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Gender: Comune arcobaleno, consiglieri nerissimi

La presentazione a Milano del contestatissimo progetto Piccolo Uovo. Sotto accusa l'associazione promotrice "Famiglie Arcobaleno" che parla di discriminazioni, bullismo e prevaricazioni. E poi promuove l'utero in affitto. Che in fatto di prevaricazioni...

L'assessore Daria Colombo
“Mi dica solo un elemento per cui può dire che i suoi figli sono maschi”, è stata la domanda che Nicola Iannaccone ha rivolto a un certo punto a Deborah Giovanati, madre di tre bambini e assessore all’Educazione del Municipio 9 di Milano, per nulla convinta della bontà di quanto stava ascoltando, e cioè che per combattere il bullismo bisogna in sostanza “decostruire” (tradotto: negare) la natura maschile e femminile.
 
Iannaccone è lo psicologo che alcuni giorni fa, nell’ambito del tavolo dei Municipi sulle Pari opportunità, è stato chiamato a presentare dieci nuovi libricini rivolti a bambini di asili nido e che avrebbero appunto, come fine dichiarato, il contrasto al bullismo. Ma che in realtà, come accade sempre più spesso, viene usato come pretesto per propagandare la teoria del gender nelle scuole, creando confusione già nell’infanzia.
 
Il tavolo è stato presieduto da Daria Colombo, scelta da Beppe Sala come delegata alle pari opportunità del Comune di Milano, che ha chiesto ai rappresentanti dei nove municipi la loro disponibilità ad adottare gli opuscoli nelle scuole, ricevendo un più che comprensibile rifiuto da parte dei cinque municipi guidati dal centrodestra, anche se adesso si dovrà vedere se la giunta cercherà di forzare la mano oppure no. Quel che è certo è che i libricini fanno parte della collana “Piccolo Uovo è…” (che ha il contributo del Comune di Milano, come si legge sulla quarta di copertina), ideata da Francesca Pardi, con i disegni di Altan e la consulenza di Iannaccone: il tutto promosso dall’associazione Famiglie Arcobaleno, una delle realtà più radicali dell’universo Lgbt italiano, che spinge per la legittimazione di una barbarie come l’utero in affitto.
 
L’approccio adottato nei nuovi testi della collana è del tutto identico agli omonimi opuscoli già pubblicati negli anni scorsi dall’editrice Lo Stampatello, resi ancora più insidiosi dalla trasposizione in spettacoli teatrali indirizzati ai piccini, oggetto di varie critiche pedagogiche e delle proteste di molti genitori (vedi quiqui e qui). I contenuti di fondo, veicolati da immagini coloratissime di divertenti animali, per fissarsi meglio nelle menti dei bambini, coincidono non a caso con l’agenda politica dei promotori del progetto: si presentano così come naturali delle famiglie con due mamme gatte o due pinguini papà, e si può leggere di animali che prima si sentono maschi e poi femmine.
 
La collana con i nuovi racconti è stata presentata al pubblico ieri pomeriggio, su iniziativa della maggioranza di centrosinistra del Municipio 3, nel cortile delle case popolari di viale Lombardia 65, accanto a un asilo nido comunale, che si trova allo stesso numero civico. A questo riguardo risultano grottesche le precisazioni che i promotori avevano dato giorni prima, chiarendo che l’incontro non si sarebbe svolto “all’interno” del nido (genitori e bambini, per inciso, sono stati poi invitati a partecipare al rinfresco tenutosi nel cortile). Un maldestro tentativo di spegnere le polemiche e nascondere il fine dell’iniziativa, che già dal titolo fa capire come il target siano i piccolissimi: “Dieci animali, dieci racconti, dieci passi contro il bullismo: promuovere relazioni positive a partire dalla scuola dell’infanzia”.
 
Alla luce dei pericoli per l’infanzia che presentano questi volumi, la Giovanati e altri esponenti del centrodestra milanese, tutti con ruoli in campo educativo e familiare, come Roberto De Lorenzo, Laura Luppi, Laura Schiaffino, Massimo Casiraghi, Silvia Soresina ed Emilio Maiandi, hanno diffuso una nota per chiedere al Comune di affrontare il bullismo seriamente, senza usarlo come paravento ideologico. “È inaccettabile che il Comune di Milano – si legge nella nota – utilizzi la scusa della lotta al bullismo per distribuire materiale con il solo scopo di promuovere la teoria del gender senza il minimo coinvolgimento delle famiglie. Nelle pagine di questi testi, infatti, vengono presentati animali esplicitamente asessuati e caratterizzati da una marcata confusione identitaria […]. Il tutto generando in bambini così piccoli confusione e andando a minare certezze fondamentali per uno sviluppo equilibrato”.
 
Dopo la diffusione della nota, il consigliere comunale e capogruppo di Milano Popolare, Matteo Forte, ha annunciato che presenterà un’interrogazione all’assessore all’Educazione e vicesindaco Anna Scavuzzo, per sapere se è a conoscenza dell’iniziativa - che ha il sostegno, lo ricordiamo, della delegata alle Pari opportunità  - e per capire “se la scelta di sostenere con soldi pubblici il progetto dell’Associazione Famiglie Arcobaleno di distribuire negli asili i libretti della collana Piccolo Uovo sia figlia di una gara a evidenza pubblica”.
 
Un’ultima riflessione sul fatto che Famiglie Arcobaleno sia l’associazione promotrice di questo progetto, volto a parole a contrastare il bullismo. La pratica dell’utero in affitto prevede il bombardamento ormonale (non esattamente una passeggiata) di una donna che fornisce gli ovuli, la fecondazione artificiale di questi ovuli con la successiva messa in frigo dell’embrione, l’impianto di uno o più ovuli fecondati nel grembo di un’altra donna, che sottoscrive un contratto con il quale si impegna solitamente ad abortire il “prodotto” (cioè il bambino) se i committenti lo ritengono “difettoso” e a consegnarlo al termine dei nove mesi. Una catena di montaggio, dove le donne sono trattate come schiave e i bambini come merce: tutto ottenibile grazie al denaro. Ora, considerando che il bullismo è una prevaricazione sull’altro, in che modo un’associazione che promuove l’utero in affitto può insegnare ai bambini il rispetto reciproco?