La cancel culture e l’ideologia woke e immigrazionista stanno determinando il suicidio della civiltà occidentale. È quanto documenta in maniera approfondita Giulio Meotti nel suo recente saggio Manicomio Occidente.

«La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. Il velo è liberazione. Maschi e femmine non esistono. La decapitazione è resistenza. Tutto questo va sotto il nome soffice e seducente di woke. Nel Mondo Nuovo viviamo di slogan orwelliani, invertiti nel significato, falsi nel buonismo rassicurante e suicida. I fondamentalisti islamici non hanno niente in comune con i progressisti occidentali, ma non ha importanza. La domanda è una sola: chi odia chi?». Con queste parole Giulio Meotti nel suo recente saggio Manicomio Occidente (Il Timone 2025, pp. 200) evidenzia con grande acume come alle radici del suicidio della civiltà occidentale vi siano il ‘politicamente corretto’ della cultura woke e l’ideologia immigrazionista, la quale intravede nell’accoglienza indiscriminata dell’altro, in specie se musulmano, la speranza di una rigenerazione sulle macerie di un mondo laico e secolarizzato.
«La diversità è la nostra forza», tuonano i paladini del ‘politicamente corretto’. Eppure in nome della stessa si è pronti a mettere alla gogna non solo mediatica la civiltà giudaico-cristiana in quanto «razzista, islamofoba e patriarcale». Leggendo la storia attraverso le categorie marxiste di oppressi e oppressori, l’Occidente bianco è il carnefice e il Sud globale la vittima. Di qui «il nero è il colore dell’innocenza e il bianco del peccato, l’Islam è “pace” e il Cristianesimo “medievale”, i confini vanno eclissati perché “siamo tutti migranti”, la libertà va sacrificata all’uguaglianza, il suicidio demografico è una manna per Gaia, la Chiesa deve assimilarsi al mondo e il popolo va illuminato sulle sue “fobie”, la libertà di parola deve essere repressa prima in pubblico e poi anche in privato, la televisione deve rieducare e la letteratura pedagogizzare, la terra soffre per i crimini da Co2 del maschio bianco eterosessuale capitalista», osserva ancora Meotti.
In questo modo «la civiltà occidentale può espiare di esistere». E così, per non offendere nessuno, le feste liturgiche vengono obliate o sostituite da celebrazioni delle luci o delle stagioni; il pensiero di Socrate, Platone, Aristotele, Cartesio e Kant, secondo un’università londinese, non deve più essere insegnato perché costoro sono bianchi, razzisti e colonialisti; la bandiera Lgbt sventola dalla cattedrale di Manchester; numerose chiese cattoliche sono trasformate in moschee in Europa come negli Usa; la Chiesa d’Inghilterra si riferisce a Dio con pronomi neutri e la Quaresima viene rinominata in Olanda quale «Ramadan cristiano», sempre per essere più inclusivi. Insomma «il culto della “diversità” è il luogo dove le nazioni vanno a morire».
E in effetti «l’odio per la democrazia, il capitalismo, le libertà, il Cristianesimo, gli ebrei, la civiltà» ha un solo capro espiatorio: l’uomo bianco, colpevole di tutti i soprusi e le barbarie riscontrabili nel mondo, peggio ancora se anche cristiano. Basti ricordare che «in tutte le classifiche dei cristiani perseguitati, sui primi 15 Paesi 13 sono islamici (le altre sono dittature comuniste). Però abbiamo la “Giornata contro l’islamofobia” alle Nazioni Unite e al Consiglio d’Europa». Per cui, prosegue Meotti, «ora viviamo tutti nel mondo impazzito e demente di Judith Butler, che si fa chiamare al plurale they, ma non sa distinguere una democrazia che conta le teste da un califfato che le taglia, delle fatine arcobaleno di Netflix, dei bagni neutri, degli assorbenti maschili, di Omero transgender, dei vaniloqui apocalittici di Greta, della scrittura inclusiva, del transbody, delle mezzelune di Ramadan appese nelle nostre città scristianizzate e delle università che censurano Peter Pan e Alice nel paese delle meraviglie» e rieditano le opere liriche classiche riscrivendo anche Mozart in chiave inclusiva.
In questo modo «la cultura che “gira” è diventata un immenso rivenditore di banalità, perché abbiamo voluto riconoscere un credito a ogni idiozia. Pertanto, conclude Meotti, «oggi l’Occidente è una corona che giace nel fango, in attesa di essere raccolta. Raccogliamola, prima che lo faccia la religione dei folli che hanno assunto il controllo del manicomio».
Insomma il saggio di Meotti ha il pregio di non essere una disanima teorica né tanto meno morale della crisi profonda in cui versa la cultura del Vecchio mondo, bensì è una sterminata miniera di fatti condensati in poche e incisive battute che, nella loro semplice correlazione, lasciano trasparire come gender, multiculturalismo e cancel culture - «stalinismo in gonnella che sta facendo strame del “canone occidentale”» - operino concretamente per disintegrare l’eredità spirituale e l’anima nobile della nostra civiltà ancora in grado di irrorare nuova linfa vitale anche sotto le macerie dell’imperante ideologia woke.